Ignazio Marino sul caso Cucchi: contro di lui un meccanismo perverso.

Omertà, occultamento della verità, indifferenza, renitenza: chi ha avuto a che fare con Stefano Cucchi nelle ore prima della morte si sta nascondendo. La verità è messa male. Ognuno ne dà la propria verisone. E sono medici. Quale etica professionale ispira questi comportamenti omertosi e depistatori?
Ignazio Marino parla oggi a l’Unità.it: il quadro che esce dalle sue dichiarazioni sulle prime indagini condotte dalla Commissione d’inchiesta sanità sul caso della morte di Stefano Cucchi, sono sconfortanti. La verità si allontana, e chissà se mai arriverà.

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    • Ignazio Marino è senatore, presidente della Commissione parlamentare d’indagine sul Servizio Sanitario nazionale

    • Il faldone sul caso di Stefano Cucchi ogni giorno si riempie di più. E ogni giorno si aggiungono particolari che non tornano. Contraddizioni. Troppe

    • In alcuni medici e in alcune delle persone che abbiamo ascoltato in questi giorni ho coltoun atteggiamento molto simile a quello di Giovanardi. Non lo hanno detto esplicitamente ma mi è sembrato che il loro approccio fosse quello. Come a dire, in fondo era un tossico, uno spacciatore, dal carattere difficile

    • in alcune delle persone ascoltate c’era una certa insofferenza

    • ho respirato da parte di alcuni medici una certa passività rispetto ai regolamenti che privano di ogni umanità questa professione. Si sono adeguati senza sentire il bisogno di ribellarsi a comportamenti richiesti che confliggono con il nostro dovere

    • Per esempio ai medici del Sandro Pertini. Mi chiedo come sia possibile che di fronte ad un ragazzo che sta per morire nessuno sente il bisogno di alzare il telefono e avvertire un famigliare. Non lo fanno neanche quando Stefano Cucchi muore

    • La madre lo viene a sapere perché gli recapitano la richiesta di autorizzazione a procedere all’autopsia. C’è qualcosa che va rivisto in questo meccanismo perché è disumano. Cucchi ci mette di fronte a questo problema

    • Cucchi va al Fatebenefratelli dopo aver fatto le foto segnaletiche in carcere nelle quali si vedono chiaramente le ecchimosi sul volto. Come mai i quattro medici del Fatebenefratelli dicono che loro non ne hanno viste mentre in due certificati antecedenti, altri medici constatano quelle ecchimosi?

    • sappiamo che Cucchi è stato picchiato, gli hanno rotto due vertebre, ma non sappiamo quante volte è stato picchiato

    • i sanitari di Regina Coeli dicono che non poteva camminare quando lo hanno portato all’isola Tiberina: lì i medici dicono che camminava. Per questo motivo insieme ai senatori Galiato (Pdl) e Soliani (Pd), stiamo valutando l’ipotesi di un confronto diretto tra medici

    • Omertà ce n’è, tanto è vero che malgrado la documentazione raccolta e le deposizioni, ancora non si riesce a capire quale sia stata la dinamica dei fatti, perché ognuno dà una versione diversa. Quanto al fatto che Cucchi parlasse sempre davanti ad un agente è un aspetto che non abbiamo ancora approfonditomache affronteremo

    • perché Cucchi ha rifiutato il ricovero al Fatebenefratelli la prima volta?
      Da quello che ci ha riferito un medico di Regina Coeli il suo rifiuto nasceva dal fatto che gli avevano detto che lì non avrebbe potuto fumare, mentre in carcere poteva, anche in infermeria

    • Possibile che nessun medico ha avuto dubbi sulla storia della caduta dalle scale? Anche qui ci sono discordanze: a Regina Coeli Cucchi dice di essere caduto dalle scale, mentre al Fatebenefratelli racconta di aver sbattuto contro uno spigolo

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