Se Giovanni Favia merita il 10 e lode. Movimento 5 Stelle fra tendenze autoritarie e principio democratico. Intervista a Valerio D’Alessio.

Giovanni Favia, miglior consigliere comunale di Bologna

La notizia è pubblicata dal blog di Beppe Grillo: Giovanni Favia, consigliere comunale di Bologna per le Liste a 5 Stelle, il movimento politico originatosi dall’esperienza dei Meet-Up della rete di Grillo, non è solo il più attivo fra gli altri consiglieri, ma in una scala da uno a dieci ha fatto segnare il massimo dei punti.

Che dire? Favia è candidato governatore per il MoVimento alle Regionali dell’Emilia Romagna. E’ primo in lista. L’obiettivo è chiaro: insediare uno del MoVimento in Consiglio Regionale. Uno che ha dieci in tutte le materie. Chi meglio di Favia? Se avrà voti sufficienti, non potrà più continuare l’attività di consigliere comunale. Abbandonerà i suoi progetti.

La realtà è che il MoVimento ha vissuto attimi di conflittualità quando si sono dovuti scegliere i candidati nelle varie Regioni. Un conflitto che si è originato nella scelta fra un modello ideale basato su principio democratico e linea autoritativa che promana “dal basso”, ed efficienza del meccanismo decisionale.

Erano partiti con l’idea delle “primarie dei cittadini”; hanno concluso in buona parte accettando una scelta imposta dall’alto, da Grillo stesso. Borrelli in Veneto, Fico in Campania, e Favia in Emilia-Romagna. Sì, proprio lui, il primo della classe.

Yes, political! ne ha già parlato qui e qui, criticando soprattutto l’aspetto della rinuncia al metodo democratico nella selezione della leadership, chiedendosi come sia possibile scegliere il migliore senza un vero confronto delle idee. E Grillo aveva inaugurato il suo impegno politico vero e proprio con una dura – e legittima – critica del modello delle primarie del PD, annunciando che avrebbe fatto delle “vere” primarie dei cittadini, in contrasto a quelle “finte” del PD. Di fatto, però, il PD è ancora l’unico esperimento di partito aperto esistente sinora in Europa, e le sue primarie rischiano di essere più vere di quelle di Grillo (sebbene poi l’esito abbia poi visto prevalere la corrente partitistica del PD rappresentata da Bersani).

Oggi questo blog ritorna sull’argomento “deficit democratico” del MoVimento 5 Stelle con una intervista esclusiva a Valerio D’Alessio, consigliere comunale a Bologna Savena e insieme al Meet-Up ravennate “Punto a Capo”, fronte della neo opposizione interna.

– Valerio, cosa succede al MoVimento 5 Stelle in Emilia-Romagna? Vi è già una frattura?
Sì, la frattura è una conseguenza del fatto che il candidato scelto, Giovanni Favia, è stato imposto da Bologna. Lui è già consigliere. Quando ha fatto la campagna per le elezioni comunali prometteva che avrebbe ricoperto questo ruolo per anni. Promessa caduta, oramai. Per questo a me sembra una montatura. Sembra che la campagna per le comunali sia stata usata per fare carriera.
– Favia si è disvelato come un’arrivista della politica?
Ti dirò di più. Nel Meet-up di Bologna vige il “pensiero unico”. Dopo il mio comunicato, peraltro uscito in ritardo di un mese sui fatti, mi volevano convocare. E perché questo? Avevo soltanto formulato una critica. Così non ho risposto alla convocazione. Penso che non ci sarebbe comunque stata possibilità di esprimere le proprie ragioni.
– Questa è una cattiva notizia.
Non c’è dibattito nel Meet-Up di Bologna. Posso fare un esempio traendolo dal modo di relazionarsi con i movimenti, con la sfera sociale. Ti parlo del caso di “Decrescita Felice”: avevamo avviato contatti con loro nel consiglio comunale per applicare un’idea piccola e semplice come quella di eliminare i piatti di carta dalle mense scolastiche. Si pensava di farli portare da casa. Loro – si riferisce al gruppo Favia – erano in disaccordo e hanno creato un movimento “Decrescita Felice” alternativo. Ti rendi conto?
– Anziché affrontare il dibattito, hanno costituito un organo parallelo ma sotto il loro controllo.
C’è una sorta di devozione verso il Capo, a Bologna: una devozione verso Favia.
– Tutto questo in un contesto di assenza di dibattito…
Sì. A me pare che questo modo di approcciare alla politica denunci anche incompetenza nell’affrontare le cose. Un ragazzo che frequenta il MoVimento, un ragazzo di diciasette anni, aveva osato avanzare delle critiche rispetto all’operato di Favia e soci e ha rischiato di essere allontanato dal MoVimento. Perché questo? Chi contesta viene allontanato. Il risultato è che ora questo ragazzo è sfiduciato e non crede più nella politica.
– Dove sono finite le primarie “dei cittadini”?
Bisogna precisare che non c’erano candidati avversi. Per esempio, in Piemonte si era partiti con un nome, che era quello di Pallante, di Decrescita Felice. Ma in seguito ha rinunciato poiché non condivideva alcuni aspetti della linea di Grillo. In Campania, dove fra l’altro ha sede uno dei primi Meet-Up d’Italia, quello di Napoli, il candidato alle regionali, Roberto Fico, è stato eletto per consenso, come è accaduto in Emilia-Romagna, su indicazione diretta di Grillo in seguito al Comunicato Politico n. 28. Stessa cosa in Veneto: qui è stato candidato Borrelli, uno dei personaggi più noti del MoVimento di Grillo, è stato il primo consigliere comunale ad essere eletto per le Liste civiche. Solo in Lombardia c’è stato vero dibattito, c’è stato un vero coinvolgimento di tutti i Meet-Up. In Emilia-Romagna avevamo una forza tale che si sarebbe potuto organizzare delle “primarie vere”, aperte a tutti i cittadini che volessero parteciparvi. Si sarebbe potuto organizzare una sorta di “election day” con i gazebo nelle piazze, di domenica. Sarebbe stato un mezzo per farsi conoscere dai cittadini. Era un’idea che ho tentato di avanzare, ma non è nemmeno stata presa in esame.
– C’è stato quindi un avvallo diretto di Grillo al bypassaggio delle primarie.
E’ così. Fra Settembre e Ottobre c’è stata la svolta. Favia sarà primo candidato in lista, così da esser certi che lui entri in Consiglio. Beppe Grillo ha scelto i candidati che secondo la sua ottica sarebbero i più adatti a interpretare la funzione – così la chiama – del virus. Lui vuole introdurre questo virus nel sistema, sulla falsa riga di quel che fece con l’operazione “Fiato sul Collo”. La conosci?
– Certo. Entravate nei consigli comunali con la telecamera.
Oramai è una situazione passata. Oggi nessuno più si sogna di vietare le riprese. E i comuni hanno istituito dei meccanismi di trasparenza, per esempio attraverso i siti internet.
– Tu hai parlato di “deriva autoritaria” e hai citato una data ben precisa, ovvero quella del 4 Ottobre, il giorno della riunione al Teatro Smeraldo, a Milano. Cosa è successo veramente in quella circostanza? Te lo chiedo poiché sul blog di Grillo non c’è una vera e propria cronaca dell’evento.
Grillo parlò di tre regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Campania. Là e solo là si sarebbe creato il MoVimento a 5 Stelle. Grillo escluse tutte le altre regioni. La cosa mi lasciò sbigottito. E poi fu presa la decisione di includere solo candidati trentenni.
– Una sorta di sbarramento anagrafico?
Capisci, è una cosa abbastanza grave. E i quarantenni? Categoria d’età della quale faccio parte?
– Certo sarebbe diverso se tu avessi fatto carriera politica nei partiti da vent’anni.
La mia storia parla per me. Mi sono sempre occupato di politica dai diciottanni, nei primi anni ottanta, ma non ho mai fatto parte di alcun partito. Mi sono sempre fermato sulla soglia. Avevo sperato nel “patto Segni”. Avevo subodorato che Forza Italia era qualcosa da cui allontanarsi. Poi il MoVimento di Grillo. Avevo sperato di poter dare il mio contributo. E invece… Sono solo pentito di una cosa. Di aver fatto il comunicato senza prima aver aperto la discussione nel Meet-Up. Però quale discussione sarebbe stata possibile in un luogo senza discussione?
– Grazie Valerio.
Prego.

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