Il mistero dell’Addaura fra servizi deviati e eversione

A inoltrarsi nei misteri del fallito attentato a Giovanni Falcone, all’Addaura, nel Giugno 1989, non bastano le mappe della memoria né gli archivi storici. Forse quel che verrà scoperto dopo vent’anni non sarà sufficiente a poter riscrivere la storia di questa pagina di lotta alla Mafia. Forse la rivelazione del nome dell’agente segreto, chiamato Franco, legato all’ex sindaco di Palermo, don Vito Ciancimino, promessa dal figlio Massimo grazie al ritrovamento in famiglia di un vecchio telefonino del padre, aiuterà a leggere anche questo episodio diversamente dalle sentenze passate in giudicato, esclusivamente orientate ad attribuire la paternità dell’attentato ai padrini di Cosa Nostra. Ma se si provano a unire tutti i ‘puntini’, come in un rebus enigmistico, anticipando i tempi della conclusione di indagini quantomeno tardive, il quadro appare inquietante.

  1. Le indagini iniziali: il mistero della data, gli identik e l’esplosivo.

    • il tentativo di attentato fu posto in essere il 20 Giugno 1989 e non il 21, giorno della effettiva divulgazione della notizia; ragion per cui, tutto l’armamentario argomentativo che collegava il fallimento dell’attentato alla casualità della scelta di Falcone di ‘non fare il bagno’ è priva di fondamento: l’attentato fallisce, lo sappiamo oggi, perché due poliziotti, in forza al Sismi, si accorgono dei movimenti intorno alla costa prospiciente la villa di Falcone;
    • vengono realizzati due identikit di due uomini visti armeggiare dai bagnanti intorno alla costa su un gommone giallo: oggi sappiamo che i due uomini erano in realtà i due poliziotti, Agostino e Piazza, che hanno sventato l’attacco; i due identikit non vengono mai pienamente divulgati, né incrociati con le altre testimonianze;
    • dell’esplosivo inizialmente si sa tutto, soprattutto da dove proviene (“I poliziotti della Mobile hanno ricostruito la storia dell’ esplosivo dall’ azienda produttrice di Domusnovas in provincia di Cagliari alla ditta che lo commercializza, la Sei di Ghedi, in provincia di Brescia”, NELL’ AGGUATO A FALCONE STESSO ESPLOSIVO DELLA STRAGE SUL TRENO NAPOLI – Repubblica.it » Ricerca); si tratterebbe del medesimo esplosivo impiegato per la cosiddetta ‘Strage di Natale’, l’attentato di matrice terroristico-mafiosa al treno Napoli-Milano, che saltò in aria nella gallerie degli appennini, dopo Firenze, causando 16 morti; la strage fu affibiata all’estermismo nero collegato a ambienti camorristici – fu coinvolto persino un parlamentare del MSI, tale Massimo Abbatangelo: “Carmine Esposito, “‘ o professore”, un bizzarro e chiacchierone informatore della polizia […] aveva preannunciato la strage. “Scoppierà un treno d’ argento”, anticipò. Nessuno gli credette ma, quando il treno saltò, il suo nome ritornò a galla e di Carmine Esposito anche il pio sprovveduto poliziotto di Napoli conosce amicizie e legami, sa dei suoi stretti rapporti con quei “neri” che, usciti dalla sezione missina “Berta”, confluirono negli anni Settanta nel drappello estremista di “Avanguardia nazionale” di Stefano Delle Chiaie, i collegamenti con i camorristi della Sanità, Misso e Galeota”, LA VERITA’ SU QUEL NATALE DI SANGUE – Repubblica.it » Ricerca;
    • sulla provenienza dell’esplosivo viene imbastito il primo tentativo di depistaggio evocando la tesi della pista dell’eversione nera: ‘neri’ gli attentatori del 904, ‘neri’ quelli dell’Addaura giacché Falcone stava indagando sull’omicidio del Presidente della Regione Sicialia, Piersanti Mattarella, ucciso forse per mano di Giusva Fioravanti, che venne appunto indagato;
    • l’esplosivo, verrà poi scritto, è il medesimo impiegato a Capaci e in Via D’Amelio; oggi sappiamo che è arrivato sulla scogliera non per via mare ma dalla ‘terraferma’; chi ha visto tutto, come Francesco Paolo Gaeta, è morto: “Gaeta faceva il bagno e riconobbe sugli scogli Angelo Galatolo che si dava alla fuga perché individuato dagli uomini della scorta di Falcone. Gaeta, tossicomane, era ritenuto un personaggio inaffidabile. Per questo motivo Vito Galatolo, padre di Angelo, appariva preoccupato: se a questo lo pigliano, diceva, ci consuma a tutti”, Vide l’attentato all’Addaura, ucciso – Repubblica.it); la rivelazione la fa Angelo Fontana, pentito, nipote del boss Angelo Galatolo, dell’Acquasanta, nel 2007. E’ ovvio e naturale che se Gaeta faceva il bagno, vede Galatolo sulla costa e non sul gommone. Nessuno ha chiesto a Gaeta se vi erano altri uomini intorno agli scogli quel giorno. A parlare oggi è sempre il Fontana, che rivela, “Nicola Di Trapani e Salvuccio Madonia trasportarono l’esplosivo in un borsone da sub, che venne posizionato sugli scogli, sul lato destro della villa guardando il mare, in una sorta di piattaforma, dove stavano anche altri bagnanti; gli stessi rimasero nei pressi per circa due ore” (Il tuffo con il telecomando – Ecco perché fallì l’attentato all’Addaura – Corriere.it). Angelo Galatolo era l’uomo con il telecomando, ma venne scoperto e si tuffò in mare insieme all’aggeggio che poi perse in acqua (qualcuno lo ha cercato?).
  2. Nino Agostino, morto perché sapeva.

    • I dei due poliziotti legati al Sismi in attività ‘antimafia’ non muoiono per motivi passionali; si mise in atto un vero e proprio depistaggio, forse volto a coprire il ruolo di ulteriori infiltrati all’interno delle cosche.  Per Piazza ci sono le dichiarazioni di Angelo Fontana, “Nulla so dell’omicidio Agostino —ha dichiarato il pentito Fontana ai magistrati —, mentre per quanto riguarda Piazza posso dire che lo stesso venne strangolato all’interno di un mobilificio di un mafioso di San Lorenzo” (Il tuffo con il telecomando – Ecco perché fallì l’attentato all’Addaura – Corriere.it); Vito Lo forte sostiene che Gaetano Scotto abbia avuto un ruolo nella morte di Agostino; e il pentito Oreste Pagano è praticamente l’unico che ha fornito alcune indicazioni: “Ero al matrimonio di Nicola Rizzuto, in Canada – riferì Pagano agli investigatori – c’era un rappresentante dei clan palermitani, Gaetano Scotto. Alfonso Caruana mi disse che aveva ucciso un poliziotto perché aveva scoperto i collegamenti fra le cosche ed alcuni componenti della questura. Anche la moglie sapeva, per questo morì” (http://www.antimafiaduemila.com/content/view/18494/78/). Perché il depistaggio? I due agenti ufficialmente non hanno mai collaborato con il Sismi.
    • Il depistaggio fu messo in opera da un altro poliziotto, Guido Paolilli, ‘amico’ della vittima: “La sua iscrizione nel registro degli indagati è scattata in seguito ad una conversazione intercettata a marzo nella sua casa di Montesilvano a Pescara. In quell’occasione il televisore di Paolilli era sintonizzato su Rai 1 e stava trasmettendo la testimonianza del padre di Agostino che ricordava l’esistenza di un biglietto trovato  nel portafogli di Nino: “Se mi succede qualcosa – era scritto in quel pezzo di carta – andate a cercare nell’armadio di casa”. Il figlio di Paolilli allora chiese al padre: Cosa c’era in quell’armadio? e il padre rispose: Una freca di carte che ho distrutto”, (Antimafia Duemila – Omicidio Agostino: scoperti nuovi documenti). Da chiarire i viaggi fatti da Agostino sino a Trapani: “Un parente ha raccontato ai magistrati di alcuni viaggi dell’agente a Trapani. Dove, esattamente, non si sa. In quegli anni, ricordano i pm agli atti dell’inchiesta, a Trapani operava l’ultima cellula del servizio segreto Gladio“, (Svolta sull’omicidio Agostino Indagato un poliziotto: “Depistò” – cronaca – Repubblica.it);
    • Il ‘doppio’ ruolo dei Servizi: se Paolilli “era persona di fiducia di Bruno Contrada“, dal momento che “ha testimoniato a sua difesa nel processo a suo carico” (Antimafia Duemila – Omicidio Agostino: scoperti nuovi documenti) e si ingegna per depistare le indagini su Agostino, quest’ultimo, che sventò l’attentato a Falcone, lavorava per il medesimo dipartimento? Chi o cosa Paolilli ha coperto con il depistaggio?
    • Servizi segreti incuriositi dalle attivitià dei giudici: solo lo scorso 5 Marzo 2010, la Procura di Caltanissetta ha aperto un fascicolo d’indagine “sull’intrusione di un funzionario dei Servizi Segreti, in passato assegnato alla Dia, nei locali della Direzione Investigativa Antimafia della citta’” (Antimafia Duemila – Uffici Dia nissena violati, si indaga su 007); oggi, La Repubblica, parla esplicitamente di guerra di spie, sulla linea di tensione fra apertura ai magistrati e continuo depistaggio e minaccia: “E l’intelligence (la parte investigata, sospettata) spia o cerca di spiare ogni mossa degli inquirenti. C’è una formale denuncia di “intrusione informatica” negli archivi della Dia: qualcuno, un paio di mesi fa, ha provato a introdursi nei file che contengono le indagini sulle stragi di Palermo” (Dopo 20 anni torna la guerra di spie gli 007 infedeli frenano le indagini – Repubblica.it).
    • Infine, l’uomo che costituisce il collegamento fra la mafia e i servizi: Gaetano Scotto: l’uomo che fornì il telecomando per l’Addaura, l’uomo che telefona al Castello Utveggio poco prima di via D’Amelio, l’uomo che sa della vera fine di Agostino.

Letture consigliate:

Il Mistero dell’Addaura… ma fu solo cosa Nostra? di Luca Tescaroli, editore Rubettino

Anteprima

luca tescaroli