Digitale terrestre e banda larga nel paese di Gogol. Storia di un interim ab aeternum

televisione digitale
L’interim allo Sviluppo Economico iniziato dopo le dimissioni di Scajola, il ministro a cui regalano casa, il primo a cui sia capitato di vivere in una casa pagata da altri senza saperlo, è ben lungi dall’essere sciolto. Come già anticipato, la successione di Romani non era affatto scontata, sebbene fosse la preferibile per casa Berlusconi: qualcuno mugugna – i finiani soprattutto, ma anche il Quirinale si è espresso per vie diplomatiche con una certa fermezza (pure ora si è messo a minacciare di non firmare i decreti). Insomma, Paolo Romani, un uomo targato Fininvest ministro con delega alle telecomunicazioni non è ben visto. Pressioni in tal senso potrebbero venire anche dal mondo nuovo della telefonia – Telecom Italia, per esempio. Perché?
Come ben sappiamo, in Italia è in corso lo switch-over verso il digitale terrestre. La nuova tecnologia di trasmissione permette di impiegare ‘meno banda’, lasciando libere alcune frequenze, il cosiddetto ‘dividendo digitale’. Un affarone negli altri paesi europei:

  • UK: due terzi delle frequenze a servizi radiotelevisivi (le procedure di assegnazione non sono note); il restante terzo sarà messo all’asta senza vincoli sulle tecnologie o sugli utilizzi
  • Francia: uno studio commissionato dal governo stima a 25 miliardi di euro il beneficio di non limitare l’allocazione ai soli servizi televisivi
  • Germania: parte del dividendo digitale sarà utilizzato per offrire servizi wireless a banda larga
  • USA: vendute all’asta frequenze a 700 MHz, incassati 19 miliardi di dollari per licenze vinte soprattutto da Verizon e AT&T (fonte: Lavoce.info – ARTICOLI – SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE).

In Italia l’AGCOM, con una delibera datata 8 Aprile 2009, affermava la volontà di sottoporre a gara l’assegnazione delle frequenze liberate:

Il dividendo digitale verrà messo a gara con criteri che garantiranno la massima apertura alla concorrenza ed alla valorizzazione di nuovi programmi. Alla gara saranno ammessi tutti i soggetti operanti nello spazio economico europeo (SEE) – AGCOM | Autorità  per le Garanzie nelle Comunicazioni.

Ora, stando quanto scritto su L’Espresso, l’AGCOM propenderebbe per una gara di tipo “beauty contest”, di fatto regalando le frequenze a Rai e Mediaset:

non è un’asta ma si chiama “beauty contest”: non si chiede denaro a chi partecipa, ci si limita a dettare i requisiti che bisogna avere per poter ricevere il dono (Alle Tv un regalo da 2 miliardi | L’espresso).

I cinque lotti messi a gara (cioè 5 reti televisive nazionali) saranno suddivisi in due parti:

  • parte A, pari a tre lotti, riservata ai nuovi entranti. Non potranno presentare offerte gli operatori che hanno la disponibilità di due o più reti televisive nazionali in tecnica analogica
  • parte B, pari a due lotti, aperti a qualsiasi offerente

Paolo Romani, all’epoca della pubblicazione di questa delibera – siamo nel 2009 – dichiarò che essa “rappresenta il primo passo formale di un percorso intrapreso in piena sintonia con la Commissione europea dopo mesi di intenso e costruttivo confronto”. Ecco il nodo cruciale: l’Europa chiede regole comuni poiché l’etere è un bene collettivo che può servire a realizzare obiettivi di crescita economica e culturale:

[Secono la Commissione bisogna] prevedere e ottimizzare al massimo l’impatto che il dividendo digitale avrà a livello economico e sociale. Il valore complessivo dei servizi di comunicazione elettronica che dipendono dall’uso dello spettro supera i 250 miliardi di euro l’anno nell’Unione europea (UE). La diffusione di servizi innovativi attraverso il dividendo potrebbe dare un contributo non trascurabile alla realizzazione degli obiettivi di competitività e di crescita economica previsti dalla strategia di Lisbona (Verso un uso ottimale del dividendo digitale).

Naturalmente, lo spazio liberato, essendo frammentato in piccole bande di frequenza, deve essere riorganizzato e pianificato in funzione della sua destinazione alle nuove tecnologie mobili, internet a banda larga, e così via.

Le attuali politiche nazionali sullo spettro radioelettrico non favoriscono, tuttavia, un accesso coordinato allo spettro tra i vari Stati membri. Secondo il parere formulato dal Gruppo per la politica dello spettro radio, senza un coordinamento efficace dell’accesso allo spettro vari possibili utilizzi del dividendo non vedranno mai la luce (ibidem).

Il Radio Spectrum Policy Group (RSPG) è composto da membri nominati dagli Stati della UE. Vicepresidente del RSPG fu nominato nel Novembre del 2008 tale Roberto Viola, Segretario dell’AGCOM italiana dall’agosto 2004, un tecnico, esperto di tecnologie della comunicazione. Ebbene, Viola, uomo AGCOM, in base al meccanismo di governance previsto, è diventato presidente del Gruppo nel 2010. E’ forse per tale ragione che la volontà del governo italiano di destinare il dividendo digitale ai soli broadcaster televisivi, ovvero Rai e Mediaset, non viene condannata con decisione dalla Commissione Europea? L’aver piazzato un proprio rappresentante alla presidenza di RSPG proprio nel 2010, anno della digitalizzazione televisiva può in qualche modo favorire pratiche poco chiare nell’assegnazione del dividendo?

Il governo, con questa politica, che chiaramente subodora di conflitto di interesse, azzoppa lo sviluppo dell’accesso a internet. L’Italia è l’unico paese in cui le nuove connessioni diminuiscono. La banda larga via etere certamente rovinerebbe i piani per la costruzione della rete superveloce a fibra ottica – alcuni esperimenti in proposito sono stati fatti nella città di Roma – che significa opere edilizie, stradali, eccetera, un bel paniere di opere interminabili il cui costo per la collettività sarà altissimo.

  • La delibera danneggia sicuramente lo Stato e dunque i cittadini: non porterà ad alcun incasso, salvo briciole. Danneggia lo sviluppo economico, perché non abbiamo alcuna idea di come sono stati selezionati gli operatori prescelti. Di sicuro, colpisce tutti gli operatori che non siano televisivi, perché gli operatori mobili, ad esempio, non potranno concorrere per ottenere frequenze di cui sono assetati – Lavoce.info – ARTICOLI – SE LO STATO NON VUOLE INCASSARE IL DIVIDENDO DIGITALE

Ecco perché Paolo Romani non può non diventare Ministro per lo Sviluppo Economico. C’è ancora una volta da gestire l’interesse del padrone. Il passaggio al digitale terrestre rappresenta la gallina dalle uova d’oro per Mediaset. E sapranno gestirla come solo loro sanno fare.