Euro-Dollaro, partita a scacchi sull’orlo del default. E Tremonti balla con il morto.

L’Euro non è mai stato così in sofferenza sul Dollaro come in questi giorni. E come potrebbe essere possibile? Il Dollaro USA è gravato da un debito che si aggira intrno all’11% del PIL, fatto che sta facendo drizzare i capelli agli americani e al presidente Obama, alle prese con i mugugni del ceto abbiente – che non vuole scangiare un cent in più di tasse – e la lobby della Guerra, che chiede soldi e ne mangia a palate. Secondo alcuni, il dollaro è carta straccia. Non ce la farà a sopravvivere a lungo come moneta di riferimento negli scambi internazionali, in primis nel mercato del petrolio. Tutti cercano di liberarsene:

  • in primis, la recente iniziativa dell’Argentina e del Brasile di volere ridurre il peso del dollaro come moneta di riferimento nelle loro transazioni, sostituendolo con valute locali, promuovendo nel 2008 il “Sistema di Pagamento in Monete Locali (SML)
  • Si prevede che verso la fine del 2010 si moltiplichino per 10 le attuali transazioni intra mercato e bisogna rendere evidente che lo SML si è usato nell’80% dei casi nel 2009 da parte delle piccole e medie imprese del Mercosur
  • L’Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA: Bolivia, Venezuela, Cuba, Nicaragua, e Repubblica Dominicana. L’Honduras, dopo il colpo di stato, non forma più parte del blocco; l’Ecuador partecipa, ma formalmente non forma parte dello stesso), sta orchestrando misure per staccarsi dalla dipendenza del dollaro come moneta di scambio internazionale e, per raggiungere quest’obiettivo, ha convenuto che per quest’anno le operazioni tra i soci si eseguano con “il SUCRE”: Sistema Unificato di Compensazione Regionale dei Pagamenti, come nuova moneta dell’ALBA – fonte: Il Sudamarica si rende libero dalla tutela del dollaro, di Carlos A. Pereyra Mele, uno dei più importanti geopolitici argentini della nuova generazione. Membro del Centro de Estudios Estratégicos Suramericanos ha recentemente partecipato alla realizzazione del “Diccionario latinoamericano de seguridad y geopolítica“. I suoi lavori sono pubblicati regolarmente in Eurasia. Rivista di Studi Geopolitici, tra i suoi contributi: Difesa nazionale e integrazione regionale (nr. 3/2007, pp. 101-106), La guerra infinita in America (nr. 4/2008, pp. 125-129)

Ma in Europa c’è un problema, e questo problema si chiama Grecia (ma domani potrebbe chiamarsi Spagna, Belgio, o perché no, Italia): a fine Febbraio molta parte del debito della Grecia giunge a scadenza, dovrà essere restituito. Con quali soldi? Chi può oggi acquistare il debito greco senza farsi troppo male? C’è qualcuno che ha in mano “carta che scotta”: questa carta che scotta è – udite, udite – il dollaro; questo qualcuno è niente di meno che la Cina.

    • Tramite la banca americana Goldman Sachs il ministro delle finanze della Grecia sta provando a vendere buoni del tesoro nazionali lì dove la liquidità per tali acquisti di certo non manca: ovvero in Cina. Atene sta infatti cercando di piazzare buoni del tesoro per un valore di oltre 25 bilioni di Euro, per ri-finanziare il proprio debito nazionale.
    • Con i suoi 2.4 trilioni di riserve in dollari americani la Banca centrale Cinese potrebbe essere il maggior acquirente del debito Greco; i bond in Euro sarebbero infatti una occasione ghiotta per  allentare un poco la dipendenza di Beijing dal dollaro americano
    • Onde evitare una bancarotta, bisogna fare in fretta, perché molti dei debiti di Atene sono in scadenza proprio a fine Febbraio. In cambio la Grecia promette una nuova disciplina fiscale e l’introduzione di nuove rigidità di spesa – sociale anzitutto.
    • il dragone cinese sembra scettico: secondo gli ufficiali finanziari di Pechino si tratterebbe infatti di un acquisto troppo rischioso

Bond in euro? Chi ha parlato di bond in euro? Non certo Tremonti. Lui, i bond, ve li ha venduti in dollari. Bella fregatura. E chi poteva immaginarselo che ora la Grecia aiuta la Cina a disfarsi di quella sporca dozzina per cambiarla con degli Euro. Solo un economista poteva saperlo. Solo un economista a capo del Dicastero dell’Economia poteva emettere titoli di debito in dollari rimborsabili in euro. Il risultato? Eccolo, fatevi due conti.

    • Ammettiamo che con tale operazione riesca a raccogliere 1.000 milioni di dollari, da restituire con un interesse ad esempio del 5%, che porta il debito complessivo a 1.050 milioni di dollari. Oggi, al cambio di 1,41 dollari per Euro, si ritroverebbe ad incassare circa 710 milioni di euro. Se il dollaro, in questi cinque anni si dovesse svalutare ad esempio del 50%, passando dagli attuali 1,41 a 2,11, lo stato italiano si ritroverebbe a dover pagare, per i 1.050 milioni di dollari ricevuti cinque anni prima, meno di 500 milioni di Euro

Riassumendo: il dollaro è cartaccia – poiché il debito USA cresce ogni giorno silenzioso come la piena di un fiume; ciò che evita il tracollo è il fatto che le principali transazioni commerciali sono fatte in dollari, quindi ogni paese se ne deve tenere un scorta più o meno grande; si sta cercando di sostituire il dollaro con un’altra moneta, lo yuan cinese o addirittura l’euro – anche l’Arabia Saudita lo vorrebbe e gli USA per tenerseli buoni farebbero la guerra a tutti i nemici dei Sauditi, se lo potessero fare; il debito europeo cerca acquirenti e lo può trovare nei nuovi padroni del mondo, che hanno già distrutto il tessuto della piccola e media industria europea e non sono una democrazia.
Come andrà a finire, allora? Che l’impero USA finirà in un default stile Argentina, e la Cina si comprerà l’Europa. Pazzesco. E c’era chi diceva che la teoria marxista della implosione del sistema capitalistico era falsa. Tzé.