Sulle intercettazioni il governo frena. Fini invoca una leggina contro i corrotti.

Così Fini è intervenuto oggi sul tema corruzione: “Anch’io sono convinto che non ci sia una nuova tangentopoli, ma c’è un fenomeno di malcostume diffuso e casi di chi se ne approfitta“. E che cosa distinguerebbe il fenomeno diffuso di malcostume da Tangentopoli? Forse, una volta, i politici che rubavano erano parte di un sistema; oggi a essere sistematiche sono le ruberie. Ma Fini non si sofferma a discutere del presente. Immagina anche scenari del futuro, di un futuro alquanto remoto, il dopo Regionali:
  • “Se domani il Parlamento approvasse, con il voto di tutti una leggina di poche righe in cui si afferma che chi è stato condannato con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione, non si può candidare per cinque anni, la pubblica opinione direbbe: meno male. Ovvero reagirebbe positivamente. Le istituzioni poi guadagnerebbero un tassello di fiducia in più”.
  • “Questa leggina non risolverebbe del tutto la questione – ha aggiunto Fini – perché il problema è come si arriva a gestire la cosa pubblica. Questa è una grande questione. La questione non la risolveremo del tutto ma qualche antidoto si può dare. Ce ne sono tanti di antidoti: uno è la certezza dei tempi in cui si viene giudicati” (fonte: Rainews24.it).

Fini non si spinge più in là. Non osa immaginare quel che dovrebbe fare un Parlamento del genere, fitto di inquisiti e pure di condannati, dopo aver approvato la sua leggina. L’unica scelta sarebbe il suicidio, ovvero lo scioglimento delle Camere. Ma potrebbe Mr b consentire allo disfacimento della propria maggioranza di governo senza battere ciglio?

Non manca di riservare al (finto) premier una stilettata delle sue: “Il capo del governo è notorio che usa espressioni molto dirette perchè ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune Procure. Ma al netto di questa espressione, che lascia il tempo che trova, il compito della politica è quello di riformare la cosa pubblica e quindi di garantire che ci sia una giustizia in tempi brevi e certi ma anche che ci sia una giustizia autenticamente giusta, basata su quell’equilibrio necessario che oggi molte volte non c’è” (fonte La Repubblica.it).

Intanto si ode lo stridore di freni:

    • Sul ddl intercettazioni il governo va avanti ma senza votare al Senato prima delle regionali.Lo ha detto il ministro della Giustizia. Alfano ha spiegato: ‘Dal momento che il ddl e’ stato proposto dal cdm nel luglio 2008, non mi pare che abbiamo fatto in tutta fretta’.

E quindi, quale strategia sta perseguendo il nano da Arcore? Prima insiste con il DDL intercettazioni, poi fa nuovamente intervenire Alfano per spiegare che “non c’è fretta”. Forse i sondaggi gli hanno fornito l’indicazione che agli elettori non piace tanto chi cerca di sottrarsi alla giustizia. Il clima che si è creato con lo scandalo Protezione Civile lo deve aver spaventato non poco. Lui, che si era autocreato sulle ceneri della prima Tangentopoli.

    • ‘Le intercettazioni telefoniche sono uno strumento fondamentale, e con questa formulazione del disegno di legge si taglierebbe la possibilita’ di effettuare accertamenti su reati molto gravi. Il primo aspetto che va tutelato e’ quello dell’autonomia delle indagini e della magistratura.” Lo ha detto Felice Casson, senatore PD, sul DDL intercettazioni
    • ”Il secondo aspetto – prosegue Casson – e’ quello che tocca la riservatezza dei cittadini, e noi avevamo proposto e stiamo depositando una serie di emendamenti volti a porre dei filtri, perche’ notizie inutili ai fini delle indagini, che riguardano persone terze, non possono entrare a far parte degli atti del procedimento, e dunque essere conosciuti all’esterno”
    • ‘l’altro aspetto importantissimo e’ quello della liberta’ di stampa. Grazie al lavoro della magistratura e dei giornalisti si vengono a sapere notizie che con la nuova legge non potremmo mai sapere
    • il disegno di legge del governo e’ squilibrato, perche’ taglia ai magistrati e alle forze di polizia la possibilita’ di lavorare, impedisce alla stampa di fare il proprio mestiere e non garantendo, tra l’altro, la tutela della riservatezza dei cittadini come, a voce, dicono di voler fare

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