Divieto di terzo mandato, l’incoerenza e l’incostituzionalità.

Quale la differenza fra Formigoni e Hugo Chavez, il presidente venezuelano? Quale significato di democrazia li ispira? C’è differenza fra il leader populista sudamericano e la politica nostrana che fa finta di ignorare una norma di legge a carattere costituzionale? Perché hanno maturato questa convinzione della proprietà privata di una carica pubblica per giunta elettiva?

Le prossime elezioni regionali potrebbero scatenare un grande conflitto istituzionale che culminerebbe nella destituzione di ben due governatori – se confermati dal voto – per via giudiziaria. Candidati illegittimi. Che nessuno vuole metter da parte, per il bacino di voti che portano in dote. Due presidenti di Regione eletti dal popolo, al secondo mandato, e quindi incandidabili alle prossime elezioni: Formigoni per la Lombardia, Errani per l’Emilia Romagna (l’elenco era molto più lungo e comprendeva Galan nel Veneto, Lorenzetti in Umbria, Bassolino in Campania, messi da parte principalmente per motivi politici).

Si è detto che il diritto di elettorato passivo deve meritare il più ampio riconoscimento in ogni ordinamento democratico. Ma, allo stesso tempo, esiste l’esigenza di tutelare la libertà del voto e la competizione trasparente e paritaria tra candidati, altro asse portante – fondamentale – di un ordinamento democratico. C’è chi parla di deroghe, di leggi speciali, di norme ad personam (proprio ciò che fece Chavez, piegando la costituzione al suo volere e abrogando per mezzo di plebiscito referendario il limite di mandato): sarebbero profondamente incostituzionali, anzi, qualsiasi previsione legislativa regionale, statale o statuaria che consenta la terza candidatura avanzata da un soggetto che abbia ricoperto la carica di Presidente nei due mandati precedenti è incompatibile con i principi fondamentali enunciati dalla legge 165/2004, art. 2 comma 1, assurta a norma di rango costituzionale in virtù dell’art. 122 della Costituzione (se ne è già parlato ampiamente su questo blog). Nell’identica misura, va considerata illegittima candidatura in tal senso, avanzata nel silenzio della legislazione regionale.

Che cosa ci si aspetterebbe in un paese normale? Una presa di coscienza delle maggiori forze politiche, una denuncia pubblica dei partiti di opposizione, almeno. Invece si profila un lasciapassare del governo che risulterebbe gravemente lesivo dello spirito e della lettera della Costituzione. Proprio il governo potrebbe impugnare l’atto ai sensi dell’art. 127 della Costituzioe, sollevando la questione di costituzionalità. Ma anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, povrebbe farsi carico di segnalare al Governo l’esigenza di attivare la procedura sanzionatoria di cui al comma 1 dell’art. 126 della Costituzione

Pensate che tutto ciò possa accadere? Dovete sapere che qualcosa di analogo successe per i sindaci e per i presidenti di provincia. Si davanti alla Corte di Cassazione, che così si espresse:

  • Corte Suprema di Cassazione
    • SENTENZA N. 11895 DEL 20 MAGGIO 2006
    • ELETTORATO – ELEZIONE DEL SINDACO AL TERZO MANDATO CONSECUTIVO – DIVIETO – SANZIONE – DECADENZA DALLA CARICA
    • L’art. 51, comma 2, del T.U. sull’ordinamento degli enti locali, approvato con il d.lgs. n. 267 del 2000, nel prevedere che chi ha ricoperto per due mandati successivi la carica di sindaco e di presidente della provincia non è immediatamente rieleggibile alle medesime cariche, pone un divieto – la cui finalità è quella di favorire il ricambio ai vertici dell’amministrazione locale – che contiene in sé la sanzione per la violazione, consistente, ove l’elezione venga nondimeno convalidata, nella declaratoria della decadenza. Milita in tal senso, secondo la Corte, la lettura sistematica delle disposizioni del T.U. in materia di ineleggibilità, e, in particolare, l’art. 41, il quale prevede che << nella prima seduta il Consiglio comunale e provinciale, prima di deliberare su qualsiasi altro oggetto, ancorchè non sia stato prodotto alcun reclamo, deve esaminare la condizione degli eletti a norma del capo II del titolo III, e dichiarare la ineleggibilità di essi quando sussista alcuna delle cause ivi previste>>

Pensate che possa espirmersi diversamente nel caso dei Presidenti di Regione?

    • contano o non contano le elezioni del 2000? Per non farle contare, salvando le poltrone di Errani e Formigoni, qualcuno spende un duplice argomento
    • In primo luogo, né l’uno né l’altro – quando ottennero il primo suffragio popolare – sapevano d’avere soltanto due cartucce da sparare, sicché va tutelata la loro aspettativa; in secondo luogo, la legge del 2004 è priva d’effetti retroattivi, dato che il diritto si proietta sul futuro, non sui sepolcri del passato
    • questi due argomenti sono scritti sulla sabbia. Forse che nel 2000 Errani e Formigoni avrebbero rifiutato l’elezione, se gli fosse stato detto di non poterla più ripetere nel 2010? Forse che in quel caso avrebbero lasciato che vincesse l’avversario?
    • Anche il principio d’irretroattività cade un po’ a sproposito. La nostra Costituzione lo sancisce esclusivamente in materia penale; nelle altre circostanze il legislatore fa come gli pare, e infatti non mancano le leggi che dichiarano d’applicarsi a fatti del passato. Di più: talvolta la retroattività s’accompagna come un vestito su misura al corpo normativo. È il caso delle leggi d’interpretazione autentica, che chiariscono – oggi per ieri – il significato d’una legge preesistente; ma è anche il caso, per esempio, della legge che introduca un’imposta sugli immobili, la quale non risparmierebbe certo i vecchi proprietari. Altrimenti dovremmo pensare che se domani verrà impedito ai ciechi di guidare un aeroplano, il divieto colpirà soltanto i nuovi ciechi.

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