Accordo Fiat-Pomigliano, pareri opposti

La vicenda dell’accordo sindacato-Fiat per l’investimento produttivo nello stabilimento di Pomigliano lascia interdetti. Da una parte le ovvie ragioni di una azienda che si accinge, dopo anni di smantellamento, di delocalizzazioni e di denari pubblici, a dirottare 700 mln di euro su uno stabilimento italiano. Fatto più unico che raro. Dall’altra, la posizione di un sindacato che si è messo di traverso, la Fiom, ultimo baluardo contro la politica dell’eccezione e della deroga.
Chi si chiede se le richieste della Fiat siano fuori dell’ordinario. Le risposte che i giuslavoristi delle varie tradizioni ci possono fornire sono contrastanti.
Fiat chiede:

  1. annullamento degli accordi precedentemente presi;
  2. introduzione orario lavorativo con turnazione a ciclo continuo;
  3. incremento delle ore di straordinario dalle 40 previste dal CCNL a 120, in deroga allo stesso CCNL;
  4. introduzione della franchigia dei tre giorni non pagati in caso di astensione dal lavoro per malattia con tasso di assenteismo anomalo, con verifica della condizione affidata a un comitato interno paritetico sindacati-azienda;
  5. clausola di responsabilità, tale per cui ogni attività sindacale – collettiva o individuale – volta a rendere inesegibili le condizioni contrattuali stabilite con questo accordo determinano la immediata risoluzione dell’accordo medesimo.

Secondo Pietro Ichino l’accordo non presenta affatto profili di llegittimità:

  • la franchigia dei tre giorni era prevista dai contratti fino al 1972; quindi fu rimossa, per poi ritornare per alcune tipologia contrattuali (contratti di inserimento e/o formazione) e comunque è comune ormai – purtroppo, aggiungo io – l’introduzione di forme di incentivo per la riduzione delle assenze per malattia sotto forma di “premi di presenza”;
  • nessuna norma legislativa impedisce una deroga al CCNL in tal senso;
  • la clausola di responsabilità è di fatto un patto di tregua sindacale, “che è oggi considerato pacificamente valido e vincolante per il sindacato che lo stipula” (Pietro Ichino); qui però ichino si fa più confuso: “se la proclamazione dello sciopero è illegittima per violazione di un patto di tregua validamente sottoscritto dal sindacato proclamante, debba considerarsi illegittima anche l’adesione del lavoratore a quello sciopero: mi sembra pertanto che anche quest’ultima parte della disposizione proposta debba considerarsi pienamente valida”. Ma una tregua sindacale quanto può durare? Il rinnovo del contratto per la parte salariale avviene con cadenza biennale: è possibile e giusto privare i lavoratori dell’arma dello sciopero anche in questa fase?

Ichino, nella sua dissertazione, cita anche i pareri di Mariucci e Romagnoli sulla clausola di responsabilità:

  • secondo i due, la clausola vincolerebbe soltanto il sindacato stipulante ma non i singoli lavoratori, ovvero la clausola di tregua dovrebbe appartenere alla cosiddetta ‘parte obbligatoria’ del contratto collettivo, “cioè a quella che disciplina i rapporti tra le parti collettive firmatarie del contratto stesso, e non alla cosiddetta ‘parte normativa’, che disciplina i rapporti individuali di lavoro (onde i singoli lavoratori – anche se iscritti al sindacato che ha stipulato la clausola di tregua – sarebbero sempre liberi di aderire a qualsiasi sciopero) – (Pietro Ichino).
  • Ichino contrasta con questa ipotesi, priva del necessario “fondamento testuale nella legge oggi vigente nel nostro Paese” (ibidem).

Diversa la posizione di Tito Boeri, secondo cui l’accordo si occupa di due questioni che normalmente non dovrebbero competere alla contrattazione aziendale:

  • clausola di responsabilità: “il problema non si porrebbe se avessimo una legge sulle rappresentanze che vincola i lavoratori al rispetto degli impegni presi dai loro rappresentanti, liberamente eletti, che rispondono regolarmente del loro operato di fronte ai lavoratori […] se questi rappresentanti non riescono a trovare un accordo tra di loro, saranno i lavoratori a scegliere con gli strumenti della democrazia diretta, mediante un referendum che vincoli poi tutti al rispetto delle volontà della maggioranza”; ergo, è necessario l’intervento del legislatore approvando il ddl Nerozzi in tema di rappresentanza;
  • assenteismo: esiste un problema morale e di infiltrazione criminale, camorristica, che azienda e sindacato dovrebbero insieme combattere;
  • denaro pubblico: eh già, per la ristrutturazione di Pomigliano, Fiat farà ricorso alla Cig (cassa integrazione) per i prossimi due anni; ergo, Pomigliano la pagheremo tutti.

La mia opinione? Il giro di vite di Fiat su Pomigliano è tardivo, perciò colpevole. Perché tollerare per anni l’assenteismo galoppante? Perché non sanare le eventuali infiltrazioni camorristiche denunciate da Tito Boeri? Riportare della produzione in patria è sicuramente un merito. Ma derogare su un diritto costituzionale non è possibile. E’ possibile introdurre strumenti per premiare il merito, ma non è giusto rendere le condizioni lavorative un inferno. Se Fiat non riesce a aver rispetto per i lavoratori di Pomigliano, almeno abbia rispetto per il Lavoro: garantisca i diritti e al contempo faccia rispettare la sua scelta di investire in un paese allo sbando. Poiché alla Politica ora non è possibile chiedere niente.

Il testo completo dell’accordo al link che segue:

  • 8.) Assenteismo
    • Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell’azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell’evento. A tale proposito l’Azienda è disponibile a costituire una commissione paritetica, formata da un componente della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali interessate e da responsabili aziendali, per esaminare i casi di particolare criticità a cui non applicare quanto sopra previsto.
    • Considerato l’elevato livello di assenteismo che si è in passato verificato nello stabilimento in concomitanza con le tornate elettorali politiche, amministrative e referendum, tale da compromettere la normale effettuazione dell’attività produttiva, lo stabilimento potrà essere chiuso per il tempo necessario e la copertura retributiva sarà effettuata con il ricorso a istituti retributivi collettivi (PAR residui e/o ferie) e l’eventuale recupero della produzione sarà effettuato senza oneri aggiuntivi a carico dell’azienda e secondo le modalità definite.
      Il riconoscimento dei riposi/pagamenti, di cui alla normativa vigente in materia elettorale, sarà effettuato, in tale fattispecie, esclusivamente nei confronti dei presidenti, dei segretari e degli scrutatori di seggio regolarmente nominati e dietro presentazione di regolare certificazione. Saranno altresì individuate, a livello di stabilimento, le modalità per un’equilibrata gestione dei permessi retribuiti di legge e/o contratto nell’arco della settimana lavorativa.
    13) Clausola di responsabilità
    • Tutti i punti di questo documento costituiscono un insieme integrato, sicché tutte le sue clausole sono correlate ed inscindibili tra loro, con la conseguenza che il mancato rispetto degli impegni eventualmente assunti dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU ovvero comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti all’Azienda dal presente accordo, posti in essere dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU, anche a livello di singoli componenti, libera l’Azienda dagli obblighi derivanti dalla eventuale intesa nonché da quelli derivanti dal CCNL Metalmeccanici in materia di:
    • -contributi sindacali
    • -permessi sindacali retribuiti di 24 ore al trimestre per i componenti degli organi direttivi nazionali e provinciali delle Organizzazioni Sindacali ed esonera l’Azienda dal riconoscimento e conseguente applicazione delle condizioni di miglior favore rispetto al CCNL Metalmeccanici contenute negli accordi aziendali in materia di permessi sindacali aggiuntivi oltre le ore previste dalla legge 300/70 per i componenti della RSU -riconoscimento della figura di esperto sindacale e relativi permessi sindacali.
    • Inoltre comportamenti, individuali e/o collettivi, dei lavoratori idonei a violare, in tutto o in parte e in misura significativa, le presenti clausole ovvero a rendere inesigibili i diritti o l’esercizio dei poteri riconosciuti da esso all’Azienda, facendo venir meno l’interesse aziendale alla permanenza dello scambio contrattuale ed inficiando lo spirito che lo anima, producono per l’Azienda gli stessi effetti liberatori di quanto indicato alla precedente parte del presente punto.

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6 Comments

  1. è ora di lavorare non come icinesi ma quasi se vogliamo copetere in qesto mondo aperto ai mercati internazionali anche perchè l’auto dell’India cammina e sarà sempre più competitiva………

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