Rutelli, il pesce pilota. E Bersani accetta la pax berlusconiana.

Grandi manovre in vista. Peccato che Bersani sia già partito con il piede sbagliato. La notizia di oggi: Berlusconi afferma che il governo sponsorizzerà D’Alema alla candidatura per la carica di Ministro degli Esteri della Unione Europea. D’Alema minimizza: l’Unione Europea non è una faccenda fra lui e Silvio, diciamo. In cambio, però, Bersani attuerà la politica dell’acquiescenza, abbandonando Di Pietro e l’antiberlusconismo sciocco, prestando il fianco per una riforma della giustizia in senso berlusconista ma con camuffamento. Vale a dire, permetteranno la divisione delle carriere e una riduzione ulteriore dei tempi della prescrizione, avallando di fatto il nuovo lodo Alfano.
Bersani piace tanto alla destra. A Bossi, ma anche a Berlusconi. L’avrebbero votato anche loro. In una intervista a Il Fatto Quotidiano, Franco Battiato parla del suo nuovo singolo, Inneres Auge, un requiem per la politica:

Alla vista di certi personaggi, mi vien voglia di impugnare la croce e l’aglio per esorcizzarli.C’èunmutamentoantropologico, sembrano uomini, ma non appartengono al genere umano, almeno come lo intendiamo noi: corpo, ragione e anima”.

Tutto condivisibile. Poi scopri, qualche riga più sotto, che Battiato ha votato alle primarie ed ha espresso la sua preferenza proprio per Bersani. Allora capisci, capisci il grande equivoco in cui sono incorsi in molti, e anche il maestro: votare Bersani è stato come votare per una etichetta, è stato facile, innocuo e sbrigativo. Bersani il comunista, eccotutto.
Poi c’è Rutelli, che migra verso il centro-centro casiniano: insieme raddoppieremo i voti, esulta Pierferdi. Si tratta di prove tecniche di alleanza. Non quella di Rutelli e Casini, bensì quella fra il PD e l’UDC, il grande progetto dell’Ulivo risorto.

  • tags: no_tag

    • Francesco Rutelli ufficializza il suo addio al Pd

    • Rutelli e Casini convergono sull’attacco alla Lega. Per Rutelli «la Lega non è solo folclore. La Lega ha un potere dirimente nell’attuale coalizione di Governo. È contraria ai valori che hanno determinato l’unità d’Italia. Dobbiamo lavorare ad un documento comune in vista dei 150 anni dell’unità d’Italia che cadranno nel 2011: penso che Fini condividerebbe questa iniziativa. Serve uno sforzo per far emergere l’insostenibilità della presenza della Lega nelle istituzioni»

    • Casini rimarca: «Alle prossime regionali l’Udc non si alleerà mai con coalizioni che sostengano un Presidente della Lega»

    • Casini pensa che con Rutelli si possa arrivare «a raddoppiare i voti». «Evitiamo però di pensare a spallate a Berlusconi – dice Casini – dobbiamo arrivare a fine legislatura e chiedere conto a Berlusconi delle promesse non mantenute». Casini dice no alla Lega e no al «populismo giustizialista di Di Pietro».

    • «Nell’attuale assetto bipolare – prosegue Casini – risultano vincenti le forze populiste.

    • Bisogna salvare lo Stato dai pericoli di disgregazione che lo minacciano»

  • L’offerta di Bersani – di Stefano Cappellini

    tags: no_tag

    • Di una possibile tregua tra i poli si parla da anni a scadenza più o meno semestrale e ogni volta col medesimo esito

    • Qualcosa può cambiare nei prossimi mesi? L’elezione di Pier Luigi Bersani, che ridà al Pd una guida stabile e al centrodestra un interlocutore pienamente legittimato, potrebbe aprire una fase nuova?

    • una nuova fiammata di guerra guerreggiata

    • Piccoli segnali. Mosse formali più che sostanziali. Che indicano però una possibile direzione di marcia.

    • Dice già molto, sul versante di centrosinistra, il fatto che Bersani abbia scelto di affrontare subito il dossier Antonio Di Pietro, incontrato ieri mattina al quartier generale democratico del Nazareno

    • Disinnescare l’ex pm, fermare la guerriglia quotidiana dell’Idv, interrompere la rincorsa giustizialista che ha imposto al Pd, rappresenta una priorità per il neosegretario

    • nessuna coalizione di centrosinistra che si privi dell’apporto di Di Pietro ha i numeri per impensierire il centrodestra

    • i dipietristi minacciano di andare da soli in alcune regioni del sud (Campania e Calabria), di fatto consegnandole in partenza al Pdl

    • Bersani ha chiesto a Di Pietro di darsi una regolata. L’offerta all’ex pm poggia su una sorta di divisione dei ruoli all’interno dell’opposizione: il Pd fa da baricentro riformista, l’Idv è libera di organizzarsi altrimenti purché, in piazza come nelle altre sedi, tolga il Pd e il Colle dal suo mirino e si concentri sull’opposizione al Cavaliere

    • Il disarmo con Di Pietro è la prima mossa per ridare centralità al Pd nel gioco politico. Da mesi la dinamica maggioranza-opposizione è tutta interna al centrodestra, con Fini e Tremonti a fare le veci dei leader democratici impegnati a congresso. Bersani intende riprendersi il mestiere. Ma vuole anche stare attento a non impelagarsi in un nuovo stucchevole e astratto dibattito dialogo sì-dialogo no: «Dialogo è una parola malata. C’è un posto per discutere, si chiama Parlamento»

    • Bersani ha alcuni paletti che non può valicare. Sul capitolo giustizia i suoi margini di manovra e di confronto con le proposte del governo sono strettissimi: avrebbe seri problemi all’interno del suo stesso partito e minerebbe la tregua con Di Pietro

    • è convinzione profonda del segretario che il Pd non può stare a guardare se parte un serio tentativo di riforma dell’assetto istituzionale: poteri del premier, superamento del bicameralismo con l’istituzione di un Senato federale, riduzione del numero dei parlamentari e via dicendo

    • C’è un segnale però che Bersani attende per verificare le intenzioni del centrodestra ed è la disponibilità a rivedere, insieme al resto, la legge elettorale

    • La preferenza di Bersani è nota: va al modello tedesco, mix di maggioritario e proporzionale

    • non vuole accelerare al buio. I suoi spin doctor spiegano che la prassi del nuovo corso non sarà mai “prima l’annuncio e poi la discussione” e quindi il segretario si muoverà solo quando avrà un chiaro mandato del Pd

    • Il resto dipenderà dalle novità nel campo di centrodestra. Ma anche lì qualcosa pare muoversi. C’è il lavorìo trasversale di Gianfranco Fini. La ritrovata centralità di Gianni Letta, uomo chiave di qualsiasi eventuale trama di distensione. I molti e autorevoli esponenti del Pdl che invocano una moratoria bipartisan sull’uso politico degli scandali a sfondo sessuale.

  • Pd/ Rutelli: Lascio da subito, anche se con dolore – "Faremo nuova squadra, Casini è interlocutore essenziale"

    tags: no_tag

    • Lascio il Pd, subito e con dolore", perchè "il partito democratico non è mai nato" e "questo non è il mio partito", "non è per questo che ho sciolto la Margherita". Francesco Rutelli, in un’intervista al Corriere della Sera, ribadisce la scelta di abbandonare il partito Democratico e spiega che erano state poste tre condizioni: "non approdare al socialismo europeo, basta collateralismo e vecchie cinghie di trasmissione tra politica, corpi sociali e interessi economici e pluralismo politico". Nessuna di queste, argomenta l’ex vicepremier, è stata rispettata: "non ho nulla contro il Pd di sinistra – sancisce quindi – ma non può essere il mio partito", perchè la "socialdemocrazia non ha alcuna possibilità di parlare ai contemporanei". E poi, c’è l’alternanza. "Il Pd – spiega Rutelli – era nato per riconquistare il cuore, il centro della società italiana. Il suo spostamento a sinistra impone che altri assolvano questo impegno fondamentale". Ovvero, una forza politica di centro, "non un partito di Rutelli, ma una squadra", che avrà in Pier Ferdinando Casini "un interlocutore essenziale. E’ giusto guardare lontano: con proposte serie, si può puntare a unire molte altre sinergie, sino a creare, in alcuni anni, la prima forza del Paese

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.