Loggia P3: Arcibaldo Miller, l’uomo che abbattè De Magistris

Ci sono uomini che non tramontano mai. Sono sempre sulla cresta dell’onda. Flavio Carboni è uno di questi: una presenza ambigua e trasversale nel caso Calvi, capace di inabissarsi per anni per poi ritornare alla ribalta ad una cena di amiconi che vogliono condizionare il giudizio della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Verrebbe da pensare che non si sia mai del tutto defilato, quasi un Kaiser Söze all’italiana. Ma l’allegra combriccola consta anche di un altro nome eccellente, un uomo per tutte le stagioni, si direbbe. E’ stato protagonista negli anni ’90 della scena giudiziaria napoletana. Lui, Arcibaldo Miller, era il braccio destro del fu procuratore capo di Palmi, Agostino Cordoba. Arcibaldo Miller, oggi capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, i cani da guardia che il governo – di qualsiasi bandiera – slega contro i magistrati non allineati.
E’ stato lui, Miller, insieme a Martone e a Carbone, a impallinare De Magistris:

il dottor Carbone che in qualità di Presidente ha diretto le sezioni unite della Cassazione che dovevano decidere sul mio ricorso […] quando mi fu sottratta illecitamente l’inchiesta Why Not stavo indagando sulle logge deviate e sulla realizzazione, in Calabria, di parchi eolici […] Il dottor Miller, già indagato per corruzione e concorso in associazione camorristica, poi archiviato, da anni capo dell’ispettorato del ministero della Giustizia e rimasto in sella con Castelli, Mastella e Alfano. Lo stesso che ha diretto senza soluzione di continuità inchieste amministrative e ispezioni ai miei danni dal 2005 al 2008 […]Il dottor Martone, che ha rappresentato la Procura Generale della Cassazione in quella farsa di procedimento disciplinare imbastito ai miei danni […] Un do ut des criminale ed eversivo, perchè volto – conclude De Magistris – a compromettere lo stato democratico. Qualcosa di cui non possono stupirmi, soprattutto alla luce della mia esperienza e dei protagonisti di oggi e di allora: gli stessi (De Magistris: Quei tre magistrati li ho subiti io – Politica – Virgilio Notizie).
Un uomo, il Miller, dal pedigree tutt’altro che immacolato: ai tempi di Cordoba, condusse le indagini sul post-terremoto, su sanitopoli e – udite udite – sulla massoneria. Quando poi, nel 1998, scoppia la polemica fra la procura e gli avvocati partenopei, appoggiati da Magistratura Democratica:
Fra i rilievi mossi ci sono le frequentazioni con la famiglia camorristica degli imprenditori Sorrentino […] Entrambi i procedimenti subiti dal dottor Miller – viene aggiunto nel documento – si sono conclusi con l’archiviazione, ma residuano, nelle due vicende, fondate ragioni di censura sul comportamento del magistrato, per l’estrema disinvoltura manifestata nelle sue relazioni personali […] il procedimento per il reato previsto dall’articolo 416 bis del codice penale, che ha visto nel ’94 l’arresto di alcuni magistrati napoletani per collusioni con la camorra, ha riguardato anche il dottor Miller e, tra gli altri, un esponente della famiglia Sorrentino (BELLACIAO – Chi è Arcibaldo Miller- Gli affari di Cirino Pomicino – La Voce della Campania).
Miller venne additato come magistrato corrotto: non passò inosservato il fatto che Miller, facente parte delle commissioni di collaudo per la ricostruzione post-terremoto, fu poi il magistrato che condusse le indagini su tale ricostruzione. Alle indagini seguì un vero e proprio “maxi-processo” nel quale Miller portò migliaia di pagine di documentazione. Una “montagna di carte”. Il teorema di Miller era focalizzato sul rapporto politica-imprese della ricostruzione, delle vere e proprie “imprese di partito”, imprese vuote, senza mezzi né lavoratori ma che vincevano a man bassa gli appalti; imprese fittizie attraverso cui la politica riuscì a drenare miliardi di lire dell’epoca. E la Camorra? Nei documenti di Miller non c’era una sola frase all riguardo.
Peccato che le mirate piste investigative sbaglino clamorosamente – strada facendo – gli obiettivi. Cadono come foglie al vento le accuse di concussione-corruzione […] Miracoli di San Gennaro, che hanno soprattutto il pregio di ridurre drasticamente i termini per la prescrizione, da 15 – in caso di 416 bis – a 7 e mezzo per la rituale concussione-corruzione […] «Al dibattimento e’ arrivato un cadavere», fu il commento di un cancelliere quando parti’ il processo di primo grado, destinato a morire inesorabilmente di “prescrizione” (BELLACIAO, cit.).
Miller ha messo lo zampino in tutte le inchieste, a partire da quelle condotte da De Magistris, nell’inchiesta di Salerno correlata alla vicenda De Magistris (che ci venne venduta come guerra fra procure), e nell’inchiesta di Trani sulle pressioni di Berlusconi per far chiudere Annozero. Si direbbe che Miller abbia “guadagnato” il suo posto di capo ispettore per meriti sul campo. E invece subentrò a Schiavon, suo predecessore, poiché quest’ultimo entrò in rotta di collisione con l’allora ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli. Siamo nel 2005 e Schiavon firmò un appello contro una norma del governo che depenalizzava i reati fallimentari:
Le indiscrezioni spiegano il «licenziamento» con l’adesione di Schiavon all’appello firmato da 150 giuristi contro la riduzione delle pene per i responsabili di bancarotta fraudolenta, nonché con la conclusione (positiva verso i magistrati finiti sotto indagine) di alcune ispezioni, come quella recente nei confronti della Gip milanese Forleo, contro la quale il ministro Castelli aveva disposto una verifica in seguito alla sentenza con cui aveva prosciolto cinque stranieri dall’accusa di terrorismo internazionale (La Tribuna di Treviso).
Grazie alla (in)felice sostituzione operata da Castelli – loro, i leghisti, i numi tutelari della giustizia e della morale in politica… – qualche anno più tardi, nel 2007, Mastella potè inviare a Milano e a Catanzaro, a “stanare” la Forleoe De Magistris, tale Miller, il cane da guardia del governo. Quel che ne seguì è oramai storia.
A proposito: Mastella dispose querela a De Magistris. L’eventuale procedimento a carico di De Magistris per le sue affermazioni, secondo il Mastella, “diffamatorie”, forse non si terrà. Perché? De Magistris ha deciso di avvalersi dell’immunità da parlamentare europeo. Andando con gli zoppi si impara a zoppicare? Da che cosa si nasconde De Magistris? Chidetegli di rispondere sulla sua pagina di Fb:

Parlamento Europeo, Processo verbale – Mercoledì 7 luglio 2010 – Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare

  • Processo verbale – Mercoledì 7 luglio 2010 – Strasburgo
  • 14. Richiesta di difesa dell’immunità parlamentare

    Luigi de Magistris ha rivolto alla Presidenza la richiesta di difesa della sua immunità e dei suoi privilegi nel quadro di un procedimento in atto presso il tribunale di Benevento (Italia).

    A norma dell’articolo 6, paragrafo 3, del regolamento, la richiesta è stata deferita alla commissione competente, cioè alla commissione JURI.

La risposta di De Magistris, dal suo blog: Immunità contro il Regime (sintesi del teorema: con la querela vogliono imbavagliarmi in un momento in cui finalmente si scoprono le trame sovversive dei nuovi piduisti – riflessione del sottoscritto: la querela gliel’ha mandata Mastella, non Miller…).

Sitografia su Arcibaldo Miller

Sulla domanda di immunità parlamentare di De Magistris:

3 Comments

  1. Adesso si spiegano le situazioni fumose di allora, ma non devono pagare niente questi personaggi un po’ loschi?

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