Caso Cosentino, il voto in aula copre con il segreto le defezioni dell’opposizione.

Nicola Cosentino

Nicola Cosentino, accusato di collusione con la Camorra del Clan dei Casalesi, collusione con la famiglia dei vincenti, gli Schiavone, Mr Gomorra ha incassato oggi il voto contrario dell’aula al suo arresto nell’ambito delle inchieste della procura di Napoli sui rapporti Camorra e Politica.
Secondo il relatore di maggioranza, il deputato del PdL Antonino Lo Presti, trattasi di fumus persecutionis, e per tre principali ragioni:
– il tempo: Cosentino è indagato dal 2001 e la richiesta di arresto giunge solo nel 2009;
– mancanza di riscontri sulle parole del pentito Vassallo;
– Vassallo non è genuino, ha motivo di rivalsa nei confronti del Cosentino stesso.
Dette così, motivazioni comprensibili. Ma leggete l’estratto del resoconto stenografico. Cosentino è sì indagato dal 2001, ma i pentiti parlano solo dal 2007; Lo Presti ammette egli stesso che Cosentino ha dato indicazioni relative alle nomine del corsorzio CE4 e di essere coinvolto nella torbida catena della gestione dei rifiuti; Cosentino è il referente politico di quella zona, non lo ha mai smentito, ci ricorda Lo Presti; Vassallo, infine, ha motivi di rancore nei confronti del sottosegretario, perché escluso dal giro di affari in quanto appartenente alla famiglia dei Bidognetti, i perdenti. E perché dovrebbe avercela con Cosentino? Se Cosentino fosse estraneo alla vicenda, ovvero non avesse favorito nelle nomine gli Shiavone, perché il Vassallo dovrebbe avere motivi di rivalsa contro il sottosegretario? Lo Presti se lo è domandato? Se lo sono domandati oggi in aula?
Quello che segue è il passo – allucinante – della difesa di Lo Presti a Cosentino, e la replica della relatrice di minoranza, Marilena Samperi del PD.
Il voto è avvenuto con la forma dello scrutinio segreto, sicché nessuno saprà mai chi dell’opposizione ha votato contro l’autorizzazione.

    • ANTONINO LO PRESTI, Relatore per la maggioranza
    • È noto al riguardo che la giurisprudenza della Corte di cassazione (per tutte vale la sentenza delle Sezioni unite penali n. 36267 del 2006) esige che le chiamate in correità provengano da soggetti intrinsecamente attendibili e siano corroborate da riscontri esterni individualizzanti
    • non è parso alla Giunta che questo standard di accertamento sia stato pienamente raggiunto
    • È vero che il deputato Cosentino ha ammesso di aver dato l’indicazione relativa a incarichi dirigenziali nel consorzio CE4, ma questa è una prassi diffusa e trasversale rispetto a tutte le forze politiche presenti in quella realtà, e che conoscesse diversi soggetti che i vari pentiti dicono che fossero suoi sodali.
    • È anche vero che egli fosse coinvolto nelle problematiche relative alla gestione del ciclo dei rifiuti.
    • E, ancora, egli stesso non ha mai negato di essere il referente politico di quella zona.
    • Tutto ciò, però, ancora non porta al consolidarsi di precisi profili fattuali di rilievo penale. Peraltro, questa conclusione è rafforzata da alcune evidenti incongruenze nell’impianto accusatorio
    • l’inchiesta si trascina da molti anni (la notizia di reato trova la sua prima iscrizione a registro nel 2001). Se gli inquirenti non sono riusciti per almeno otto anni a trovare elementi a carico Nicola Cosentino, vuol dire che questi sono quantomeno di dubbio accertamento
    • il Vassallo, ossia il pentito che lo accusa, per sua stessa ammissione ha motivi di rancore nei confronti di Cosentino, giacché – nell’ipotesi accusatoria – sarebbe stato escluso dal giro degli affari perché collegato alla famiglia perdente dei Bidognetti e non a quella vincente degli Schiavone, che sarebbe poi secondo l’accusa divenuta il riferimento di Cosentino
    • Vassallo sostiene di essere stato un socio di fatto della ECO4, ciò che per definizione non è verificabile, dal momento che solo i soci di diritto risultano dai libri societari. Senza contare il fatto che il collaborante – in ordine alla circostanza pure da lui riferita di una dazione illecita di danaro in favore di Cosentino – confonde addirittura la denominazione delle monete
    • la stessa ordinanza di custodia cautelare riconosce che la datazione delle principali risultanze di prova indiziaria non supera l’anno 2004. Ciò oggettivamente indebolisce il ragionamento sulle esigenze cautelari, anziché rafforzarlo come deduce il GIP di Napoli
    • In quarto luogo difetta, nell’impianto accusatorio, l’indicazione degli elementi che concretamente avrebbero sostanziato, da parte delle cosche, il sostegno elettorale in favore del Cosentino e soprattutto il vantaggio che questi avrebbe conseguito in termini di accrescimento del consenso.
    • MARILENA SAMPERI, Relatore di minoranza

    • abbiamo verificato scrupolosamente l’impianto accusatorio, non per sostituirci all’attività della magistratura, ma perché è nostro compito appurare che l’impianto procedurale e sostanziale non sia affetto da fumus persecutionis: è questo il nostro compito, è questo il compito della Giunta, è questo il compito dell’Assemblea
    • I gravi elementi circostanziati, riscontrati e – come dice l’onorevole Lo Presti – «individualizzanti» escludono il fumus persecutionis; le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma anche dei coindagati, trovano riscontri documentali, intercettivi, dichiarativi.
    • Per quanto riguarda i tempi, tanto contestati, vorrei ricordare che solo nel 2007 il collaboratore di giustizia Vassallo comincia a parlare dell’onorevole Cosentino: il tempo trascorso da allora, dal 2007, è indice piuttosto della serietà, della laica diffidenza, della cautela con cui i giudici hanno analizzato le dichiarazioni dei collaboratori e cercato riscontri.
    • Sono del 2007 le dichiarazioni dei fratelli Orsi e di Nicola Ferraro, del 2008 quelle di Di Caterina, del 2009 – solo del 2009 – quelle del Valente, uomo di fiducia dell’onorevole Cosentino e uomo di punta del consorzio CE4 e poi della società Spa mista pubblico-privata ECO4.
    • Solo quando il quadro è compiuto, e l’impianto è solido, il GIP chiede alla Camera l’autorizzazione ad eseguire la misura cautelare nei confronti dell’onorevole Cosentino. Ma guardate che questa non è la sola ordinanza di custodia cautelare, perché anche Giuseppe Valente, che nel frattempo è stato condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi per fatti sempre relativi a collusioni con la camorra, è stato raggiunto, per gli stessi fatti di cui oggi discutiamo, da un’ordinanza di custodia cautelare solamente nel 2009.
    • Questi sono i fatti. Poco dopo aver cominciato a collaborare con la giustizia Michele Orsi viene ucciso come Umberto Bidognetti, padre del pentito Domenico, e come ha rischiato di essere uccisa Francesca Carrino, nipote di Anna, collaboratrice di giustizia ed ex compagna di Francesco Bidognetti, che solo per un miracolo è sfuggita ad un agguato mortale. Lo scambio elettorale tra l’onorevole Cosentino e i clan nella condivisione dell’ambizioso progetto nel settore della raccolta e trasformazione dei rifiuti è assai verosimile dagli atti di indagine.
      L’onorevole Cosentino, e concludo signor Presidente, dice di aver più volte chiesto di essere sentito. Lo ha chiesto in modo formale il 21 ottobre 2008, quando ancora non era iscritto nel registro degli indagati, lo ha chiesto il 9 novembre 2009, quando già da due giorni era stata emessa l’ordinanza. Ma quando il lunedì successivo all’emissione dell’ordinanza, il tribunale lo convoca per essere sentito, l’onorevole Cosentino chiede un rinvio.

    • Discussione della domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Cosentino (Doc. IV, n. 5-A) (ore 11,16).
    • (Votazione – Doc. IV, n. 5-A)
    • Comunico il risultato della votazione:

      Presenti e votanti 586
      Maggioranza 294
      Voti favorevoli 360
      Voti contrari 226
      (La Camera approva – Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania – Vedi votazioni).

    • «Prendo atto che c’è stato un voto che ha oltrepassato tutti gli schieramenti, al di là della stretta maggioranza» è stato il primo commento dello stesso Cosentino. Il quale, a risultato ottenuto, dice di «non aver avuto timore del voto segreto»
    • Nel tardo pomeriggio l’aula di Montecitorio ha respinto le mozioni di sfiducia presentate da Pd, Udc e Idv nei confronti del sottosegretario. «Chiediamo le dimissioni del sottosegretario Cosentin – aveva detto nella dichiarazione di voto sulla mozione il deputato del Pd Andrea Orlando – perché le 300 pagine che motivano il suo arresto, i numerosi articoli non smentiti, le indagini dell’Antimafia, fanno emergere lo spaccato di una realtà della quale egli è parte. Per questo la sua permanenza al governo indebolisce la forza delle istituzioni. Cosentino fa la vittima, sostenendo che paga la sua origine: a noi interessa di più che la gente del suo territorio trovi la forza di ribellarsi alla Camorra»
    • Pdl e Lega hanno votato contro tranne il finiano Fabio Granata, che si è sempre astenuto: la sua lucina bianca era l’unica accesa tra tutte quelle rosse dei colleghi del Pdl. Su tutti i documenti si sono astenuti i deputati radicali. L’Udc si è astenuta sulla mozione dell’Idv.

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