Oltre IDV: nuovo Umanesimo e Civismo. La mozione congressuale IDV società civile-Barbato.

Italia dei Valori a Congresso per la prima volta dopo quindici anni dalla sua costituzione. Un esame di maturità per il partito di Di Pietro, il quale non ha pochi grattacapi, alle prese con un dissenso interno sempre più crescente e che si è coagulato intorno alla mozione seconda, frutto di una rielaborazione delle diverse posizioni espresse, che ha prodotto un documento finale di altissimo livello politico che qui vi sottoponiamo in parte che che vi invitiamo a leggere integralmente (vedi link a fine post).
La mozione "Itinerante" partecipata BARBATO – GRUPPI DELLA SOCIETA’ CIVILE IDV – IDV ESTERO Il Civismo dell’Essenziale pone a fondamento del proprio agire due elementi essenziali in una democrazia, purtroppo messi in disparte nel nostro paese e che devono essere riaffermati:

  1. il cittadino (civis);
  2. l’interesse generale o bene comune (res publica).

Occorre cioè "una risposta capace per mandare in soffitta gli attuali partiti che si reggono ormai solo sull’“apparire”, sul chiacchiericcio, sul gossip e sui veleni creati ad arte". L’esigenza vera e inderogabile è quella di estendere a livello nazionale la Cultura Civica (ovvero la partecipazione attiva del cittadino, appunto il civis, in opposizione agli specialisti della politica, ai politici di professione, alla gerarchia partitocratica), che deve "soppiantare l’attuale partitocrazia, figlia di un impianto novecentesco ormai arrugginito".

  • Le Liste Civiche nascono e si organizzano per affermare la centralità del cittadino come destinatario dell’azione politica e si presentano come raggruppamenti di cittadini su contenuti e progetti […] identificati come prioritari rispetto alle collocazioni politiche […] La rete civica è una delle risposte forti della società alle tensioni e ai problemi che investono il nostro Paese, che espongono i cittadini al rischio di un ruolo essenzialmente funzionale e subordinato perciò agli apparati

Tutto ciò nel quadro sempre complesso della "anomalia italiana", dove alla diseguaglianza sociale, alle politiche sperequative, alla restrizione delle garanzie democratiche, alla minaccia dell’ambiente e del territorio, si sovrappone l’emergenza per il progressivo impoverimento dei ceti medio-bassi, la de-istituzionalizzazione del sistema delle relazioni democratiche (una vera e propria ingegneria della distruzione costituzionale), l’esasperazione dei toni connessa alla personalizzazione dello scontro politico.

  • Le proposte per difendersi da tali rischi sono, a nostro parere, riconducibili sostanzialmente a 2 ipotesi scuola:

    • un diverso modello di società di cittadini, che allo svolgersi degli interessi privati affianchi una solida rete di diritti sociali e di sani localismi, riaffermata dall’incisiva azione del civismo, che si sostanzi e abbia al centro del suo divenire la necessità di operare “PER” qualcuno e “PER” qualcosa;

    • la democrazia partecipativa, condivisa e deliberativa, caratterizzata da scelte che lievitino dal basso, attraverso un diffuso coinvolgimento orizzontale dei cittadini iscritti e non iscritti a IdV, ma che hanno voglia di dire e fare qualcosa per il bene comune.

Tali proposte offrono una risposta a "domande di beni collettivi", perciò indivisibili, "la cui produzione e distribuzione richiede decisioni collettive, valide per tutti, e non semplici meccanismi di mercato". Il bisogno di "pubblico" è sempre più emergente e cresce al crescere dell’azione distruttiva del governo in relazione al sistema di welfare della società industriale, fin qui sopravvissuto alla volontà disgregatrice che risiede in una certa cultura dell’individualismo e del localismo antistatale. In quest’ottica, "stringere alleanze con le forze politiche tradizionali sulla base della condivisione di principi e programmi, soggetti questi ultimi a verifiche periodiche", può essere ammesso e condiviso anche in un contesto ri Rete Civica Nazionale.

  • Adeguata è perciò la METAFORA DELL’ARCIPELAGO: una struttura orizzontale, una federazione di realtà locali, un insieme organico d’idee, competenze, entusiasmi, di uomini e donne accomunati dall’impegno a realizzare progetti […] E’ funzionale promuovere perciò la partecipazione dei cittadini alla gestione della vita pubblica a tutti i livelli.

Sopra ogni cosa vi è la "difesa del cittadino". Se la Politica deve ritornare a essere un’attività "svolta dai cittadini esclusivamente per perseguire il bene comune", allora il Partito è "è autenticamente democratico non solum se è per i cittadini, sed etiam se è dei cittadini, se esaudisce le loro preferenze e le loro istanze e se riesce a coinvolgerli nello sforzo collettivo di ricomporle e soddisfarle" (caso delle decisioni che riguardano l’ambiente e il territorio, come la costruzione delle grandi opere). In questo senso, "l’istituzione di tavoli permanenti di lavoro che innervino il territorio di processi decisionali di tipo deliberativo contribuisce a riconciliare i cittadini con la politica e a coinvolgerli nel governo del territorio stesso".

  • L’impegno civico vuole dunque realizzare nelle comunità locali, trasferendolo a livello sempre più vasto e sempre più alto, un modello di società aperta che favorisca la crescita di cittadini emancipati e liberi, legati dall’ideale di solidarietà, che offra a tutti eguali opportunità di vita e di democratica partecipazione alla vita sociale.

La relatà non si esaurisce nei concetti di Destra, Sinistra, Centro, la realtà non è comprimibile nello spazio delimitato degli scranni di Montecitorio. Quale idea di politica sociale e valoriale può emergere da un sistema autoriproduttivo, che perpetua sé medesimo, senza alcuna apertura verso il reale – la società civile – se non la soddisfazione dell’interesse particolare di un Io ipertrofico, che tende a sostituirsi all’esistente e a fare dell’esistente una sua propaggine?

  • Noi dobbiamo ripartire per approdare ad una RETE NAZIONALE DEL CIVISMO cercando di portare il contributo fattivo con lo scopo di far funzionare la democrazia per i cittadini, in particolare per tutti coloro non coinvolti nella partecipazione politica […] solo la pratica della democrazia favorisce lo sviluppo e la giustizia sociale […] La partecipazione a deliberazioni collettive è il nostro modello ideale di azione politica. Il cittadino ne è il soggetto centrale […] Essere cittadino significa così, essere titolare di diritti e doveri, che sono elementi costitutivi della democrazia, della civiltà e dello sviluppo, inteso in un’accezione larga e ricca, non è null’altro che lo sviluppo dei diritti.

E allora promuovere e difendere la democrazia è diventata oggi la Nuova Resistenza, l’ennesimo rinnovarsi della lotta del diritto contro il privilegio. "II linguaggio dei diritti è la base del Civismo, che è pragmatico ma fortemente orientato in senso ideale". In questo contesto, fare Impresa non può che ricevere un connotato etico. L’Impresa Etica ha una funzione sociale nuova che supera l’individuale massimizzazione del profitto (solo secondariamente creatrice di benessere per gli altri) e mette al centro il "capitale umano" anzichè quello finanziario.

  • Non è questa la condotta delle imprese e quelle italiane non fanno eccezione. Queste, vessate da imposte di uno Stato sempre più esigente e ferite duramente dalla recessione economica, mettono in salvo i propri interessi a danno dei dipendenti.

Si è pensato sinora che "l’unica legittimazione etica e sociale del fare impresa fosse quella di operare per la massimizzazione del profitto e che questo di per sé costituiva un indicatore del migliore uso possibile delle risorse e dei lavoratori". Ma "l’impresa non può prescindere dal contesto sociale e ambientale che la circonda e deve sempre assumere responsabilità non unicamente legate al profitto".

  • L’esternalizzazione all’estero è un processo che svilisce ed insulta i lavoratori italiani che per anni hanno fatto parte di un’impresa, che li esaspera e li rende costantemente schiavi di un’ingiustizia.

I lavoratori del Sud sono quelli che più pagano lo scotto della crisi economica e delle scelte delle aziende. Qui "la maggioranza delle imprese nasce, si afferma e sopravvive solo se sostenuta dal lavoro sommerso e da capitali provenienti da attività illegali". Solo scendendo a patti con l’Antistato si sopravvive. La Casta, nel corso degli anni, con politiche industriali scellerate, basate esclusivamente sui criteri dell’assistenzialismo e dell’aiuto di Stato, che hanno prodotto solo parassitismo e inefficienza, ha creato i presupposti per i casi dei "lavoratori FIAT di Pomigliano d’Arco, di Termini Imerese, quelli di Alcoa e tutte le persone che come loro sono in Cassa integrazione o rischiano il posto di lavoro e che hanno visto sfumare, assieme al posto di lavoro, i progetti, i sogni e le certezze di una vita".

  • è per questo che dobbiamo interessarci ai lavoratori d’Italia tutti, a coloro che sono usati e poi gettati via trascurando l’importanza ed il contributo in termini umani, professionali e di esperienza che questi danno costantemente ad un’impresa.
  • È così che la politica deve pensare il capitalismo del Terzo Millennio: un CAPITALISMO FATTO DA “AZIONISTI DELL’UMANESIMO”.

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