Cota, il crociato.

crociati piccoli piccoli

Ha cominciato il cardinale Angelo Bagnasco, tre giorni prima delle elezioni: “votate contro l’aborto”. Una indicazione chiara, netta. Il voto dei Vescovi è un voto contro. Di protesta. Quindi la loro preferenza è andata al partito anti-abortista, o a quello che ne ha sposato, magari non esplicitamente, la causa. Bagnasco ha parlato non a tutti. Ha dato un’indicazione di voto per i “suoi”, fedeli e prelati. Bagnasco parlava alla Chiesa e ai credenti. Il suo suggerimento è veramente in grado di spostare parecchi voti. Da solo. Può far vincere o perdere una elezione. Ce lo ricorda anche Emma Bonino: “difficile vincere contro l’asse Bagnasco-Berlusconi”. Il che può far presagire l’esistenza di un vero e proprio patto fra vescovi e PdL. Ma le cose non stanno propriamente così: Bagnasco ha fornito ai suoi una indicazione che in passato non era necessaria. Ha dovuto intervenire pubblicamente. Dare il segnale. Votate per “quelli contro l’aborto”.

Il partito che si è fatto carico delle istanze dei Vescovi si è oggi manifestato. Ha mostrato il suo vero volto, mai palesato durante la campagna elettorale. Vi era l’esigenza di mantenere un profilo basso, per non spaventare gli altri elettori. Lo fanno oggi poiché la Chiesa ha avvertito l’emergenza. La pillola abortiva RU486 viene da oggi distribuita negli ospedali. E allora, via alle dichiarazioni stampa.

Comincia Roberto Cota, neo governatore del Piemonte, che ha sconfitto la pericolosa abortista Mercedes Bresso:

“Sono per la difesa della vita – ha detto Cota – e penso che la pillola abortiva debba essere somministrata quanto meno in regime di ricovero”. Alla domanda “Ma quindi quelle pillole che la Bresso aveva ordinato e che sono già arrivate in Piemonte, rimarranno nei magazzini?”, la risposta è stata: “Eh sì, per quanto potrò fare io sì” (La Repubblica).

Cota mai si era espresso in maniera così netta contro la Ru486 durante la campagna elettorale. Può davvero fermare l’erogazione della pillola abortiva? La RU486 è stata già inserita nel Prontuario Nazionale del Farmaco dall’Aifa. Certamente ne potrà ostacolare la fruizione, non la diffusione. Non potrà vietare ad un medico di somministrarla; ma potrà rendere difficile l’approvigionamento. Cota si è così palesato con il suo vero volto: Cota, il crociato. Cota al soldo del Cardinale. Viene facile intuire allora la direzione che ha preso il voto cattolico, dopo l’editto di Bagnasco. Il surplus di voti della Lega Nord alle Regionali 2010, +8% rispetto alle Europee 2009, trova una spiegazione nell’eventuale flusso di voti che Bagnasco ha generato con il suo precetto: votate contro l’aborto. I voti cattolici del PdL, del lussurioso PdL, passano pertanto al Carroccio, difensore dei veri valori della cristianità contro l’islamizzazione della società, contro il biopotere medico.

Ma Cota non è solo: Zaia si accoda a lui – tuonando “mai nei nostri ospedali” –  in una sorta di mantra ossequioso degli alti prelati, pur scossi dagli scandali – tutti all’estero, naturalmente – della pedofilia dei preti americani ed europei. Tutto ciò mentre il Tg1 riporta la dichiarazione di Papa Ratzinger contro l’eccidio dei bambini, non l’eccidio morale e sessuale perpetrato dalle mele marce in seno alla Chiesa, bensì l’eccidio dei bambini “mai nati”, degli embrioni abortiti, che mai sono giunti in vita e perciò pienamente nella disponibilità della Chiesa, nella sua battaglia di controllo della sessualità e del corpo degli altri.

Naturalmente, il coretto antiabortista non poteva non trovare in Gasparri il più opportunista, ma pure il più squadrista degli interpreti:

“Anche dal risultato delle regionali arrivano notizie negative per il partito della morte. La pillola abortiva Ru 486 non circolerà facilmente. E questa è una buona notizia. L’obbligo del ricovero è stato ribadito dal Senato e dal Consiglio superiore della sanità. La banalizzazione dell’aborto è stata sconfitta”, ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. ”In questo contesto – prosegue – sorprende la fastidiosa insistenza del direttore dell’Aifa Rasi su questi temi. Travalica il suo ruolo tecnico e sembra più un piazzista di farmaci che un garante di regole. Il suo atteggiamento insospettisce. Ci vuole un po’ di trasparenza anche all’Aifa. Ci occuperemo di questo problema” (AdnKronos).

Preparatevi ad un altro caso Boffo.