Tutti amano Pomigliano

Ora tutti amano Pomigliano d’Arco. Anche quelli che chiedono il voto affermativo degli operai all’accordo-ricatto proposto da Fiat. E’ per il bene delle loro famiglie. E’ per il bene delle famiglie degli operai dell’indotto se viene chiesto questo ‘sacrificio’. D’altronde l’accordo, altrimenti irricevibile, di Pomigliano è stato determinato da “condizioni oggettive”, dice Veltroni. Assenteismo galoppante, produttività fra le più basse, uso spregiudicato del certificato medico: in poche parole, abuso di diritti. E come è potuto avvenire?

Dice Veltroni, e dice il vero: 1.600 permessi per fare i rappresentanti di lista tra gli operai di Pomigliano alle ultime elezioni politiche. Omette di aggiungere che 1.200 richieste portavano la firma del suo partito, il Pd (Claudio Fava – Operai Fiat, il popolo Viola dov’è? – Commenti – l’Unità.it).

Claudio Fava, in una sola riga, scrive l’epitaffio di una classe politica ipocrita. I difensori della legalità di oggi sono gli stessi che utilizzano i gruppi sociali organizzati come bacino di consenso. Gli operai di Pomigliano sono una di queste riserve a cui si attinge a piene mani in prossimità delle elezioni. Anche i disoccupati sono una riserva di voto. Alle ultime Regionali, in Campania, i disoccupati, o perlomeno le organizzazioni che li rappresentano, hanno giocato il medesimo ruolo. Un’inchiesta per RaiNews dei giornalisti Angelo Saso e Maria Pirro si è occupata del ruolo delle ‘liste’ dei disoccupati nel meccanismo del voto di scambio alle Regionali 2010, vinte da Caldoro (PdL):

I disoccupati sarebbero – ormai da un decennio – organizzati in vere e proprie liste con degli iscritti. Il disoccupato paga una cifra settimanale per rimanere iscritto in lista. Viene fatta la manifestazione in prossimità del voto; alla fine,  si fanno gli appelli dei presenti. Ogni lista ‘porta’ dei voti al candidato di riferimento, il quale, se eletto, si impegna a regolarizzare il disoccupato. Presto detta l’equazione: a Pomigliano, i gruppi di pressione scambiano il voto con ‘privilegi’, quali i permessi per fare i rappresentanti di lista o lo scrutatore al seggio, che dall’ultima riforma elettorale viene chiamato in maniera “diretta e nominativa” (ovvero non casuale – legge n. 270 del 2005). Sia detto per inciso: qui non si vuole colpevolizzare i lavoratori di Pomigliano o i disocccupati della Campania. Essi si sono adattati all'”ambiente” in cui vivono. La vera responsabilità è quella dei partiti. E di dirigenti del calibro di Veltroni, che fingono di non vedere.

Il sistema è questo: una vera e propria simbiosi fra partito e bacino votante; il primo riceve il sostegno, poi ‘paga’ il voto con regali personali ai primi della lista, a coloro che si sono spesi maggiormente. La questione morale non è limitata alla ‘cricca’ di Anemone e Balducci, a Propaganda Fide e a Bertolaso: tutto il sistema politico drena consenso attraverso l’approccio corruttivo, e a sua volta rilascia favori o si lascia irretire in una rete clientelare.

Fiat pretende rigore, derogando alle leggi e alla Costituzione, in una regione in cui legge e Costituzione sono quotidianamente calpestate. Fiom grida allo scandalo ma per prima dovrebbe ammettere che l’humus campano è putrescente. Quale la soluzione?

In questa cornice si inserisce la vicenda dei presunti brogli elettorali denunciati da Francesco Barbato, parlamentare di Idv, alle scorse regionali candidato per la lista Noi Sud, che si è visto superare in extremis da tal Raffaele Sentiero, della sua medesima lista. La lista sosteneva la candidatura del presidente Caldoro (tralasciamo di dire della ‘migrazione’ a destra di Barbato, ai tempi del congresso Idv addirittura sostenitore di una mozione contro Di Pietro, in polemica sul sostegno dato da Idv a De Luca). Secondo Barbato, i voti di Sentiero sarebbero lievitati in modo innaturale. Barbato ha denunciato i brogli ed è stato poi ascoltato in Procura, a Torre Annunziata. Dubito che abbia giustizia. Tanto per dire, alla vigilia delle elezioni furono sequestrate cinquemila schede elettorali già votate a Casal di Principe.