Alcune ‘testimonianze’ contro il bavaglio

E’ legittimo resistere al bavaglio laddove è legittimo resistere al despota.

Ecco alcune testimonianze contro la ‘ley mordaza’ di Berlusconi.

Quando un sovrano assoluto si arroga il diritto di cambiare a suo piacimento le leggi fondamentali del suo paese, quando auspica a un potere arbitrario su una persona e i possessi del suo popolo, diventa un despota. Nessun popolo ha potuto né voluto accordare un potere di questo genere ai propri sovrani; se l’avesse fatto, la natura e la ragione lo mettono sempre in diritto di reclamare contro la violenza. La tirannide non è altra cosa che l’esercizio del dispotismo (1).

La libertà di esprimere e rendere pubbliche le proprie opinioni può sembrare dipendere da un altro principio, poiché rientra in quella parte del comportamento individuale che riguarda gli altri, ma ha quasi altrettanta importanza della libertà di pensiero, in gran parte per le stesse ragioni, e quindi ne è pratica inscindibile […] Nessuna società in cui queste libertà non siano rispettate nel loro complesso è libera, indipendentemente dalla sua forma di governo; e nessuna in cui non siano assolute e incondizionate è completamente libera (2).

Come il ferreo vincolo del terrore è inteso a impedire che, con la nascita di ogni essere umano, un nuovo inizio prenda vita e levi la sua voce nel mondo, così la forza autocostrittiva della logicità è mobilitata affinché nessuno cominci a pensare, un’attività che, essendo la più libera e pura fra quelle umane, è l’esatto opposto del processo coercitivo della deduzione (3).

Gli Illuministi smascherano il re mostrando in lui l’uomo, e in quanto uomo egli non può che essere un usurpatore. La critica carpisce alla figura storica la sua importanza. Così il re estraniato dal suo elemento, cioè dalla politica, diviene un uomo e in quanto tale è un usurpatore, un tiranno. E se è un tiranno, gli Illuministi hanno ragione con la loro critica. Il critico giusto è il giudice, non il tiranno dell’umanità (4).

1_ _ Denis Diderot (1713-1784), Sovrani, in Id., Potere politico e libertà di stampa, a cura di P. Alatri, Roma, 1966, p. 64.

2_ _ John Stuart Mill (1806-1873), Saggio sulla Libertà, a cura di G. Giorgello e M. Mondadori, Milano 1981, p.35-6.
3_ _ Hannah Arendt  (1906-1975), Ideologia e Terrore, in S. Forti, op. cit., p. 62.

4_  _ Reinhart Koselleck (1923-2006), Critica illuminista e crisi della società borghese, Il Mulino, Bologna 1972 [1959], p. 134.

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2 Comments

  1. é inutile sbavare, si sa anche senza scomodare dei giganti del pensiero che questo governo é sovversivo, criminale e potenzialmente golpista, che sta facendo danni difficilmente riparabili e occorrerebbe farlo smettere di occuparsi di tirare fuori dai guai giudiziari i castisti mentre i disgraziati affondano silenziosamente in quelli legati al’esistenza nella totale indifferenza dell’esecutivo che anzi rincara i sacrifici solo per la gente comune e le categorie capro-espiatorio. rimane da decidere se aspettare invano che questo perverso regime -chissá perché dovrebbe poi- collassi spontaneamente oppure farlo crollare con la adeguata lotta politica… mai sentito parlare di sciopero generale? di manifestazioni permanenti, ma di quelle imponenti ? sinistra comunista dove cacchio sei. muovetevi, fate rullare quei tamburi polverosi che avete messo vigliaccamente in soffitta. lasciate da parte la spocchia e stringetevi ai compagni di strada di pietro, travaglio, grillo, sonia alfano, smettetela di accartocciarvi su voi stessi, maledizione.

    1. Bé, era una provocazione. Per dire della antistoricità e della regressismo di questo governo. Che poi la sfera pubblica sia irrimediabilmente appaltata a quella privata, distorta per i fini particolari, degradata a sfera manipolativa di riproduzione del consenso tramite i media televisivi e la stampa, è cosa nota. Ciò non le impedisce ancora del tutto di essere la sfera dell’esercizio critico della ragione. E’ questo che cercano di eliminare. Di sostituire la critica con la logica e la propaganda. Reagire è lecito, poiché il “bavaglio” è una restrizione della libertà di critica, reagire è resistere al despota che usa la sfera pubblica per sé medesimo.

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