Golfo del Messico, l’olocausto nero. Disastro ambientale e cambio di paradigma

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C’è forse qualche possibilità di arrestare la perdita di petrolio dai fondali del Golfo del Messico. Lo annuncia BP, con tanto di video, sul sito della BBC (vedi qui). BP ha speso 50 milioni di dollari per la campagna informativa sul disastro. Non vuole rimetterci la faccia. L’esplosione di Deepwater Horizon è connessa alla pericolosità dell’attività estrattiva sul fondale del Golfo. Obama ha sospeso le trivellazioni off-shore. La produzione dell’oro nero conosce la sua fase più difficile: domanda in aumento, prezzo del bene variabile con continue speculazioni al rialzo, difficoltà a soddisfare la domanda interna, dipendenza dai paesi arabi, trivellazioni costose o in ambienti difficili – Artico, fondali marini. Il riferimento viene spontaneo: il picco di Hubbert è raggiunto e ora l’industria deve sostenere costi e rischi tecnici troppo alti per incrementare la produzione.

Dopo il picco, in ogni caso (o meglio dopo il picco “principale”), sebbene la variabile di prezzo e tecnologica possano quindi creare delle discontinuità e dei salti nella produzione petrolifera, secondo tale teoria comunque la produzione non può che diminuire. Infatti, sebbene sotto l’ipotesi di una domanda crescente di petrolio non supportata dall’offerta i prezzi, salendo, possano portare (quando oltre un determinato valore critico), alla scoperta o allo sfruttamento di nuovi giacimenti, tali risorse sarebbero comunque meno convenienti, meno importanti o meno disponibili di quelle già sfruttate (Wikipedia – Picco di Hubbert).

BP ha la piena disponibilità dei media. E attraverso questi rabbonisce la popolazione locale. Obama raccomanda di non esporsi in maniera continuativa alle esalazioni delle chiazze gelatinose, ma nessuno finora si è preso la responsabilità di dire che la marea nera potrà avere conseguenze molto gravi sulla salute delle persone. Nessuno ha finora quantificato il danno ambientale. BP non si espone nel dire quanti e quali specie animali sono state decimate dal disastro. BP non dice che la bonifica impiegherà anni (venti?) per ripulire una parte dell’area colpita (la costa). BP si guarda bene dal parlare delle conseguenze ambientali e degli effetti sull’uomo dell’uso dei solventi (Corexit). Obama, idem.

Soprattutto, quello che non fa Obama, pressato da una opposizione mediatica (Fox News) molto agguerrita, e che invece dovrebbe fare, è di cogliere l’occasione politica e parlare apertamente di cambio di paradigma energetico. Oggi gli stati del sud degli USA pagano un prezzo altissimo in fatto di occupazione nel settore petrolifero e nella pesca, un salasso immediato e profondo che cambierà la struttura sociale e forse aprirà all’emigrazione verso il nord est del paese. Ma il sistema-paese degli USA si scontra per la prima volta con il limite strutturale della produzione energetica, vincolata a nuove perforazioni di pozzi petroliferi che difficilmente si potranno espandere. Gli USA verranno messi ben presto dinanzi al problema energetico e la risposta non potrà che essere interlocutoria: la strada per la futura e duratura nuova recessione è aperta.

One Comment

  1. io non mi considero né un non violento né un pacifista, e affermo che occorrerebbe al piu presto strappare dal collo le teste di cazzo alla BP che hanno permesso questo scempio , quelli che NON hannop preparato un piano per queste emergenze, quelli che NON hanno fermato l’estrazione quando la fatale mattina ci fu un allarme sicurezza, a partire non dalla base, dai poveri galoppini ricattati ma dal VERTICE. americani, prendete dei pezzigrossi della BP, staccategli la testa e infilzatela ad un pozzo di petrolio come raccapricciante esempio per tutti quelli che nel futoro penseranno di poter assassinare una grossa fetta di mondo mondo per i soldi.
    se non lo fanno i tribunali, se non lo fa obama fatelo da privati cittadini. linciateli. credo che sia un atto sacrosanto ed irrinunciabile, é il nostro mondo, non un partita di pallone.

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