Mov 5 Stelle, è De Franceschi il secondo consigliere in Emilia Romagna. Ma l’e-democracy stenta a decollare

La Comune di Parigi, 1870: l'ideale utopico della democrazia diretta

Affrancarsi dalla politica facendo politica: l’antitesi su cui si regge l’intero Movimento 5 Stelle, ovvero quella dell’antipolitica – noi non siamo un partito – giace sul supposto valoriale che ‘noi siamo meglio di loro’, noi siamo diversi poiché applichiamo un altro metodo, noi siamo democratici e loro no.
Di queste dicotomie ne è piena la storia, a cominciare dalle prime teorie della democrazia liberale, che ben presto però si scontrarono con il problema del numero e dell’organizzazione. Gli elitisti (Mosca, Pareto, Michels) diffidavano dei concetti della democrazia diretta applicati alla società, massificata o non massificata. Esiste sempre una elité di persone, un numero limitato di governanti che governano sui più, sulla massa. E’ un fatto storico, ineludibile. Per Michels, ovunque vi sia organizzazione, vi è elitismo e oligarchie (per una summa sbrigativa sull’elitismo: http://it.wikipedia.org/wiki/Elitismo).
Ora, naturalmente, ci verrebbe incontro la tecnologia, la rete, il web, i social network. La e-domocracy realizzerebbe l’ideale utopistico della democrazia diretta, della partecipazione attiva, consapevole, perpetua del netizen, immerso a tempo pieno nel suo ruolo di cittadino e politico senza soluzione di continuità. A questo vorrebbe assurgere il Movimento 5 Stelle? Le società di massa si sono sempre basate sul concetto economico della differenziazione dei ruoli e delle funzioni: settore produttivo e settore decisionale sono ambiti separati seppur connessi, sistema politico e sistema economico si influenzano e si scambiano risorse fra di loro, ma restano pur sempre due campi distinti della specialistica competenza. La politica di professione sarebbe forse al tramonto?
Il Movimento che fa capo al mentore Beppe Grillo non ha ancora un sistema di e-democracy funzionante: il portale a cui iscriversi non è ancora pronto. E allora, i grillini, si trovano a dover a che fare con la solita domanda di sempre: chi decide?
Giovanni Favia ha raccolto numerosissimi consensi. E’ stato il più votato nelle liste circoscrizionali di Modena e Bologna. Ma per il Movimento 5 Stelle spettano due consiglieri regionali e la legge elettorale specifica che debba esser il capolista a decidere. Favia ha scelto un metodo partecipato. Ha chiamato a raccolta i suoi, dai MeetUp ai circoli provinciali. Sono stati selezionati quaranta grandi elettori che hanno votato durante la riunione di Giovedì scorso. Ha vinto De Franceschi, 31 a 40 sulla candidata Sandra Poppi del collegio modenese, che pure però aveva raccolto più preferenze al voto del 28-29 Marzo. In sostanza, l’enclave dei delegati ha avuto la meglio sull’elettorato. Certo, difficile comparare i voti presi da De Franceschi in quel di Bologna, con un maggior numero di avversari e con Favia che ha spopolato, a quelli di Poppi a Modena. Ci sono voti che pesano di più, altri meno. Non sempre una testa vale un voto. Quindi ecco l’eterno dilemma del chi decide: e il voto dei ‘direttivi’ ha avuto la preminenza sul voto delle urne. Si parla di democrazia diretta, poi quando la si pratica con il voto alle urne, si scopre – complice una legge elettorale sclerotica – che a decidere è meglio esser in pochi, delegati certo dal voto degli organismi locali, ma pur sempre pochi. E’ lo spettro della democrazia partecipativa che ritorna a dispetto di quella diretta. E’ sempre la questione del numero, dell’organizzazione. Organizzazione vuol dire oligarchia. A prescindere dall’essere un partito o meno. Ma tranquilli, un giorno la tecnologia farà il suo ingresso.

Se ne parla anche qui:

Questa l’opinione di Giovanni Favia:

    • Ho scelto di condividere questa responsabilità con la base. Se avessi scelto avrei fatto come tutti gli altri politici… Invece io io mi asterrò dal voto e non darò nessuna indicazione.
    • Ho chiesto ai referenti provinciali della raccolta firme di iniziare a porre la questione agli attivisti del loro territorio; contemporaneamente abbiamo fatto girare il curriculum dei due potenziali consiglieri
    • Le persone hanno così iniziato il dibattito via mailing list e forum, poi i gruppi locali hanno espresso dei rappresentanti provinciali in base alla loro popolazione, quelli che noi chiamiamo i 40 grandi elettori, più o meno sono uno ogni 100.000 abitanti seguendo la ripartizione del numero di candidati per ogni collegio provinciale
    • Ieri sera c’è stato infine l’incontro regionale nella sala del quartiere Savena a Bologna per votare e scegliere il nostro secondo consigliere regionale
    • in futuro lavoreremo per far iscrivere tutti i nostri simpatizzanti ad un portale regionale tramite password, cosicchè tutti possano direttamente e senza filtri partecipare alle scelte politiche del MoVimento. All’oggi non siamo ancora pronti
    • Se Andrea e Sandra fossero arrivati primi come numero di preferenze nei loro due collegi, nessuno gli avrebbe chiesto di farsi da parte per una “secondaria”. Il fatto centrale è che gli elettori non hanno scelto loro, hanno votato me in entrambi i collegi ed ora ci troviamo in una situazione dove entrambe le persone hanno il medesimo e legittimo diritto di diventare consigliere regionale. Gli elettori mi hanno dato una grande responsabilità, ed io responsabilmente ho deciso di seguire un percorso partecipato.
    • Per quanto riguarda le preferenze non è possibile compararle e farne un criterio assoluto perchè sono maturate in due collegi distinti, con un numero differente di candidati in gara e con una situazione ambientale molto diversa. Io a Bologna ad esempio ho calamitato tutte le preferenze di lista ed i candidati non hanno fatto campagna per se stessi ma tutti per il gruppo. Bellissimo no?! Abbiamo una certa etica. In altre province, legittimamente, hanno fatto un’altra scelta.
    • Nel nostro MoVimento si può discutere e litigare per qualsiasi cosa, ma non per delle poltrone. La poltrona non deve essere l’obiettivo di nessuno dei nostri. Se ci accorgiamo del contrario, ed a volte è accaduto, provvediamo senza esitazione ad allontanare chi è fuori dai binari. Il MoVimento ha sempre le porte aperte ed essendo l’animo umano insondabile non possiamo mai permetterci di abbassare la guardia. Sicuramente poi c’è chi in assoluta buona fede non è d’accordo con la scelta fatta, però “democrazia” significa anche accettare, quando capita, di essere minoranza, non è possibile raggiungere sempre l’unanimità, bisogna sapere adeguarsi ed andare avanti se si crede in un progetto di più ampia prospettiva.

Per dovere di completezza, la versione di Modena 5 Stelle:

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11 Comments

  1. Ok sono modenese e quindi forse di parte, ma la Poppi in Emilia-Romagna ha ricevuto il numero maggiore di consensi dopo Favia.

    Quindi, se è vero che queste liste dovrebbero essere espressione del popolo e non della politica, allora mi sa che la Poppi dovrebbe diventare consigliere..
    Chi glielo fa fare, ai modenesi, di rivotare i grillini, se poi alla fine a decidere sono sempre i capi come nei normali partiti?
    Cosa cambia tra loro e gli altri, a questo punto?

    1. E’ chiaro che la questione è rilevante. Se per legge doveva decidere Favia, ma Favia ha optato per il metodo partecipato, allora in assemblea si sarebbe dovuto far prevalere il principio della rappresentatività popolare. Invece si è andati al voto di nuovo fra i pochi delegati. Boh. Favia dice, basta campanilismi. Lavoriamo per l’Emilia-Romagna, eccetera, però io dico che il metodo nel prendere le decisioni è fondamentale. E qui si è difettato in termini di ‘rispetto delle urne’.

  2. Ciao ragazzi, come poter mettere a confronto Andrea e la Sandra quando non si sono misurati nello stesso collegio? Capite che per noi la questione del secondo consigliere e’ delicatissima, il ruolo sara’ di grande responsabilita’ e dovra’ rappresentare tutte le province non solo Modena. Non avevamo soluzioni. Tra pochi mesi finalmente sara’ pronto il portale web e avremo risolto questi tipi di problemi. Ciao

    1. Ciao gio. Sono curioso di vedere come funzionerà il portale. Ieri seguivo la diretta streaming da Napoli della riunione post voto (fino al blocco della trasmissione live). Ma non sono riuscito ad interagire più di tanto. Nel post ho messo un’immagine che rappresenta la Comune di Parigi del 1870, ultimo esperimento in termini di democrazia diretta nella storia. Funzionò per poco e solo entro i confini di una città già grande com’era allora Parigi. Questo per far comprendere come la questione dell’organizzazione e del numero sono ostacoli rilevanti nell’applicazione dell’ideale perfettamente democratico. Aspetto a cui per ora anche il Mov 5 Stelle deve confrontarsi, come tu ben sai.
      Tu parli giustamente di difficoltà di comparazione fra i voti presi da Sandra e quelli presi da Andrea: perché i collegi sono diversi, perché concorrevano con candidati di portata elettorale diversa. Stando a questo criterio, però, sono spinto a credere che i voti di Modena abbiano minor valore di quelli di Bologna. Il rischio di incorrere in questo ragionamento è forte e mi chiedo come fare a superare questi aspetti critici in futuro. Una legge elettorale opportunamente corretta e resa chiara nel suo funzionamento sarebbe cosa buona. Si potrebbe aggiungere al programma del Movimento, che ne dici?
      Un saluto, vi seguo sempre.

    1. Sì, insomma, un bel guazzabuglio, Emanuela. Adesso leggo anche il post su Fb di Favia per comprendere meglio. Nella riunione di giovedì questi aspetti di criticità sono emersi oppure no? Mi pare che qualcuno usi il Mov per ambizioni personalistiche mal celate.

    1. So che Grillo ha fatto proprie molte delle battaglie di altri, come quella del rimborso IVA sulla TIA (Tassa Rifiuti). Vediamo quando si accorge che Tremonti ha inserito una norma interpretativa (illegittima) che di fatto annulla i ricorsi. Io ne parlo da quattro giorni e sto invitando a fare lo stesso a chiedere il rimborso. Lui arriva sempre un po’ dopo.

  3. il tempo è galantuomo! Vedremo anche cosa faranno con Errani; io sono molto curiosa, ho letto che per Formigoni l’hanno fatto e perciò, per mantenere la promessa fatta ai Modenesi in Piazza Duomo, Favia, che ha la sedia di Modena, dovrebbe impegnarsi per mantenerla. vedremo vedremo….

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