Partito Democratico: il fallimento del gatekeeper.

L’Italia vista dalla Lega appare suppergiù così: tante province verde scuro al Nord, in Veneto, Lombardia, qualcosa di più sbiadito – ma vivo – in Piemonte e parte dell’ Emilia. L’Italia vista dal PD, eccola, in un rosso più o meno tiepido, perde la propria tinta laddove il verde scuro della Lega si fa più profondo. Sarà un caso?

Inserendosi nel dibattito innescato dall’articolo di Gad Lerner sul suo blog, dal titolo ‘Le maschere del Carroccio’ (ne parlano Civati e Daniele Sensi), questo post è un tentativo di sistematizzare l’argomento e di trarre idee per una riflessione circa i difetti del PD e i punti in cui la sua proposta politica fallisce, poiché è di questo che si tratta: fallimento. Un partito come il PD, che aspira ad essere alternativa di governo, che pretende di avere vocazione maggioritaria, nel momento di raccogliere il sostegno elettorale necessario a diventare governo del paese (o di una sua parte), fa cadere al suolo tutte le probabilità di riuscita dell’azione.

  1. Una premessa metodologica è doverosa: si prenderanno in prestito diverse locuzione proprie della Teoria Sistemica della Politica (David Easton; Gabriel Almond e Bingham G. Powell); in special modo, si impiegheranno i concetti di gatekeepers (letteralmente ‘guardiani’), di gruppi di interesse, di domanda e di sostegno, senza voler per questo inquadrare il Partito Democratico in una qualsivoglia teoria sistemica, con tutti i limiti che questo tipo di approccio porta con sé. Di fatto, i termini sopra citati vengono impiegati allo scopo di facilitare la comprensione del ruolo del PD in un disegno semplificato del sistema politico italiano.
  2. L’idea di base è che il PD fallisce proprio laddove non risponde adeguatamente alla sua funzione sistemica, ovvero il recepimento delle domande dall’ambiente (società) e la loro traduzione in un progetto politico capace di raccogliere sostegno (sia elettorale che post-elettorale) che sia immediatamente riconoscibile nel quadro generale delle proposte politiche attraverso l’uso dei simboli.
  3. Il partito, il cosiddetto gatekeeper che sottende alla funzione di raccolta di domande e sostegno, secondo la Teoria Sistemica, non risiede nel cuore del Sistema Politico, nella macchina decisionale, bensì alle sue porte: il gatekeeper presiede a questa funzione per il funzionamento di sé ma anche del sistema stesso, poiché qualora i gatekeepers non funzionassero, il sistema politico diverrebbe un sistema isolato, con un grado minimo di permeabilità alla società e l’alto rischio di perire nel disordine (si veda la Teoria sistemica e il ‘Secondo principio della Termodinamica’, o Entropia). Da ciò ne viene che il sistema politico, per funzionare, necessita dei partiti, e viceversa, la società, per poter avere un certo grado di influenza sul funzionamento del sistema politico, deve produrre partiti. Da ciò ne viene che in una situazione di blocco come quella che stiamo vivendo in Italia, la società, con l’argomento dell’antipolitica, produce nuove aggregazioni di forma partitica che tendono a sostituirsi all’esistente. La Lega Nord ha avuto questa origine e porta ancor oggi, nella mediazione simbolica, i tratti caratteristici dell’antipolitica. Se il sistema non provvede a correggersi, allora la società tende a sostituirlo.
  4. La funzione di gatekeeper della Lega Nord può essere valutata, nei risultati conseguiti, negativamente: al governo per due legislature, non è ancora riuscita a realizzare il progetto politico per la quale è stata votata, per la quale ha raccolto il sostegno dell’elettorato: le riforme isitutizionali (forma di governo federale) e la riforma fiscale (riduzione carico fiscale, le tasse del nord restino al nord) sono ancora oggi in divenire (prima legislatura Lega Nord al governo, escludendo la breve parentesi del 1994, è datata 2001; nel 2010, la riforma federale è ancora un abbozzo, confluito nella forma del federalismo fiscale). Eppure il suo successo alle Regionali non lascia dubbi. Si può pensare che la teoria sistemica non sia sufficientemente esplicativa. Dove fallisce la teoria sistemica? Soprattuto, fallisce?
  5. Ci viene in soccorso il concetto eastoniano di feedback. Il feedback è il ritorno in termini di sostegno che le decisioni del sistema politico ricevono dall’ambiente. Si potrebbe dire che il feedback che la Lega Nord riceve dal corpus sociale per il proprio agire all’interno del sistema politico non è negativo. Il Carroccio continua ad essere portatore di quegli interessi. Non importa se non è ancora riuscito a raggiungere il risultato. Quel che conta è che le risposte fornite dalla Lega, federalismo e riforma fiscale, per l’area di provenienza di questa istanza, devono essere rimessi al centro del dibattito del sistema politico. Il partito di Bossi è esclusivista nella formulazione di queste linee politiche. E la loro traduzione simbolica ha ancora una grande efficacia: nord vs. sud, efficienza vs. spreco, periferia vs. centro, potere locale vs. potere centrale, indipendenza vs. dominazione, libertà vs. oppressione e così via, sono coppie dicotomiche alle quali la Lega Nord ha sempre fatto ampio ricorso nella propria strategia comunicativa. E che hanno il pregio di renderli immediatamente riconoscibili;
  6. La Lega Nord, si è detto, durante la campagna elettorale, è stata sotto-rappresentata dal media di riferimento, la televisione. Si potrebbe dire che l’elementarità della mediazione simbolica rende il mezzo del tutto superfluo, anzi ne rischia di appiattirne le forme, di snaturare l’enfasi oratoria del leader, tutta rivolta all’affermazione dell’identità leghista, nordica, (vetero)-cattolica, padano-celtica, frutto di un’opera di edificazione lunga un ventennio. Il linguaggio politico veicolato attraverso la televisione subisce una sorta di livellamento: la televisione implica un largo bacino d’utenza, un certo grado di eterogeneità linguistica e può spingere forzatamente in campi semantici di altri sottocodici (di metafore ne fanno largo uso sia Di Pietro che Bersani, ma anche Berlusconi, forse il miglior esecutore in questo senso). Umberto Eco (1973) parla di ‘argomentazione media’, ovvero di quella modalità comunicativa che anche il politico dell’ala più estrema, una volta in televisione, adotta, in virtù del fatto che è esposto alla vastità del pubblico, quindi alla vastità del giudizio. Bossi e i leghisti possono fare a meno di allinearsi alla media, e da ciò traggono profitto.
  7. Pertanto, il Carroccio, raccoglie le domande dall’area di riferimento, le traduce in un progetto politico, adducendo ad una sistematica saturazione semantica, allegorica e liturgica (il Po, Pontida, il Sole delle Alpi come bandiera, ecc.) che rende il partito immediatamente riconoscibile, grazie a cui riceve il sostegno per diventare – e questo è il paradosso – partito antisistemico di governo. Il ‘cane da guardia’ di Berlusconi, per usare una formula impiegata già da Lerner. Un partito gerarchico, coeso, strettamente raccolto intorno al capo, in cui il dissenso semplicemente non esiste:

Il popolo cui si rivolge il messaggio della Lega identifica da sempre il principio d’autorità con la tradizione. Aspira a un “noi” contrapposto all’élite, disprezzabile perché nell’élite non si distingue la cultura dal privilegio […] L’imponente travaso di voti dal Pdl alla Lega verificatosi alle regionali 2010 conferma che il fenomeno conservatore degli “atei devoti” –vogliosi di credere in Dio, patria e famiglia a prescindere dalla coerenza delle scelte di vita- ha dimensioni di massa e è solo una presenza intellettuale. Nel profondo Nord il partito dei credenti nella Tradizione è destinato a durare più del partito personale di Berlusconi. Lo congloberà, probabilmente (‘La maschera del Carroccio’, Gad Lerner).

Il caso del Partito Democratico:

  • Alcune variabili chiedono di essere dichiarate anzitempo:
    • la variabile storica (genesi del Pd, fusione dei due partiti di centro-sinistra);
    • la variabile sistemica.
  • La variabile storica: il PD è l’esito di una ‘fusione fredda’ fra due partiti, DS e Margherita, assi portanti di quella che fu l’Unione di Prodi e prima ancora dell’Ulivo; questo aspetto ha diretta incidenza sulla questione della mancanza di coesione interna del partito. La fase congressuale delle tre mozioni non è stata completamente assorbita, anzi, il segretario, che dovrebbe esser perno e sintesi delle tre proposte, riceve colpi di mortaio da dentro e da fuori le ex mozioni. Ne consegue che parti del partito non si muovono nella stessa direzione. Succede anche al Partito Democratico in USA, dove la corrente dei Blue Dogs ha rischiato di far fallire il negoziato sulla riforma della sanità. Ma laggiù il leader si è fatto sentire, ha ‘parlamentato’ con i suoi, ha condiviso e poi ha esposto la sua linea politica: unica, chiara, di poche parole e comprensibili. Gli altri si sono allienati. Questo difetto nella comunicazione politica del PD è la ragione principale che ne determina l’immagine pubblica, affetta dalla sindrome unionista (molte facce, molte parole, spesso in contrasto fra di loro). Esempi? Ricordate Enrico Letta affermare che Berlusconi ha diritto di difendersi da e nel processo? L’analisi sistemica metterebbe in evidenza come il PD non abbia un’istanza di riferimento, un gruppo di interesse chiaro e univoco verso cui rivolgersi, e pertanto esso non sarebbe in grado di selezionare un quadro di domande unico. Il PD non sa a chi rivolgersi, ne consegue che non è in grado di organizzare una proposta politica chiara. Parti del partito guardano a determinati ceti sociali (cattolici conservatori, media e grande industria); un’altra parte parla la lingua del progressismo di sinistra. Due mondi in evidente antitesi fra di loro. Non essendoci alcun lavoro di selezione e sintesi primaria, la proposta politica che ne scaturisce non può che essere confusa, inadatta ad essere sintetizzata nella necessaria mediazione simbolica.
  • La variabile sistemica: il Partito Democratico aspira ad essere alternativa; di fatto, è escluso dal governo. Il sistema partitico italiano è ben lungi dal divenire bipolare. Nonostante la robusta semplificazione avvenuta con le elezioni politiche del 2008, causata dal voto punitivo contro l’Unione di Prodi, persiste un certo grado di complessità che determina la momentanea esclusione del PD dal governo. La presenza di un forte partito a carattere regionalista, come la Lega, alleato del partito generalista più forte, implica che il PD faccia alleanze sempre più larghe per poter essere partito di governo. La sola vocazione maggioritaria, stando ai rapporti di forza usciti dalle urne delle regionali, non è sufficiente. La ricerca dell’istituto Demos, a cui riferisce la tabella precedente, espone chiaramente un trend negativo per il cosiddetto sistema bipolare italiano (% voto PD+PdL al 55.7 nel 2010, il dato più basso), al punto tale che la medesima etichetta deve essere ridiscussa in favore del cosiddetto sistema di tipo bipolare spurio (Sartori, 1976). Quest’ultimo pretende blocchi partitici speculari ed omogenei fra di loro (non un bipartitismo perfetto, che l’Italia non ha mai avuto). Ovvero, pretende che al PD, speculare al PdL, si affianchi un partito copia della Lega, che permetta l’alternarsi non di governi monopoartitici ma di governi di alleanze più o meno variabili, come accade in Germania (Socialisti e Verdi, Liberali e Conservatori che si ricombinano fra di loro). Il PD quindi è la terza gamba di un tavolo zoppo. Le regionali hanno dimostrato che laddove il PD non è egemone, deve essere affiancato da un altro partito forte (caso Puglia, Vendola e SEL).
  • L’interazione simbolica: il grande partito contenitore rischia di non contenere niente. Nell’elaborare i propri simboli pare abbia difficoltà nel concepire una propria e autonoma comunicazione di significati. Se si propone come simbolo la famiglia, il PD a cosa si riferisce? Alla famiglia nucleare (padre, madre, figlio, figlia) degli anni sessanta? Oppure nel suo orizzonte fenomenico, ammette che una coppia gay sia da considerarsi famiglia? Della Lega Nord sappiamo benissimo che non è così: la famiglia è quella patriarcale. Inoltre, se si impiegano simboli che possono aver significato religioso – l’ulivo – con che grado di libertà si possono affrontare i temi della bioetica e dei diritti civili? Quale l’effetto sull’elettorato coinvolto? Non può che essere straniamento e disorientamento. Nel simbolo elettorale è chiaro il riferimento al tricolore. Un generico richiamo alla patria presente un po’ dovunque, anche nel simbolo del PdL. Segno di una effettiva debolezza simbolica a cui si fa affidamento quando manca una vera cultura politica. Ciò è diretta conseguenza del problema della mancata collocazione del PD nel quadro sociale. Manca il gruppo di interesse di riferimento, quindi manca la simbologia necessaria. Il PD fallisce alle urne poiché fallisce nella sua funzione di gatekeeper: raccolta della domanda, formulazione della linea politica trasposta in simboli, ricerca del sostegno elettorale e post-elettorale.

4 Comments

  1. a me pare che questa lunga analisi,che ha per me centrato l’angoscioso problema interno del Partito Democratico,per quanto riguarda la Lega trascuri i due fatti importanti che la carat-
    terizzano “essenzialmente”,con tutti i vantaggi e svantaggi oggettivi messi in luce.
    1) La LegaNord per prima,più di venti anni fa,ha reintrodotto la Società Civile nella Politica,cioè nell’agire politico a tutti i livelli,rivoluzionando di fatto il sistema politico italiano,bloc-
    cato,praticamente della fine della Prima G.M. in poi,dal “seque-
    stro” della Politica operato dai Partiti – i primis dal P.C.I. – politici italiani i quali,al posto della Società Civile che si “autogoverna”,imposero il “Politico di Professione” (poi degene-
    rato in “politicante di professione”) come centro e fattore essenziale e determinante della Politica.
    Lo spintone iniziale fu dato nel Nord – da duecento e più anni il vero ed unico motore politico,intellettuale ed economico dell’Ita-
    lia – dalla LegaNord e poi fu portato avanti con estrema decisio-
    ne e determinazione da Berlusconi,che ne fece quasi un suo caval-
    lo di battaglia : quante volte ripetè in pubblico l’anatema con-
    tro il Politicante che non sa fare altro che ciarlare di politica in “politichese” e basta? e per di più avulso dai veri problemi della attuale società italiana?
    In questo modo (se si vuole semplicistico ma attraente) egli – con Bossi che,in forma più “rozza”,dice le stesse cose – ha intercettato il bisogno profondo della nuova società italiana,molto più “acculturata” di quella dei suoi padri e dei suoi nonni,di sentirsi rappresentata a livello politico da gente come lei,che lavora come lei,che ha i suoi stessi problemi e che vuole risolverli e non accetta più di “chiaccherare” di politica.

    2) La LegaNord è stata la prima e unica forza politica che ha proposto con estrema durezza,chiarezza e semplicità la NUOVA questione italiana: la QUESTIONE DEL NORD PAGATORE DI TASSE.
    Essa è stata ed è il suo proprio “cavallo di battaglia”,il cui ésito politico proposto dalla LegaNord è la trasformazione dell’ordinamento della Stato Italiano – oggi centralista – in Federale : la Repubblica Federale Italiana,analoga – per esempio – alla “BundesRepublìk Deutschland”.
    Questa propposta è stata combattuta aspramente dalla sinistra che ha fatto fallire il referendum qualche anno fa.
    E questo conta perchè i sostenitori del “centralismo romano” sono
    fortissimi ancora oggi nella Sinistra.
    Annullarli non è facile .
    Certamente la Federazione rientra nel futuro del Paese,anche perchè la possibilità che la Germania faccia “gruppo a sè” con la Francia ed altri stati del centroeuropa,in modo da salvaguardare l’euro e buttando fuori senza complimenti gli “stati spendaccioni”
    e dalla finanza allegra,non è poi così remota.
    Dieci giorni fa un Herr Professor di Tuebingen ne scriveva dottamente sull’Herald Tribune,non so se mi spiego…
    In questo caso la Sinistra si aspetta che le Regioni del Nord,in mano al PDL+Lega,rimangano attaccate alla Penisola oltrepò oppure
    se ne stacchino decisamente e si aggreghino al nord-europa “ricco e virtuoso” ?
    Per ora è fantapolitica,certo,mah chissà che Frau Merkel non regali entro l’anno al Bossi una bella Secessione…inevitabile?
    La Sinistra degli eterni politicanti che ne dice? altro che il Berlusca ed il conflitto d’interesse,con la Germania & Company di fronte,a muso duro.

    1. Alcuni punti di discussione ulteriore:
      – certo, la Lega ha la sua genesi nell’antipolitica della fine degli anni ottanta. Ma la situazione di stallo verso la quale si opponeva era legata a ragioni storiche internazionali, ricordi? I due blocchi, USA vs. URSS, il muro di Berlino, sembra un secolo fa, eppure la Lega fu possibile teorizzarla nella sua forma attuale solo dopo il 1989. Non prima. Le ragioni del blocco politico di allora non possono essere ricondotte al solo PCI; il PCI – il partito comunista più forte dell’Europa Occidentale – era la ragione per cui non era possibile un’alternanza di governo solo perché alternanza significava potere ai comunisti, legati strettamente almeno fino a metà anni settanta a Mosca;
      – due, la questione del Nord è esplosa non appena la locomotiva dello sviluppo, alimentata a suon di svalutazioni della Lira e grazie al debito pubblico, si spense verso l’inizio dei novanta, quando fu chiaro che i patti a livello europeo avrebbero portato a una disciplina ferrea in materia di moneta (Maastricht) e che il regime fiscale barzelletta non sarebbe durato ancora per molto; poiché se è il Nord a pagare più tasse, e a pagarle, è anche vero che è al Nord che si nascondono i maggiori evasori fiscali, i maggiori esportatori di capitali all’estero, i maggiori possessori di fondi neri; a un certo punto, la pacchia è finita, ma non per tutti, per alcuni, per gli ultimi della scala imprenditoriale, soprattutto i piccoli imprenditori. Per loro sì che si cominciò a pagare le tasse;
      – terzo: la spinta attuale al localismo in termini monetari è frutto della rottura dei rapporti finanziari internazionali; anche la Lega ha parlato di moneta locale, anche Grillo ne ha parlato (la sua è un’idea di moneta regionale, addirittura – più realista del Re, si direbbe). Ma dubito che l’area euro si sfaldi: come è spesso accaduto, quando sovviene la crisi, l’Unione Europea reagisce con un scarto in avanti nella sua maggiore integrazione. L’euro è una moneta senza stato: se l’Europa facesse tanto di darsi un governo politico, e soprattutto democratico, risolverebbe parte dei suoi problemi finanziari. Si sta infatti parlando del superamento della strategia di Lisbona, ne parlerò a breve su questo blog;
      – quarto: le risposte della Lega al malessere nordista non sono le uniche possibili risposte. Perciò dico che il Pd dovrebbe formulare una sua proposta politica, sua e non di altri. Cominciando dal capire quale è il proprio interlocutore. Se si conosce a chi si sta parlando, si sa cosa dire e come dirlo. Non so se mi spiego. Le ragioni di tutto questo balbettare stanno proprio lì, nella banale, normalissima, comunicazione.

I commenti sono chiusi.