Quella sporca dozzina de ‘Il Giornale’: Fini all’attacco di Feltri

Continua l’offensiva mediatica di Gianfranco Fini. Oggi la tappa a SkyTg24, nautralmente passata sotto silenzio dal media di riferimento del governo, ovvero il Tg1. Eppure, il reprobo Fini si è cimentato in una replica del suo repertorio preferito, il ‘controcanto’, esordendo con la frase sibillina, “Non credo che in una democrazia ci sia mai troppa libertà di stampa”. Poi, tronfio di gloria, fa spaere di aver scoperto il gravissimo conflitto d’interesse che alberga nel governo – con brevi pause e anche con la sua complicità ora forse rinnegata- da quindici anni. Eh sì, l’esponente della destra liberale ex o post fascista che sia, ha denunziato alla pubblica opinione l’evidenza del “conflitto di interessi in cui si trova l’editore de ‘Il Giornale'”. Ma guarda.

L’editore – afferma il presidente della Camera – ha ritenuto che fosse molto, molto importante avvalersi di uno staff che fa vendere migliaia di copie…». Poi, a proposito del direttore del ‘Giornalè, Fini ribadisce che questo usa la «penna come se fosse una clava» […] ha ammesso pubblicamente di essere consapevole dei problemi politici che quel giornale ha determinato, basti pensare alla vicenda Boffo […] da un lato c’è l’interesse dell’editore, dall’altro c’è l’interesse del presidente del Consiglio, che sono nella stessa famiglia […] è un caso di conflitto di interessi (Fini: in una democrazia la libertà di stampa non è mai troppa – Italia – l’Unità.it).
Un caso isolato? verrebbe da chiedersi. Un caso nato ieri? Un caso limitato alla sola carta stampata? Forse il Presidente della Camera difetta di coraggio. Perché se deve parlare di conflitto di interesse, allora lo faccia sino in fondo, denunciando l’occupazione politica della Rai, per esempio, l’uso politico degli organi d’informazione della prima rete Rai, la censura dei talk show durante le ultime elezioni regionali. Dica chiaramente che l’attuale testo del DDL Intercettazioni è profondamente anti-liberale e teso a far calare la scure della censura sulla cronaca giudiziaria. Perché se non ha il coraggio di farlo, allora si prepari a esser colpito e affondato definitivamente dallo stesso sistema che pretende di combattere. Poiché nelle gallerie sotterranee di Palazzo Grazioli, qualcuno si sta muovendo:

Raccontano da Palazzo Grazioli che alcuni giorni fa, stufo delle solite critiche, ha deciso di non rimanere oltre con le mani in mano e di voler cominciare a capire come limitare, sul piano della battaglia culturale, il terreno d’azione di quel fastidioso circolo, iniziando dalle fonti di approvviginamento. Per questo, adottando uno schema già usato tempo fa in occasione dell’appello agli inerzionisti a tener presente il tasso di “negatività” delle testate sulle quali comprare o meno pubblicità, ha domandato che sul suo tavolo venisse portata la lista degli imprenditori che contribuiscono alla fondazione presieduta da Adolfo Urso […] Berlusconi vuole vedere, scritti nero su bianco, i nomi dei non pochi uomini di impresa che sostengono il think tank del presidente della Camera, e magari cercare di capirne le ragioni, per verificare se, anche di fronte alla svolta antiberlusconiana del cofondatore Pdl, siano o meno ancora intenzionati ad aiutare un pensatoio che ogni giorno di più si dimostra la spina nel fianco del governo (Rubriche – l’Unità.it).