Siamo tutti sulla stessa barca, la barca chiamata ‘debito’

Qualcuno può pensare che è il momento di fare le valigie. Lo pensa Beppe Grillo, per l’intera classe politica. Il dramma che ci colpirà, secondo il blogger economista, è costituito dal fatto che:

dal 29 aprile 2010 al 31 dicembre 2012″ dovremo “rimborsare 611,9 miliardi di euro di titoli in scadenza (fonte Der Spiegel). 251,5 miliardi entro l’anno, 192,2 nel 2011, 168,2 nel 2012. Una cifra colossale. Una tempesta perfetta costruita nel tempo dai governi Craxi e Berlusconi (Italia in scadenza – Blog di Beppe Grillo).

Il grafico pubblicato da Der Spiegel sul debito italiano

Perciò, secondo Grillo, il paese sarà venduto ai suoi creditori, i quali pretenderanno un cambio di governo. Sarà un governo tecnico: “chi comprerà i titoli in scadenza diventerà il nostro padrone e chiederà contropartite e rassicurazioni. La cessione di una parte della nostra sovranità nazionale e un uomo di garanzia e con una forte reputazione internazionale a capo del prossimo governo tecnico”.

Occorre dire che le cifre colossali sbandierate da Der Spiegel, riprese da Wall Street Italia e quindi adottate da Grillo senza far di conto, sono note da anni. Non a caso abbiamo uno dei debiti più alti del mondo – ma inferiore per esempio a quello del Giappone. In secondo luogo, le cifre da rimborsare non verranno effettivamente sborsate dallo Stato, ma il governo effettuerà una operazione che si chiama ‘rifinanziamento’ del credito, ovvero emetterà bonds o cct per onorare i prestiti pregressi. Niente di diverso da ciò che si è fatto in passato, passato recente che però non viene rappresentato nel grafico di Der Spiegel.

Certo, il debito in scadenza ammonta a circa il 3% del pil. Eppure questa coincidenza della scadenza del debito non è la vera ragione della manovra. Ne parla giustamente Der Spiegel: il rapporto deficit/pil italiano è uno dei migliori dell’area euro, non dissimile da quello tedesco (IT: 5.3%; GER: 5%); la disoccupazione – il dato ufficiale, che non tiene conto della cassa integrazione – è circa del 9%, contro il 20% della Spagna, dove il lavoro lo hanno perso soprattutto i precari, i lavoratori senza tutela, in special modo del settore edilizio; lo spread fra bond italiani e tedeschi rimane stabile – intorno all’1% – nonostante la ‘scossa’ della crisi greca. No, la manovra si è imposta come necessaria il giorno successivo alla revisione da parte del governo del rapporto debito/pil per l’anno 2010, che secondo le stime del governo passerebbe dal 116.9 al 118.4 – una previsione che ha fatto per l’appunto crollare la borsa di Milano il 6 Maggio scorso, evento che i media italiani hanno correlato soltanto all’andamento dei mercati internazionali, mentendo alla pubblica opinione.

La manovra si deve confrontare anche con una previsione di crescita assolutamente incerta: lo 0.8% preventivato dal governo potrebbe essere un dato ‘sovrastimato’. La crisi vera, non quella finanziaria, bensì quella che colpisce le aziende e i lavoratori, sta arrivando al suo apice proprio in questi mesi.

Berlusconi, dinanzi alla platea di Confindustria, disse non senza un certo tetro divertimento, “siamo tutti sulla stessa barca”: spiace dirlo, ma stavolta ha ragione. Tutti, intendendo proprio tutti, a cominciare dai partner europei dell’euro, siamo sulla stessa barca, la barca del debito pubblico. Sempre su Der Spiegel potete trovare questo interessante grafico che spiega l’andamento del debito tedesco comprensivo della previsione per il 2011. Ebbene, il rapporto deb/pil della Germania galoppa verso il 79%, con tassi di crescita molto più alti di quello italiano. Per i tedeschi questa è una emergenza nazionale.


Il governo, per bocca di Tremonti, afferma che la stretta alle finanze pubbliche è ‘necessaria per salvare l’euro’. La crisi dell’euro è stata descritta sinora con toni grotteschi. Solo un paio di anni prima si auspicava un riallineamento del cambio euro-dollaro. Le esportazioni franco-tedesche erano in difficoltà, il made in Italy anche. Il cambio attuale, di 1.227 sul dollaro, non è il livello più basso sinora raggiunto. Ad Ottobre 2000, qualche mese dopo il suo debutto sui mercati monetari, scese otto lo 0.85; a Dicembre 2005,scese sotto quota 1.20 dopo un anno di discesa continua; e che dire della crisi dell’euro del 2008? Fra Luglio e Ottobre passò da 1.60 e 1.25, un crollo ben più veloce di quello attuale:

Conclusione: basta drammi. Da anni “viviamo” a debito, abbiamo costruito il boom degli anni ’80 a debito. Lo abbiamo in parte pagato con le lacrime e il sangue del governo Prodi, con quindici anni di stagnazione e di precariato. Risolvere il problema del debito dovrebbe essere la principale occupazione del Parlamento e del governo, i quali invece discettano di privacy e intercettazioni. La criminalità è quel gorgo muto in cui sono precipitati tutti o parte di quei soldi. Là, e soltanto là, dovrebbe esser cercata la chiave di volta. Perché preoccuparsi di eventuali limitazioni della sovranità? Sono contemplate dalla Costituzione nel sempiterno articolo 11, secondo comma, purché siano alla luce del sole, frutto di accordi internazionali. L’Europa lo è. Più che di sovranità nazionale, ci si dovrebbe preoccupare di dotare l’Europa di istituzioni democratiche, rappresentative dei popoli europei. Grillo non lo fa, e in questo rivela tutta la sua miopia politica.