Il Direttore dimezzato: arringa televisiva in difesa di sé stesso. Io come Giovanni Amendola.

Non ce l’ha fatta a resistere dall’andare in video. Lui, Minzolini, il direttore dimezzato – a sentire le indiscrezioni sulle ultime intercettazioni, il vero direttore del TG1, il direttore ombra, è Berlusconi – parla della gogna mediatica a cui è stato sottoposto, ingiustamente, poiché nell’inchiesta di Trani, lui, non è mai stato iscritto nel registro degli indagati. E’ normale, dice il metà-direttore, che egli parli al telefono con il Presidente del Consiglio. E’ normale, funziona così, per i giornalisti. Parlano al telefono con i politici. E che cosa diranno mai? Parlano del più e del meno. Delle previsioni meteo. Del Milan.

Minzolini non entra – volutamente – nel merito dell’inchiesta. Non dice, Minzolini, che al telefono, Berlusconi – come altri, del resto – richiede particolari trattamenti. Richiede, come altri, come la bisca della Protezione civile, di non parlare di alcune notizie, o di dare sfumature a certe altre. Non ve ne siete accorti, voi tele-ascoltatori del Tg1. Poiché sono molti bravi. Lo dice Minzolini stesso, quella del Tg1 è la redazione più prestigiosa. Il Tg1 delle 20 è il principale canale attraverso cui il pubblico si informa, attraverso cui si forma un’opinione. Un mezzo così importante che – da anni, oramai – è eterodiretto dal (finto) premier attraverso le nomine coordinate di direttori generali, direttori di rete e direttori di telegiornale. Lo dimostrano, ahimé, ancora una volta, le intercettazioni. Quelle del caso Saccà (2007-2008), quelle odierne. Lo dimostra lo stesso Tg1, ogni maledetta sera.

L’uso sistematico che viene fatto del servizio pubblico al fine di orientare l’opinione pubblica è lampante, sotto gli occhi di tutti: oltre a dedicare la maggior parte del tempo alla “nota politica”, confezionata ad arte in modo da inserire le dichiarazioni degli oppositori in mezzo a due blocchi consistenti dedicati ai vari portavoce del governo e della maggioranza (prima governo e ministri, dopo portavoce, capigruppo, l’immancabile Gasparri – insomma, il cosiddetto “panino”). Non solo: sempre più spesso vengono dedicati servizi giornalistici che paiono fatti apposta per costituire una risposta indiretta alle inchieste delle trasmissioni considerate scomode. Santoro mostra le macerie de L’Aquila tutte ancora al loro posto? Il TG1, a metà giornale, parla dell’incessante lavorio di Vigili del Fuoco e Esercito nella rimozione delle stesse macerie, che al giovedì erano là, ancora nelle vie, nelle piazze de L’Aquila, mentre ora sono caricate a bordo di camion e trasportate in discarica dove vengono accuratamente setacciate per recuperare il recuperabile, oggetti personali, libri, denaro, tesi di laurea, ma anche le storiche pietre dei palazzi aquilani. E quanta burocrazia che blocca questa delicata, lunga, operazione!

Non è giornalismo, è politica. Il TG1 è stato trasformato in un organo di partito, alla stregua de L’Unità o de La Padania. Tanta parte del giornale – una parte sempre maggiore – viene dedicato alle non-notizie di cronaca, al gossip, alle condizioni meteo. In secondo piano la crisi economica; nemmeno citate le proteste degli operai cassaintegrati di Termini Imerese.

Il culmine della falsificazione del reale è stato raggiunto con la divulgazione della notizia della assoluzione dell’avvocato David Mills, anziché della prescrizione del reato. Il Direttore dimezzato non ha mai provveduto a rettificare l’immensa menzogna creata dal suo giornale. Il caso non è neppure stato considerato meritorio di uno dei suoi famigerati editoriali. Il Direttore non ha voce per questa materia. Si è censurato da solo. In completa autonomia e libertà.

L’abisso che corre fra la sua figura e quella, da lui stesso evocata, di Giovanni Amendola è incommensurabile: “Amendola era fautore di una linea politica liberal-democratica e si schierò decisamente contro il fascismo, non accettando le posizioni di compromesso che, sin dal 1921, avanzarono altri esponenti della classe dirigente come Giolitti e Salandra[…] Le sue posizioni critiche verso il regime gli valsero frequenti intimidazioni e aggressioni, fino a giungere all’aggressione fisica, quando fu bastonato da quattro fascisti e ferito alla testa, il 26 dicembre 1923 a Roma. […] Diventa, insieme a Filippo Turati, il massimo esponente dell’opposizione aventiniana e promuove una linea non violenta di opposizione al fascismo, confidando che, dinanzi alle responsabilità del fascismo nella morte di Matteotti, il re si decida a nominare un nuovo governo. […]  Il deputato liberale fu aggredito dagli squadristi a Serravalle Pistoiese il 20 luglio 1925 e non si sarebbe più ripreso dalle percosse subite. È considerato l’ispiratore del Manifesto degli intellettuali antifascisti” (fonte Wikipedia).

L'”aggressione” mediatica che Minzolini lamenta di aver ricevuto è in realtà, nella realtà tanto scomoda e da mascherare, l’opera diegetica del parresiastes, della parola libera, che nella sua funzione disvelatrice, leva la maschera e sottopone alla luce della opinione pubblica l’uomo Minzolini con la sua “vera” storia. La verità è ribaltata in gogna, la libertà di parola – la stessa libertà di parola che Amendola osava esibire al cospetto del potere totalitario fascista – in aggressione. L’opera del ribaltamento di senso è così compiuta.