Emergency, per il Times gli italiani hanno confessato

Secondo il Times, i medici chirurghi italiani Matteo Dell’Aira, dirigente medico di Milano, Marco Garatti, chirurgo, e Matteo Pagani, capo della logistica, arrestati ieri dalle forze di sicurezza afghane, con il contributo di agenti segreti inglesi, avrebbero confessato il loro ruolo nella preparazione di una serie di attentati che dovevano portare all’omicidio del governatore Gulab Mangal, governatore dell’Helmand, provincia meridionali dell’Afghanistan.

Sempre secondo il Times, gli agenti segreti avrebbero posto sotto osservazione i tre da un mese, scoprendone gli intrecci con le forze talebane ribelli: il progetto di attentato avrebbe dovuto concludersi proprio con l’uccisione del governatore nell’ospedale di Emergency, una volta creato un massacro in uno dei mercati di strada. Uno dei medici italiani avrebbe percepito 500.000 $ per aiutare l’organizzazione di questo massacro. Il dubbio era sul ruolo svolto da questi sedicenti ‘agenti segreti’: inizialmente era stato smentito un loro intervento nella cattura dei tre medici. Era stato detto che l’irruzione in ospedale era stata condotta soltanto dalla polizia afghana, ma stasera il Times afferma il contrario:

“Afghan police and intelligence agents stormed the hospital – which specialises in providing accident and emergency treatment to war victims – on Saturday afternoon” (The Timesonline).

Le Forze Speciali Inglesi e il Secret Intelligence Service con sede a Helmand non fanno parte della missione della NATO, ma lavorano a fianco delle forze afghane a Helmand. A che titolo queste forze speciali stiano operando in Afghanistan questo è un mistero. Nell’articolo del Times, addirittura si parla di una manifestazione svoltasi oggi a Helmand, nel corso della quale duecento dimostranti avrebbero intonato cori del tipo ‘Morte all’ospedale di Emergency’.

Naturalmente le dichiarazioni di Gino Strada sono state durissime, e soltanto l’ipotesi che medici chirughi, i quali hanno abbandonato da anni carriere sicure in Italia per fare il medico di guerra, si siano bruciati per sostenere degli attentatori, pare alquanto bizzarra. L’ambasciatore italiano non è ancora riuscito a raggiungere i tre detenuti, né si conoscono le condizioni in cui sono trattenuti. Le presunte confessioni certamente sarebbero state raccolte calpestando ogni diritto della persona. Il Ministro degli Esteri, Frattini, anziché alzare la voce affinché siano fornita loro l’adeguata assistenza legale, oggi ha affermato che:

“In attesa di poter conoscere la dinamica dell’episodio e le motivazioni dei fermi, il governo italiano ribadisce la linea di assoluto rigore contro qualsiasi attività di sostegno diretto o indiretto al terrorismo, in Afghanistan così come altrove […] Le persone in stato di fermo lavorano in una struttura umanitaria non riconducibile né direttamente né indirettamente alle attività finanziate dalla cooperazione italiana”.