Finanziaria, in Senato si alza la fronda finiana.

Scricchiolii. Deboli prima, più o meno forti dopo. Le liti nel consiglio dei Ministri fra Tremonti e Brunetta, o Prestigiacomo e Tremonti, o Tremonti da solo. Berlusconi riflesso su sé stesso. Un’ombra. Il pensiero rivolto agli affari privati, di famiglia e di azienda, i 750 milioni di euro solo in sospensiva, certi grattacapi che giungono dalla Svizzera e quella faccenda dello scudo fiscale (ne riparleremo), il disegno di legge sul cosiddetto "processo breve" che non piace a Fini, pronto a farlo saltare, e ora anche la Finanziaria.
Oggi è stata votata in Senato, ma non senza dilemmi. Tremonti è riuscito a farla scorrere fra i banchi di Palazzo Madama quasi indenne, eppure c’è del malumore. La Banca del Sud è andata a gambe per aria, almeno per adesso, ci si è messa di mezzo pure l’opposizione con questa insistenza sui regolamenti, che l’emendamento che la introduceva non era stato discusso in commissione, quindi era inammissibile, insieme a una norma sui tartufi. Ma guarda. Schifani, a quanto si dice, c’è rimasto male, anche quelli del MpA, il partitino di Lombardo, il governatore della Sicilia. Chissà se torneranno a parlare di Lega del Sud, lui e Micciché. La Prestigiacomo si lamenta della mancanza di fondi per i suoi provvedimenti. La Gelmini, invece, dovrà nuovamente avere a che fare con l’ira dei ricercatori, i cui fondi – datati 2007 – per assunzioni a tempo indeterminato, saranno ancora bloccati, salvo diversa decisione alla Camera.
Ecco allora il momento per dare un segnale di insofferenza: viene votato il pacchetto Baldassarri, quaranta fra finiani e altri fanno astensione, il governo non va sotto per un pelo. Gasparri tradisce il suo ruolo di capogruppo astenendosi pure lui. Un tentativo di calvalcare la fronda, secondo alcuni. In ogni modo, la sua adesione in exstremis, rappresenta forse il punto di maggior criticità del giorno.

    • Stop alla Banca del Sud, niente fondi per i ricercatori universitari, niente calo dell’Irap e cedolare secca sugli affitti: il governo non cede di fronte al pressing della maggioranza, soprattutto del Pdl, e in Finanziaria trovano posto solo una manciata di novità, tra cui 100 milioni per la sicurezza ma anche alcune micro-norme.

    • La manovra ’light’ del super ministro Giulio Tremonti incassa dunque il voto del Senato con 149 sì, 122 no e 3 astensioni dell’Mpa, ma lascia molto malumore tra i banchi di Palazzo Madama.

    • Il segnale inequivocabile del malumore arriva durante la votazione del ’pacchetto Baldassarrì (la manovra aggiuntiva messa a punto dal presidente della commissione Finanze del Senato da 40 miliardi di euro), quando il governo evita di essere battuto per un soffio con una ventina di senatori che scelgono l’astensione in segno di protesta

    • «Abbiamo avuto la conferma – dice in Aula il numero uno del Pd al Senato Anna Finocchiaro – che su questioni decisive e di indirizzo della politica economica la maggioranza è spaccata»

    • «esiste un ’partito alternativo riguardo alla linea di politica economica del ministro Tremonti»

    • una pattuglia di ex senatori di An e che oggi avrebbero appunto scelto l’astensione per inviare un «segnale politico», come spiegano nei corridoi, non nascondendo irritazione per la scelta dei vertici del gruppo del Pdl (Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello) di aggiungersi in extremis in modo, sottolineano sempre le medesime fonti, da mettere il cappello sulla protesta

    • anche il presidente del Senato Renato Schifani non nasconde un pò di amarezza per dover alla fine decretare lo stop alla Banca del Sud, che insieme a un mini-emendamento sui tartufi, incappa nella rete dell’ inammissibilità

    • Un no che viene sollecitato dalle opposizioni e imposto dal regolamento che prevede che in Aula si possano affrontare solo le questioni già discusse durante i lavori in commissione

    • L’unico escamatoge per incassare la norma sul Mezzogiorno, d’altro canto, era svanito ore prima, quando la maggioranza aveva capito che Tremonti non avrebbe mai concesso la cedolare secca sugli affitti, voluta fortemente anche dai partiti della minoranza, impedendo così un accordo bipartisan

    • sorte analoga dovrebbero subire anche i fondi per i ricercatori universitari (il cui stanziamento era stato chiesto da un emendamento del Pdl, poi fatto proprio dal Pd) che, rimasti fuori dalla Finanziaria, potrebbero rientrare nella riforma dell’Università

    • Ottanta milioni destinati all’assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari finiti nel nulla

    • Il rischio che la somma, stanziata dalla Finanziaria 2007 ma ‘vincolata’ a un successivo provvedimento, svanisse nel nulla si è concretizzato quando l’emendamento presentato nell’Aula del Senato (e a suo tempo bocciato in commissione Bilancio a Palazzo Madama), (che ha appena approvato il provvedimento in via definitiva), è diventato un semplice ‘ordine del giorno’.

    • "Siamo di fronte alla ormai quasi certa perdita di fondi per le assunzioni dei ricercatori – denuncia il coordinatore dell’Osservatorio, Rino Falcone, del Cnr

    • "L’emendamento presentato dal presidente della commissione Cultura Antonio Possa (Pdl) – spiega Antonio Rusconi, presidente dei senatori Pd all’interno della commissione – era frutto di un’iniziativa comune. Quando si è andati a votare, il presidente Possa è stato costretto a togliere la firma, mentre il secondo firmatario Sciutti, capogruppo Pdl in commissione Cultura, ha chiesto che l’emendamento venisse trasformato in ordine del giorno.

    • Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, che già alcune settimane fa ha presentato un’interrogazione al governo, chiedendo quando e come s’intende sbloccare gli 80 milioni stanziati tre anni fa

    • "Se non si procederà con le nuove assunzioni, si salterà ancora una generazione – denuncia Daniele Archibuti, ricercatore del Cnr e professore alla Sapienza di Roma e all’Università di Londra – Quella dei quarantenni è già tutta all’estero. Anche a quella dei trentenni non rimarrà che partire.

    • Non c’era bisogno che parlasse, infatti non ha parlato. Ma l’immagine che Berlusconi ha offerto ieri in Consiglio dei ministri — lo sguardo spento, il volto sofferente, un senso di estraniamento durante tutta la riunione — rendeva l’idea del distacco del premier.

    • apriva gli occhi solo quando i ministri riempivano la stanza con urla e parole grosse

    • Le mani sul viso o tra i capelli, solo in un’occasione ha dato voce al proprio fastidio: «Dài, rinviamo. Se c’è un problema si risolve la prossima volta».

    • nell’esecutivo tutti pensavano si trattasse di sgravi per le imprese, del taglio degli acconti sull’Ires e soprattutto sull’Irap, balzello che Berlusconi un mese fa aveva anticipato di voler abolire. Tutto sembrava pronto, il comunicato del governo di martedì aveva preannunciato la decisione. E alcuni ministri ieri giuravano di aver letto bene il provvedimento presentato alla riunione. Invece il taglio ha riguardato l’Ire, la vecchia Irpef.

    • cos’è stato votato in Consiglio? Non è chiaro se si sia trattato solo di un «misunderstandig»

    • dopo il Consiglio sono passate ore prima della nota ufficiale alla stampa

    • in quel lasso di tempo si è svolto un incontro riservato tra Berlusconi, Letta e Tremonti

    • E lì che al decreto sarebbe stata data una «registrata», e si sarebbe deciso di tagliare l’imposta sui redditi «per una ragione di giustizia e di equità sociale»

    • le pressioni dei sindacati, «perché Cisl e Uil sono pronte allo sciopero generale se concedessimo sconti fiscali solo alle imprese. Invece con l’Ire ne beneficiano tutti»

    • tutti gli altri ministri avevano inteso diversamente

    • Ma non è una novità che in Consiglio si parlino lingue diverse, e che per capirsi si ricorra a gesti e parolacce. Come è successo ieri tra Tremonti e Brunetta, che presentava un altro pezzo della riforma sulla Pubblica amministrazione

    • Il «professor Giulio» non ha esitato a bocciare il «professor Renato»: «Non si fa la semplificazione con una nuova regolamentazione », ha iniziato a ripetere dando sulla voce del collega

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