Bocciato il DL Salvaliste? Il PD si rimangia la parola: pronto il DL Salva-Effetti del Salva-Liste. Ormai è sclerosi.

Ricordate la vicenda del Decreto Salvaliste, che il governo approvò fra le proteste delle opposizioni, per sanare gli inghippi nella presentazione delle liste del PdL in Lombardia e Lazio? Bene, quel decreto è stato affossato dal PD lo scorso lunedì, durante la seduta di discussione sulla conversione in legge del decreto medesimo con un emendamento a sorpresa, approfittando delle pesanti assenze del PdL. E’ chiaro che la decadenza del decreto avrebbe aperto le porte ai ricorsi alle Corti d’Appello. Apriti cielo. Vorreste mica far tornare il PD alle urne? Siete ammattiti? Qualcuno ha dovuto sporcarsi le mani e in men che non si dica ha proposto un disegno di legge ‘salva-effetti’ in Commissione Affari Costituzionali, relatori on. Donato Bruno (PdL)e on. Luciano Dussin (Lega) lo stesso 13 Aprile e poi approvato in fretta e furia, anche con i voti del PD, il giorno successivo. Ieri il disegno di legge è approdato in aula alla Camera e, con una velocità a dir poco sorprendente, è stato approvato. Naturalmente dovrà subire la medesima sorte al Senato, salvo difficili modificazioni.

Ne parla oggi Travaglio su Il Fatto Quotidiano. Usa la parola ‘inciucio’, lui. Anche Civati è dubbioso sul perché si sia deciso di votare questo disegnino di legge.  IDV ha votato contro. Non sono mancati i battibecchi in aula. Il relatore On. Bruno ha mostrato una certa frettolosità nello sbrigare la pratica. Il rappresentante del Governo, il sottosegretario di Stato per gli Interni, Michelino Davico, si è dichiarato pienamente concorde con il relatore.

Le ragioni del disegno di legge possono però essere così riassunte: c’è un precedente, datato 4 aprile 1995 , giorno in cui si discusse il decreto-legge di proroga dei termini per la presentazione delle liste nelle elezioni regionali ed amministrative di quella primavera, dreceto che venne bocciato (si travvata del n. 90/1995); nonostante ciò si legiferò in modo da ritenere salvi gli effetti da questo prodotti; due, il PD proprio non resisterebbe al grave attacco che la maggioranza potrebbe portare alla giustizia in caso di mancata ratifica delle Corti d’Appello degli esiti del voto del 28-29 Marzo in virtù della decadenza del decreto salva-liste e/o dietro proposizione di ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Si verrebbe a creare una crisi istituzionale profondissima, che minerebbe del tutto il già delicato equilibrio fra politica e magistratura. Queste le ragioni, peraltro chiaramente espresse in aula dal deputato PD Gianclaudio Bressa:

Con il provvedimento di oggi entrano in gioco delle questioni rilevantissime sul piano della Costituzione e della democrazia; entrano in gioco l’articolo 1 e l’articolo 48 della Costituzione (il valore del voto, la sovranità appartiene al popolo, il voto è uguale, libero e segreto); entra in gioco un principio fondamentale che è alla base di ogni stato di diritto, il principio di tutela dell’affidamento.

L’articolo 77 della nostra Costituzione prevede la possibilità di fare salvi gli effetti di un decreto-legge che non viene convertito: si tratta di una espressione tipica del principio dello Stato di diritto. Questo articolo 77 è un caposaldo, un fondamento della regola dello Stato di diritto, della convivenza civile nel nostro Paese. Anche se per noi il decreto-legge era incostituzionale, ed anche se poi non convertito, il decreto-legge dopo la sua adozione era una norma valida ed efficace. L’eccezionalità della decadenza ex tunc, se è espressione di una estrema diffidenza della Costituzione rispetto allo strumento del decreto-legge e di una indicazione di prudenza circa il suo stesso utilizzo, è per la stessa Costituzione un’anomalia e pertanto la Costituzione prevede la possibilità per la Camera di regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti-legge non convertiti.

È in gioco un principio fondamentale, quello dell’affidamento, della tutela dell’affidamento, in virtù del quale i cittadini e l’amministrazione hanno applicato norme valide ed efficaci.

Le stesse ragioni che inducono a considerare costituzionalmente scorretto l’uso del decreto-legge in materia elettorale (tanto più a competizione aperta, perché è in gioco il principio fondamentale della sovranità popolare), quelle stesse ragioni che abbiamo usato per far saltare il decreto, sono quelle che ci impongono di evitare un’anomalia ancora più grave: che un voto espresso in base alle norme vigenti possa essere travolto dall’irresponsabilità di chi ha voluto il decreto e non è stato capace di convertirlo. Non può un fatto grave, come ha ricordato adesso il collega della Lega, ma circoscritto, vanificare l’espressione della sovranità popolare. Non votare a favore di questo provvedimento, che salva il voto deliberatamente espresso il 28 e il 29 marzo, significa annullare la certezza del diritto. Senza certezza del diritto non vi è società, non c’è convivenza civile, non c’è democrazia (Resoconto Stenografico Seduta Camera del 15 Aprile 2010).

Perciò si conviene che le ragioni, da un punto di vista squisitamente costituzionale, ci sono e sono valide. Ma quelle politiche? Non stupisce tanto la reticenza del PD a scontrarsi sul terreno giuridico per le irregolarità delle liste PdL, quanto l’animosità dei parlamentari democratici nell’aiutare con tanta animosità la maggioranza. Perché votare un disegno di legge che avrebbe dovuto essere a carico di altri? Il voto favorevole del PD al DDL Salva-Effetti del Salva-Liste pare proprio un ‘risarcimento danni’, non per il popolo sovrano, bensì per la maggioranza. Più che parlare di inciucio, alla maniera di Travaglio, occorre parlare di sclerosi.