Lazio, IDV chiama l’ultimatum. Umbria, nuovo fronte della guerra D’Alema-Veltroni.

Si potrebbe parlare di sindrome post-congressuale: nel PD prevalgono le vecchie politiche, le lotte fratricide, e il richiamo alla politica e al metodo delle primarie cade ancora una volta nel vuoto. E’ solo una questione di nomine. Di nomi, non di persone. Di carriere e curriculum, non di idee.
La miseria culturale che accompagna la querelle sui candidati oggi si acuisce ancor di più sino a aprire la porta a una vera e propria rottura dell’alleanza PD-IDV, oramai prossima a esplodere, senza che il PD la possa scambiare con un’alleanza altrettanto remunerativa: l’UDC è sfuggente e sa di essere determinante, per questo pretende di mettere i suoi in ogni assessorato.
Nel Lazio, dopo la dichiarazione di Bersani che apre alla Bonino candidata governatrice, si odono le ire dei cattolici interni al partito:

    • Dopo il no alla Bonino di Pierluigi Castagnetti arriva quello di Enzo Carra, secondo cui «con la leader radicale non si allargherà il consenso, si trasformerà piuttosto il confronto elettorale in uno scontro ideologico che avrà inevitabili riflessi all’interno del Pd»; ragion per cui Bersani dovrebbe «pensarci bene» prima di dare disco verde. Puntualmente è arrivato anche il no di Paola Binetti, che rigetta la Bonino sostenendo che si tratta di «un’anticlericale».

    • non è escluso che si faccia ricorso alle primarie; la decisione ufficiale, annuncia Bersani, sarà presa «nei prossimi giorni».

    • Per Bersani è tassativo non deflettere dalla rotta dell’allargamento delle alleanze. «Da soli o con un solo interlocutore – sottolinea il segretario democratico – prendiamo tre regioni».

In sostanza il terrore di Bersani è perdere. Il suo è un PD senza coraggio: non solo non sa esprimere i nomi dei propri candidati, nemmeno sa definire una linea politica e un programma, e in questo senso la critica del senatore Ignazio Marino è quella che meglio esemplifica la portata del problema: per Bersani le primarie «non sono un automatismo da notaio», ma chi di voi conosce se Boccia in Puglia è favorevole o meno alla privatizzazione dell’acqua? Chi di voi conosce la posizione dell’UDC di Pierferdinando Casini sul nucleare? Io non la so, risponde Marino, ma per poterli votare o stringere con loro alleanze, lo devo sapere. Non posso presentarmi agli elettori al fianco di questi signori e poi doverne subire le decisioni su temi sui quali siamo divisi. Questo in sintesi il pensiero del chirurgo-senatore.

Il richiamo a alleanze programmatiche proviene oggi anche dall’IDV:

    • "Condividiamo gli elogi di Bersani ad Emma Bonino. Ma vorremmo capire di piu’. Ricordiamo che Emma Bonino e i radicali si sono battuti per l’abrogazione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e che oggi, se non avessimo questa norma, i lavoratori, in molti casi, sarebbero in bali’a del loro datore di lavoro o peggio di caporali, trattati da schiavi, come accade a Rosarno. Pertanto, prima di esplicitare l’appoggio o meno a Emma Bonino, vogliamo capire se portera’ avanti il programma della lista Bonino – Pannella o della coalizione". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori

  • Regionali: Pedica (IDV Lazio), programma prima di tutto.

    • "Alla Bonino abbiamo chiesto che cosa pensa dei punti fondamentali del nostro programma politico, sia in merito alla giustizia che in tema di lavoro. Senza avere risposte ad oggi. E’ chiaro che se non ci sono affinita’ su temi cruciali e se non possiamo considerarci una vera coalizione in base ai contenuti, ma solo per opportunita’ politica e per lo spaesamento del Partito democratico, sara’ difficile poter andare alle elezioni insieme. Esigiamo risposte chiare – conclude Pedica – perche’ sono i cittadini che ce lo chiedono e ne hanno bisogno".

Che dire, la posizione espressa da Stefano Pedica ricalca in toto il pensiero di Marino, ma anche il comune buon senso, che taluni invece hanno smarrito. E’ il caso dell’Umbria, regione tradizionalmente rossa, regione "quasi" blindata per il PD, che ora è nel pieno di una tempesta di correnti di partito: i veltro-franceschiniani chiedono che la governatrice in carica, Rita Lorenzetti, già al secondo mandato, e pertanto – secondo lo Statuto del PD – non ricandidabile, si faccia da parte per Mauro Agostini, ma i bersan-dalemiani fanno blocco e raccolgono firme per derogare allo Statuto e ripresentare la Lorenzetti, avanti nei sondaggi. I due dovrebbero sfidarsi alle primarie del 24 Gennaio prossimo, ma nessuno vuole lo scontro.

    • ecco i numeri che riservatamente circolano in queste ore nelle stanze dei bottoni: i sondaggi commissionati ad autorevoli istituti nazionali dicono che se il Pd andasse di nuovo alle urne con il governatore in carica, Rita Lorenzetti, contro il candidato “virtuale” più forte sulla carta, l’imprenditrice Luisa Todini, vincerebbe con il 56%, mentre il rivale Agostini totalizzerebbe il 54% dei consensi.

    • la minoranza di Franceschini chiede una «svolta», forte del 41% ottenuto al congresso di ottobre. Con un argomento stringente: in tredici regioni dove si vota, non esprime neanche candidato, ma sostiene «lealmente» tutti gli altri già decisi o da definire, delle altre regioni. Ed ecco il pasticcio: la mozione Bersani ha raccolto oltre 150 firme per far ricandidare la Lorenzetti, ma non ha i due terzi dei voti dell’assemblea regionale per farle ottenere un nulla osta al suo terzo giro di campo

    • Agostini ricorre al collegio dei garanti e invoca le primarie, che la maggioranza del partito non può accettare perché dovrebbe fronteggiare una lotta intestina senza quartiere

Insomma, nel PD è tutti contro tutti, e la scadenza delle Regionali si avvicina.

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