Pronta la Grosse Koalition: anche Di Pietro alla guida del nuovo Carrozzone Ulivista.

Se ne era già parlato in estate, durante le primarie. Gli elettori del PD si rassegnino: non ci sarà nessun confronto sui programmi per la coalizione di centro-sinistra con il trattino: l’unico programma sarà mettere Berlusconi ko. Un programma che si estrinseca in poche righe:
– fare una Grosse Koalition sfruttando l’emergenza democratica che sorgerà con l’acuirsi dello scontro fra Mr b e i magistrati;
– mettere dentro tutti, UDC, Alleanza per l’Italia (ovvero Rutelli), i finiani in un nuovo contenitore che già è stato etichettato come la Kadima italiana;
– imbarcare Di Pietro che condivide l’obiettivo dell’esautorazione del (finto) premier, accontentandolo con ministeri;
– attribuire a Casini la responsabilità dell’operazione e fornirgli la giusta ricompensa con la candidatura alla Presidenza del Consiglio, magari con un vernissage di democrazia passando attraverso delle primarie di coalizione blindate ai soli iscritti;
Di Pietro ieri si è detto ben disposto a costruire la casa degli anti-berlusconiani e non si è fatto troppe remore nell’accettare l’alleanza con il partito del bigné (ricordate Cuffaro?); bisognerebbe seriamente chiedersi se Di Pietro aprirà mai il confronto all’interno del suo partito o continuerà a procedere a tentoni, un giorno soffiando sul vento “viola” e l’altro benedicendo coalizioni di partito senza contenuto. Poiché è proprio questa la principale obiezione nei confronti della Grosse Koalition nostrana: avendo l’unico scopo di cacciare il “Mercante” (Mr b) dal Tempio (il governo), finirebbe per esaurisi in questo misero compitino e degenerare nella litigiosa coalizione che già abbiamo conosciuto con l’ultimo Prodi, consegnando di fatto il paese a altri cique anni di ingovernabilità e di immobilismo parlamentare. L’esatto contrario di ciò che abbiamo bisogno.

Eppure, l’Armata anti-biscione non sarebbe ancora pronta. Tutti rifuggono dall’ipotesi di elezioni anticipate, in primis Fini (Italo Bocchino ha detto oggi limpidamente che in caso di elezioni anticipate il presidente della Camera resterebbe con il cerino corto in mano, ovvero sarebbe costretto a correre da solo rischiando la scomparsa dalla politica), ma anche Rutelli e Casini non sono ancora piazzati politicamente. Rutelli ha uno sparuto gruppeto di fuoriusciti dai poli, fra cui Tabacci, in prestito dall’UDC. Casini deve risolvere i nodi delle alleanze nelle amministrazioni locali; infatti, una coalizione con il PD a livello nazionale significherebbe uscire dai posti che contno in tante città, Milano e Roma in testa. La strategia suggerita da D’Alema è proporre la nuova Santa Alleanza alle Regionali del 2010, oramai dietro l’angolo. Le manovre – per esempio in Puglia – sono cominciate già da tempo, con la messa in discussione di Niki Vendola, troppo sbilanciato sui temi etici, su cui l’UDC fa da supervisore per conto del Vaticano.

Naturalmente il rumore creato dalla dichiarazione di ieri di Casini ha sollevato i dubbi all’interno del PD, in special modo fra i sottomarini, i quali tornano a far critica sul metodo, mettendo in discussione una coalizione così eterogenea e priva contiguità sul discorso programmatico. Con la riunione di ieri della rete dei coordinatori della mozione Marino, il senatore ha deciso di restare in gioco e di dare voce e forza alle idee che ispirano il suo gruppo, ribattezzato appunto “corrente delle idee”.

Quello che segue è il monito di Veltroni che parla oggi a La Stampa esorcizzando l’ipotesi del Grande Centro, la temuta Kadima italiana costruita sulla triade Rutelli, Fini, Casini e con il benestare di Montezemolo (leggasi Fiat).

    • Il mio posto è qui, senza riserve, anche se sono l’unico che non ha ruoli o incarichi, ma è giusto sia così. Sono altri che sono usciti, come Rutelli, o che hanno detto, come ha fatto D’Alema, che se avesse vinto Franceschini se ne sarebbero andati
    • questa idea di Veltroni si scontra da settimane con alcuni fatti gravidi di implicazioni: l’apertura al governo Lombardo in Sicilia, il no di Bersani «a quella piazza, di Internet e dei movimenti», quella frasetta di Enrico Letta su Berlusconi che può difendersi «dai processi»
    • se si arrivasse ad uno strappo istituzionale di queste dimensioni, io credo sarebbe giusto che tutte le forze di opposizione si unissero per contrastare questa avventura in cui Berlusconi vuole far precipitare il Paese. Sarebbe l’ultimo danno che Berlusconi fa all’Italia. Costringere ancora le forze politiche a stringersi dentro schieramenti “contro”. Quello che con la nascita del Pd cercammo di evitare. L’Italia ha bisogno di radicali cambiamenti e di coalizioni omogenee, se vuole cambiare
    • se il Pd conservasse un ruolo subalterno ad un’alleanza con un centro diventato grande sbaglierebbe. Penso che l’idea di un partito Anni 70 sia un errore e dunque ci sono differenze abbastanza profonde
    • cosa ha sbagliato Bersani?
    • la posizione di Letta su Berlusconi che si può difendere “dai processi”, un errore che ingenera una forte confusione sull’identità del Pd e sul suo ruolo. Poi la manifestazione del “No-B-Day”
    • Terzo, la Sicilia. Il Pd non può sostenere un governo con pezzi di centrodestra. Avrebbe un senso solo in un caso, se ci fosse un elemento di forte discontinuità, a cominciare dalla composizione del governo regionale fatto esclusivamente da tecnici e in cui tutte le forze politiche, con pari dignità, dessero il via ad una fase di transizione
    • non è possibile che il Pd dall’esterno sostenga un governo espressione dei rappresentanti di Miccichè
    • “La presidenza della regione Puglia si deve determinare sui programmi. Questo e’ per me un punto imprescindibile. Ecco perché, mi trovo chiaramente d’accordo con Nichi Vendola che sui temi come i diritti civili, le questioni ambientali, il no al nucleare, ha sempre sostenuto proposte chiare. Tra Vendola e l’alleanza con l’Udc, ripeto, non ho dubbi, scelgo il primo.” Cosi’ il senatore del Pd, Ignazio Marino, esprime la sua opinione sulle regionali in Puglia in un’intervista sul Riformista.
”Anche Pierluigi Bersani – continua Marino – si e’ espresso in maniera contraria al nucleare, non capisco, dunque, come noi potremmo appoggiare l’Udc che invece la pensa diversamente su temi così importanti e delicati per i
cittadini. Del resto per fugare ogni perplessità, sostengo che il modo migliore per scegliere il candidato siano le primarie. Dovremmo adottare questo metodo, altamente democratico, per poter dare l’ultima parola ai cittadini. La gente deve poter scegliere ed esprimere liberamente le proprie preferenze per ristabilire un vero rapporto traelettori ed eletti”
    • “L’elaborazione di contenuti e di idee devono essere il centro delle attività del PD, e quindi prima di tutto pensiamo ai programmi e solo successivamente alle alleanze per le prossime elezioni regionali. Non possiamo pensare di battere la destra semplicemente sommando forze politiche che non condividono valori e programmi. Quindi partiamo dalla condivisione di valori come la laicità e di programmi come l’economia o il nucleare e le alleanze verranno”. Ne è convinto il sen. Ignazio Marino, che oggi ha riunito, nella sede del PD a Roma, per la prima volta la rete dei coordinatori regionali della mozione che ha partecipato alle primarie.

      Il PD non potrà prescindere dal dire parole chiare su temi cruciali come: giustizia e legalità, diritti civili, lavoro e flexicurity, energie rinnovabili e nucleare, ricerca e innovazione. E’ solo partendo dai contenuti che possiamo proporci come concreta alternativa alla destra e a Berlusconi e il primo appuntamento che ci attende è quello delle elezioni regionali.

      “Proprio per dare impulso alle idee che abbiamo proposto durante la campagna per le primarie – sottolinea Marino – abbiamo deciso di non perderci di vista. Non vogliamo costruire una corrente politica, piuttosto una corrente delle idee. Con i coordinatori di tutte le Regioni costruiremo un portale, con derivazioni regionali, come contenitore di idee ed elaborazione e strumento di comunicazione e interazione. Con trasparenza, chiarezza e coerenza continueremo a vigilare, insieme al popolo della rete, perché i temi che noi consideriamo prioritari siano anche siano priorità nel programma del PD.”

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