Collegato Lavoro, verso il voto definitivo in aula. Ichino: rivedere le relazioni industriali

La vicenda dell’arbitrato, la disposizione di legge che Napolitano ha ritenuto irricevibile tanto da rinviare il testo alle Camere, è in dirittura d’arrivo in aula al Senato. Al momento attuale la discussione finale non è ancora stata calendarizzata. Ma la scorsa settimana è giunto il via libera delle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro. Con la seduta del 15 Giugno scorso, la maggioranza ha liquidato tutti gli emendamenti presentati dalle opposizioni. Approvati solo gli emendamenti del governo, riferiti all’art. 31 e 32. L’arbitrato, appunto.

Cosa cambia? Poco.

Art. 31, comma 10. In relazione alle materie di cui all’articolo 409 del codice di procedura civile, le parti contrattuali possono pattuire clausole compromissorie di cui all’articolo 808 del codice di procedura civile che rinviano alle modalità di espletamento dell’arbitrato di cui agli articoli 412 e 412-quater del codice di procedura civile, solo ove ciò sia previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. La clausola compromissoria, a pena di nullità, deve essere certificata in base alle disposizioni di cui al titolo VIII del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, dagli organi di certificazione di cui all’articolo 76 del medesimo decreto legislativo, e successive modificazioni. Le commissioni di certificazione accertano, all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, la effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri le controversie insorte in relazione al le eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. La clausola compromissoria non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, ovvero se non siano trascorsi almeno trenta giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro. Davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell’organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato (XVI Legislatura – Atto Senato n. 1167-B/bis) – [in neretto le modificazioni della Camera al testo originale; in corsivo-neretto le modificazioni operate in sede referente in Commissione Lavoro al Senato].

Le Commissioni di certificazione  accertano la volontà delle parti all’atto della sottoscrizione della clausola compromissoria, che non può avvenire prima del termine del periodo di prova di trenta giorni. Da notare la sottigliezza di anteporre “eventuali” a “controversie”, queste ultime non più insorte, o che “dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”, ma “nascenti” dal rapporto di lavoro. Una formulazione che solamente un giurista ci potrebbe aiutare a capire fin nei suoi più intimi risvolti. Quale la differenza fra “nascere da” rispetto a “insorgere in relazione da”? Da profano posso solo dire che si tratta di un sofisma della peggior specie.

C’è chi ha salutato come successo tale modificazione. D’altronde alla vicepresidenza della Commissione Lavoro siede Tiziano Treu (PD). Treu è riuscito a confondere il proprio pensiero con quello del Mnistro del Welfare Sacconi. Per Treu, infatti, l’art. 18 è un freno “alla competitività” ed è proprio ora di “passare dallo statuto dei lavoratori allo statuto dei lavori” (Treu: ”L’articolo 18 freno alla competitività d’impresa”). Treu è diventato il ventriloquo di Sacconi?

Sempre in tema di lavoro, e a margine della vicenda di Pomigliano e della Fiat, oggi Pietro Ichino torna a farsi sentire dalle colonne di ‘Cambia L’Italia’. Secondo Ichino le richieste della Fiat in fatto di tregua sindacale non sono affatto immotivate, anzi, il nostro paese avrebbe a suo dire una legislazione troppo vecchia in fatto di ‘relazioni industriali’. La cosiddetta clausola di responsabilità contenuta in un contratto collettivo vincolerebbe “soltanto il sindacato firmatario e non i singoli lavoratori; può così accadere che un sindacato non firmatario – anche se minoritario – proclami uno sciopero per paralizzare una o più clausole del contratto” (Che cosa può fare davvero la politica per gli operai di Pomigliano- Pietro Ichino). E Ichino si spinge allora a suggerire quali iniziative la politica dovrebbe mettere in atto: 1) una legge ordinaria che contenga il seguente articolo: “la clausola di tregua che sia contenuta in un contratto collettivo vincola le organizzazioni sindacali che lo hanno stipulato e i lavoratori a cui esso si applica”; 2) una ulteriore disposizione che regoli “ragionevolmente la possibilità di deroga del contratto nazionale da parte del contratto aziendale, secondo un elementare principio di democrazia sindacale”, ovvero attraverso il referendum dei lavoratori, emancipati dalla tutela dell’organizzazione sindacale. Ichino ricorda che una norma di questo genere è “contenuta nel testo unificato del disegno di legge sulla partecipazione dei lavoratori nell’azienda elaborato con consenso bi-partisan dalla Commissione Lavoro del Senato, fermo ormai da più di un anno, non è chiaro perché”.

Un’osservazione: sinora, almeno sino alla rottura della triade confederale, non vi è mai stato alcun bisogno di ipotizzare l’impiego di strumenti di democrazia diretta sui luoghi di lavoro. Questa apertura non può definirsi democratica: essa è il sintomo di una più generale (in)(e)voluzione (scegliete voi secondo il vostro orientamento) verso un mondo del lavoro senza lavoratori dipendenti. D’altronde Fiat si trastulla fra Pomigliano e lo stabilimento polacco quando il costo di un lavoratore per unità prodotta è meno del 5%. Stiamo parlando del 5% del prezzo di una Panda al listino italiano. Pensate sia troppo? Questo i lavoratori non lo sanno e nemmeno sono ammessi a saperlo. Dove è finito il modello com-partecipativo dei lavoratori ai destini della propria azienda? La vera rivoluzione democratica nelle relazioni industriali non potrebbe che avvenire “attraverso il salvataggio INTERNO delle aziende, con i lavoratori che diventano soci e proprietari della propria azienda ed artefici del proprio destino” (http://crisis.blogosfere.it/2010/06/pomigliano-darco-verso-la-schiavitu-del-xxi-secolo.html) e non invece limitandosi ad attribuire il potere di smentire il proprio sindacato e derogare al CCNL mediante consultazioni plebiscitarie fra i lavoratori.

(Si apra il dibattito).