Intercettazioni, il governo cambia l’emendamento “D’Addario”

Mentre il ddl Intercettazioni langue in 2a Commissione Giustizia, la Conferenza dei Capigruppo alla Camera riunitasi oggi, non ha preso alcuna decisione se inviare il testo in aula come emendato dalla commissione. Questo nonostante le pressioni della maggioranza la quale parla per bocca dell’on. Quagliarello, secondo il quale il disegno di legge giace in commissione “da oltre un anno” – come per dire, tempo immemorabile – e “il suo iter in commissione” è già “abbastanza avanti e credo che subito dopo il decreto incentivi che scade la settimana prossima si potra’ procedere con il ddl intercettazioni”. Risposta della Finocchiaro (PD):

  • La presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro ha tirato il freno in Conferenza dei Capigruppo quando il vicario del Pdl Quagliariello ha proposto la calendarizzazione del provvedimento per l’Aula gia’ dalla prossima settimana. ‘Mi sembra – ha detto Finocchiaro – che siamo ben lontani dall’aver sciolto i nodi principali del provvedimento’

La giornata di oggi in Commissione Giustizia è stata caratterizzata dall’approvazione di un piccolo emendamento dell’opposizione a firma di Casson (PD) e altri ma soprattutto dalla presentazione da parte del governo dell’mendamento all’emendamento D’Addario, versione 3.0. L’emendamento D’Addario è stato così nominato per una intuizione giornalistica quell’emendamento che vieta registrazioni di conversazioni e comunicazioni fraudolente, ovvero senza l’informazione e il consenso di chi viene immortalato nei nastri o nelle memorie digitali. Una norma scritta su misura contro la escort del sex gate all’italiana.
Ecco come il governo intende cambiarlo:

    • 1.2007 (testo 3)IL RELATORE

      Al comma 26, dopo la lettera g), inserire la seguente:

      g-bis) dopo l’articolo 616 del codice penale, è aggiunto il seguente:

      “Art. 616-bis. (Riprese e registrazioni fraudolente). Chiunque fraudolentemente effettua riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a cui partecipa, o comunque effettuate in sua presenza, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni, se ne fa uso senza il consenso degli interessati.

      La punibilità è esclusa:

      quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono utilizzate nell’ambito di un procedimento innanzi ad autorità amministrativa ovvero giudiziaria ordinaria o amministrativa o nell’ambito di un procedimento volto alla definizione di una controversia;

      quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate nell’ambito delle attività di difesa della sicurezza dello Stato;

      quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate ai fini dell’attività di cronaca dai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale;

      Il reato è punibile a querela della persona offesa.”

Sostanzialmente viene confermato il primo comma, mentre il secondo, che inizialmente prevedeva l’esclusione della punibilità solo nel caso emerga “una notizia di reato e la stessa viene tempestivamente comunicata all’autorità giudiziaria”, vede ampliato il novero di casi non punibili, salito a tre:

  1. UTILIZZO IN PROCEDIMENTO GIUDIZIARIO O AMMINISTRATIVO: quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono utilizzate nell’ambito di un procedimento innanzi ad autorità amministrativa ovvero giudiziaria ordinaria o amministrativa o nell’ambito di un procedimento volto alla definizione di una controversia;
  2. SICUREZZA NAZIONALE: quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate nell’ambito delle attività di difesa della sicurezza dello Stato;
  3. ATTIVITA’ DI CRONACA: quando le riprese o registrazioni di cui al primo comma sono effettuate ai fini dell’attività di cronaca dai giornalisti professionisti iscritti nell’albo professionale.

Relativamente al primo caso, il più controverso, non si capisce se il reato non sia più punibile solo dal momento in cui un giudice decide di impiegare il materiale durante il dibattimento o se ciò valga anche per la fase di istruttoria; oppure, un esempio pratico, il caso del pestaggio da parte della polizia a Roma del ragazzo passante scambiato per ultrà, è punibile chi ha registrato le immagini? Anche in questo caso le persone immortalate non sono a conoscenza della registrazione. Chi opera le registrazioni non è un giornalista iscritto all’albo professionale come invece previsto dal terzo punto. Che succede? Se non sono un giornalista non posso produrre una testimonianza filmata di un reato di cui sono testimone? Le eccezioni sono ben più delle tre introdotte dal legislatore. E il governo dimostra di non conoscere una materia, quella del diritto di privacy, che ha implicazioni enormi sul quadro giuridico complessivo.

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