Qualche scricchiolio fra le fila delle Liste Civiche: Beppe Grillo e il Movimento dal “basso”.

Tensioni fra i grillini? Un articolo a sorpresa, apparso su La Stampa.it, raccoglie le proteste di Valerio D’Alessio, consigliere comunale per le Liste Civiche a Bologna, il quale sostiene che la candidatura alle elezioni regionali in Emilia Romagna di Giovanni Favia, l’uomo che alzò lo striscione "Napolitano dorme", l’uomo che ad Annozero attaccò Ghedini, l’avvocato di Berlusconi, sarebbe stata imposta dall’alto, ovvero da Grillo in persona, durante quella che è stata definta dallo stesso D’alessio come la svolta autoritaria del Movimento, avvenuta durante il meeting di Milano dello scorso 4 Ottobre. D’alessio fa sapere come le presunte "primarie" siano state una chimera, a cui hanno partecipato soltanto 40 persone. I soli iscritti alle associazioni che ruotano attorno all’etichetta del Movimento.

    • i grillini bolognesi oggi si trovano alle prese con gli inghippi del sistema tradizionale: il candidato alle prossime elezioni regionali nominato con primarie dubbie e paracadutato dall’alto dal comico genovese in persona

    • accuse di Valerio D’Alessio, consigliere del quartiere Savena di Bologna della lista civica Beppe Grillo

    • Il motivo dell’attacco è la scelta dell’attuale consigliere comunale grillino Giovanni Favia per le regionali: “E’ stata presa una decisione dall’alto da Beppe Grillo, e questo è successo in seguito alla svolta autoritaria avvenuta alla riunione di Milano lo scorso 4 ottobre – racconta D’Alessio – Da allora, con i diktat espressi riguardo ai candidati alle regionali, si è diffusa un’aria diversa in un movimento che era nato in modo spontaneistico nel 2007"

    • D’Alessio contesta la chiusura del movimento rispetto all’esterno: «La lista civica non si è minimamente aperta verso organizzazioni della società civile, né ha effettuato incontri con la cittadinanza, ma solo con coloro che seguivano con costanza il blog di Grillo, e questo modello purtroppo è stato esportato in regione»

    • è riguardo alle modalità con cui si sono tenute le primarie che la polemica è più dura: «Si sono fatte primarie chiuse pur di eleggere il candidato indicato da Beppe Grillo, col risultato di tenere fuori molte persone. Potevamo arrivare a riunire un’ottantina di partecipanti, invece si è raggiunta la quota ridicola di 40»

Ma cercando di ricostruire gli avvenimenti – rispetto ai quali, confesso, ho mantenuto una certa distanza – si scopre che Favia è stato eletto non già nel corso di primarie (termine abusato, e in questo caso proprio fuori contesto), bensì durante l’assemblea dei delegati regionali dell’Emilia Romagna:

  • La bave del MoVimento 5 stelle lancia la candidatura di Giovanni Favia, 22 nov 2009:
    • L’assemblea dei delegati provinciali dell’Emilia Romagna, rappresentativa di Liste Civiche a 5 Stelle-Beppe Grillo, Meet Up, Associazioni, ha confermato e rilanciato la candidatura del 28enne bolognese Giovanni Favia a candidato presidente per la Regione Emilia Romagna per le elezioni del marzo 2010. 28 voti favorevoli per Giovanni Favia (tra i quali i 5 rappresentanti di Reggio),6 quelli per il cesenate Giuseppe Gustavo Rosso, 1 astenuto. I rappresentanti erano in numero eguale ai candidati esprimibili per le elezioni regionali in ogni collegio provinciale. Con questo atto inizia dalla prossima settimana la grande corsa verso le elezioni dell’Assemblea Legislativa dove in ogni collegio proporremo candidati con fedina penale pulita, nessuna tessera di partito in tasca, nel caso abbiano dei trascorsi.
      Come a Reggio Emilia, anche qui nella Bassa Reggiana, verranno privilegiati candidati senza esperienza elettiva di partito in quanto vogliamo un rinnovamento totale. Siamo aperti verso tutti i cittadini.

Le accuse di D’Alessio, di per sé, possono sembrare allarmanti rispetto a un Movimento politico nato da poco e che si pregia di nascere dal "basso", dalle persone della società civile che si occupano di politica nel momento in cui il professionista della politica si dimentica dell’interesse generale. Se già al manifestarsi di un minimo grado di dissenso sul metodo, si creano crisi e scissioni, bé, si può ben prevedere che le Liste Civiche a 5 Stelle si muoveranno nella migliore tradizione della sinistra italiana, facendosi del male e frantumandosi sempre più in mille rivoli.
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6 Comments

  1. Grazie all’autore dell’articolo per aver verificato i fatti e non essersi fermato ad ascoltare solo la prima campana, cioè quella di Valerio D’Alessio.
    Giovanni Favia è stato democraticamente indicato a larghissima maggioranza da un’assemblea che ha scelto il sistema degli elettori delegati per azzerare il vantaggio delle province più popolose (appunto Bologna, che sosteneva Favia).
    Al sig. D’Alessio, con buona pace, non resta che sperare nella candidatura alle regionali offertagli oggi da IdV per ottenere, finalmente, la sua agognata “poltrona al sole”.

    1. In verità ho cercato a lungo sul web traccia del dibattito fra i “grillini” e ho trovato che oltre a D’Alessio, anche il gruppo ravennate Punto a Capo, che alle primarie di Bologna partecipava con il proprio candidato Cinzia Pasi, si era espresso nei giorni immediatamente precedenti al voto in maniera pesantemente critica relativamente al mancato rispetto del “principio democratico” da parte di Grillo (ti ricordo che Favia è stato indicato da Grillo a mezzo post ben prima che le primarie avessero luogo, pertanto rendendo inutile il loro stesso svolgimento; su questo blog è presente anche un video che testimonia i fatti). In seguito ho incontrato sul web altre critiche, questa volta provenienti dalla Liguria: in questa regione si sono svolte primarie “chiuse” fra gli iscritti del movimento, e con un buon consenso si è scelto un candidato, peccato che lo stesso Grillo li abbia privati della possibilità di schierare la lista a 5 stelle. Medesimo diniego anche per le Marche. Il motivo? Grillo ha parlato nel comunicato politico n. 28 di problemi organizzativi – tempo e risorse. Problemi che hanno indotto lo stesso Grillo a accantonare il modello di “democrazia partecipata” per imporre decisioni da lui prese sulla base di valutazioni soggettive sulle singole persone che ha scelto come candidati.
      Non credo che D’Alessio abbia desiderio di “poltrone”: questo blog ha intervistato D’Alessio e allo scrivente è parso che sia una persona corretta, una persona che ha semplicemente chiesto il rispetto delle regole che vi siete dati. E d’altronde, come spiegare l’opposizione di Ravenna? E l’astensione di Forlì? Che abbiano tutti fame di poltrone? Chi non la pensa come Grillo è un sordido opportunista? Sono domande che mi pongo da miserrimo sostenitore del “principio democratico”, ovvero del principio secondo il quale l’auctoritas debba promanare dal “basso”, dai “paria”, non dall’alto. E dell’idea che sia necessario non fondare partiti, ma promuovere e diffondere una diversa cultura politica. Una cultura politica che aggreghi intorno al concetto positivo di partecipazione (ovvero, discussione, deliberazione, decisione) e che ottenga ciò attraverso la formula delle primarie (aperte). Io non so quello che fa e ha fatto Favia a Bologna: conosco però il modo con il quale è stato selezionato per il ruolo di leadership del movimento 5 stelle in Emilia-Romagna. Non sulla base di discussione-deliberazione-decisione, bensì sulla base della fiducia che egli stesso ispira al Capo. Questo lo ritengo un grande limite e riduce il valore della sua candidatura, ahimé.

  2. Si, è possibile che il Movimento 5 stelle si frantumi come le sinistre italiane. È per questo che cercherò sempre di fare da collante nelle varie fratture. Nessuno ha interesse a perdere un bene prezioso come il MoVimento nato dalla rete e dai cittadini.

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