Fronte Acqua Pubblica, IDV va da sola al referendum

Il Fronte dell’Acqua Pubblica si spacca sul referendum. Italia dei Valori corre da sola con il proprio quesito referendario. La rottura con il Fronte dell’acuqa pubblica si è consumata negli ultimi giorni, a fronte però di un semestre di ambiguità da parte di IDV.
Nei giorni seguenti l’approvazione del decreto Ronchi, sia Di Pietro che Bonelli (Verdi), che Rosario Trefiletti (Federconsumatori), annunciano referendum. Viene creato il Forum Italiano dei movimenti per l’acqua pubblica, il quale indice chiama a raccolta tutti i soggetti interessati a presentare e ad appoggiare il refrendum anti-decreto Ronchi. Risposta affermativa dei Verdi e di Ferderconsumatori, ma IDv comincia la sua tacchica di attesa. Leoluca Orlando frena e IDV ritarda a dare risposta. A sorpresa, IDV, presenta un quesito referendario proprio, in data 19 dicembre 2009, senza coinvolgere i movimenti. Orlando rassicura, IDV non vuol cavalcare il tema dell’acqua pubblica, non ci sono fughe in avanti.
Il 9 Gennaio scorso, il Forum decide per tre quesiti con i seguenti criteri:

  • distinzione fra comitato promotore (reti associative) e comitato di sostegno (partiti);
  • inizio raccolta firme dopo le elezioni regionali.

Leoluca Orlando, a questo punto della storia, sostiene il metodo deciso a Napoli e afferma che IDV congelerà il proprio quesito. Seguono altre due riunioni del Forum nazionale, del 26 e del 30 Gennaio, in cui IDV non smentisce l’impianto dei tre questiti referendari fin qui proprosto. La svolta avviene con il Congresso IDV del 5-6 Febbraio: Paolo Brutti contatta i responsabili del Forum (Corrado Oddi, Vittorio Lovera, Paolo Carsetti e Marco Bersani) per informarli che esiste un problema riguardo i quesiti referendari. “IDV vuole stare a pieno titolo nel Comitato promotore. Dice anche che chi ha partecipato alle riunioni – Leoluca Orlando – ha negato di aver dato il consenso alle proposte del Forum italiano dei movimenti per l’acqua” (Tutto quello che avreste voluto sapere su il referendum e l’IdV e non avete mai osato chiedere). Si consuma una prima rottura fra IDV e il Forum Acqua Pubblica. Rottura che diventa concreta il 12 Marzo, quando il Forum incontra IDV nelle persone di Luigi De Magistris, Paolo Brutti e Antonio Di Pietro: Di Pietro non accetta la distinzione fra reti associative e forze politiche proposta dal Comitato promotore. E’ questo il problema fondamentale per lui. Non si tratta di rilievi a carico dei quesiti refrendari, ma del posto che IDv dovrebbe occupare all’interno del Comitato promotore. Di Pietro vuole il referendum per sé. Poi è il silenzio elettorale a posticipare la resa dei conti, che avviene fra una puntata di ‘Porta a Porta’ e una lettera dai toni glaciali, dice Il Manifesto:

  • 29 marzo 2010 : Antonio Di Pietro a “Porta a porta” annuncia intenzione di depositare quesiti referendari entro metà aprile e di iniziare la raccolta di firme il 1 maggio.
  • 31 marzo 2010 : il Comitato promotore deposita i tre quesiti referendari, lancia la campagna con conferenza stampa, stabilisce l’avvio della campagna raccolta firme per il 24 aprile e chiede incontro formale all’IDV.
  • Inizio aprile 2010 : proseguono tutti i contatti possibili con Leoluca Orlando (irreperibile), Luigi De Magistris e Paolo Brutti per tentare di scongiurare l’iniziativa autonoma dell’IdV. Il Forum italiano dei movimenti per l’acqua attua una incisiva email-bombing su tutti i parlamentari e gli eurodeputati dell’IdV. Nessuna risposta alla richiesta di incontro.
  • 7 aprile 2010 : Escono prese di posizione di Luigi De Magistris e di Sonia Alfano affinché si arrivi ad un accordo unitario. Dentro i comitati territoriali si registra l’imbarazzo degli attivisti dell’IdV che, totalmente all’oscuro delle decisioni maturate ai vertici del partito, non capiscono perché l’IdV voglia procedere in questo modo.
  • 7 aprile 2010 : Di Pietro scrive al Forum italiano dei movimenti per l’acqua, annunciando il deposito del suo quesito e producendosi in una serie logica di passaggi del tipo: vado da solo perché non mi avete voluto, anzi, vado da solo perché non sono d’accordo con voi, anzi vado da solo perché i vostri quesiti sono giuridicamente sbagliati, ma comunque sono con voi (che non mi volete, che scrivete quesiti che non condivido, che scrivete quesiti giuridicamente sbagliati) e raccoglierò le firme anche per voi. Saremo noi e voi separati ma insieme, quanto ad incontrarvi non ho nessuna intenzione di farlo (Tutto quello che avreste voluto sapere su il referendum e l’IdV e non avete mai osato chiedere).

Per Paolo Ferrero (Rifondazione) si tratta di un vero e proprio scippo. Increduli i Verdi. De Magistris e Sonia Alfano manifestano una posizione di dissenso verso il proprio Presidente attraverso una dichiarazione pubblica.

È il senatore Paolo Brutti, responsabile ambiente dell’Italia dei Valori, a spiegare qual è il vero senso dell’iniziativa referendaria proposta da Di Pietro: «È vero, la nostra proposta è vicina a quella del Pd – racconta – perché per noi è prioritario respingere il decreto Ronchi». Ovvero l’obiettivo sembra essere più la politica anti Berlusconi che l’acqua pubblica. «Vogliamo riportare lo stato delle cose a prima del decreto Ronchi, lasciando scegliere i comuni tra le tre forme di gestione, quella pubblica, quella mista e quella privata, come aveva già stabilito il governo Prodi» (IL MANIFESTO).

Insomma, un vero guazzabuglio in cui IDV ne esce a pezzi. Non è chiaro quale sia l’obiettivo di Di Pietro: avere visibilità politica mettendo il cappello sul refrendum, oppure non scontentare il PD, nel quale comunque prevalgono posizioni di differenziazione rispetto alla politica del Forum Nazionale per l’Acqua Pubblica, ovvero vuole mantenere la distinzione fra acqua come bene comune e gestione del bene comune, che può anche esser affidata ai privati secondo logiche societarie miste, a capitale pubblico e privato. La divisione è nota, e ricalca più o meno quella che si profilò nel governo Prodi nel 2006, quando si attuò una prima liberalizzazione nei servizi di gestione dell’acqua, con l’opposizione dei partiti di sinistra e dei verdi. Pare che Di Pietro voglia muoversi in senso monopolistico sul tema dell’acqua, forse per non far riprender fiato ai moribondi partiti di sinistra, Rifondazione e PdCI in testa, suoi diretti concorrenti nel mercato elettorale.

Per partecipare alla raccolta firme del Forum Nazionale Acqua Pubblica: http://www.acquabenecomune.org/index.php

Questo il manifesto per l’acqua pubblica, pubblicato da Il Manifesto, giornale comunista:

    • Privatizzare l’acqua vuol dire in primo luogo farla costare di più per farla «rendere».
      Questa prospettiva basterebbe da sola per mettere sull’avviso i cittadini, perché si entrerebbe in una logica diversa da quella che regola i beni di tutti: il nuovo possessore potrebbe venderla, cederla a chi può pagare di più
    • La tendenza dell’acqua (e della sua proprietà) scorrerebbe sempre, come l’acqua del fiume, dal piccolo al grande: ad esempio, in un periodo di siccità potrebbe avvenire che l’acqua disponibile non venga più ripartita tra tutti in modo equo, secondo un metodo democratico e civile, ma seguendo altri principi, quelli del potere economico.
    • Nell’intento di guadagnare, il venditore privato dell’acqua tenderà a venderne il più possibile per aumentare il fatturato e i profitti. L’idea del risparmio, di un uso cauto dell’acqua, per evitare gli sprechi eccessivi e non intaccare le scorte dei bacini sotterranei, non alterare lo scorrere dei fiumi lo stato dei laghi, sarebbe del tutto estranea agli investitori che devono rendere conto a soci e fondi d’investimento, al cosiddetto mercato e quindi pensano di avere una ragione fortissima per vendere il massimo quantitativo di acqua disponibile
    • L’opportunità di conoscere con precisione la risorsa idrica (dalle fonti al sistema dei consumi) è essenziale per i cittadini, ma non lo è nello stesso modo e senso dai gestori privati che hanno  tutto l’interesse a tenere per sé alcune informazioni che potrebbero «turbare» il pubblico dei consumatori e diffonderne invece altre che spingano verso consumi innaturali.
    • La conoscenza dei problemi e per contro dei costi e dei benefici orienta in modo assai diverso gli investimenti e le tariffe dell’acqua: le priorità e quindi le spese che il pubblico è disposto o ritiene di dover fare non coincidono con quelle dei padroni dell’acqua.
    • Il meccanismo decisionale che ne scaturisce può quindi essere il risultato di un dibattito democratico con le conseguenti scelte esperte ed equanimi, oppure l’esito di un confronto tra i soci la cui priorità non è il bene comune ma il profitto aziendale, la soddisfazione dei soci e un dividendo più solido: ragioni forti ma che non hanno niente a che fare con la sete delle persone e la necessità di non sprecare l’acqua, il bene più prezioso che abbiamo.

2 Comments

  1. […] Fronte Acqua Pubblica, IDV va da sola al referendum Il Fronte dell’Acqua Pubblica si spacca sul referendum. Italia dei Valori corre da sola con il proprio quesito referendario. La rottura con il Fronte dell’acuqa pubblica si è consumata negli ultimi giorni, a fronte però di un semestre di ambiguità da parte di IDV. blog: Yes, political! La rassegna stampa indignata e per | leggi l'articolo […]

I commenti sono chiusi.