La legge del bastone anche per Ciancimino

Il proiettile indirizzato al figlioletto di 5 anni non è che una macabra notifica. Il ‘bastone’ arriverà. Per gli infami traditori, i figli e la famiglia tutta di Massimo Ciancimino. E’ una legge di mafia. Se pensate a tutto ciò trasponendolo alla vicenda di Fini e Il Giornale con la sua campagna diffamatoria, pare invero una terribile coincidenza. Ricordate il Corvo di Parlemo? Prima che con le bombe, la mafia agisce con il discredito. Con Ciancimino si è passati dalle parole ai fatti.

Ci si sarebbe aspettati, poi, una levata di scudi in difesa del testimone Ciancimino, e del suo figlioletto, il quale porta solo un cognome e colpe non ne ha. Il mondo politico, invece, si è girato dall’altra parte. Ciancimino è un infame e non merita rispetto nemmeno dai non-affiliati. Gli eroi sono ben altri: gli stallieri che muoiono senza aver fatti i “nomi”, per esempio. Una delle poche voci nel silenzio collettivo, è quella del sen. Lumia (PD):

La lettera minatoria al figlio di Masimo Ciancimino è un fatto grave, si sta superando ogni limite […] Adesso lo Stato deve dimostrare che fa sul serio: bloccare ogni tentativo di intimidazione e mettere nelle condizioni Ciancimino di andare fino in fondo. La ricerca della verità non può essere ostacolata. Bisogna avere il coraggio di scoprire le collusioni tra mafia ed esponenti della politica, delle istituzioni e degli apparati […] In questo momento così delicato occorrono messaggi chiari e inequivocabili. Invece, il governo non fa altro che screditare giudici, collaboratori di giustizia ed approvare provvedimenti che indeboliscono la lotta alla mafia, come il ddl sulle intercettazioni e il taglio di fondi alla magistratura e alle forze dell’ordine (IrisPress).

Per Il Giornale, la notizia non merita spazio né nella prima pagina di oggi – interamente dedicata al Fini-Tulliani Gate – né sulla home del sito web. Cercate su tutto il loro sito: per la notizia della lettera di minacce neanche un trafiletto, neanche la riproposizione del lancio di agenzia.

Ciancimino, certamente, ha avuto i suoi difetti: le dichiarazioni a orologeria di certo non aiutano a comprendere la sua buona fede. Ma c’è una parte dello Stato, una parte consistente e maggioritaria, che non vuole le verità di Ciancimino. Le rifiuta e le stigmatizza. Ciancimino non è un pentito. E’ considerato, tutt’al più, un diffamatore. Non gli è stata data nemmeno una protezione seria. Ciancimino è un uomo morto che cammina. Il libro “Don Vito. Le relazioni segrete tra Stato e Mafia”, scritto con Francesco La Licata ed edito da Feltrinelli, verrà forse ritirato dal commercio su sua richiesta. La verità, indimostrabile per i magistrati, che reca al suo interno, sparirà dalla circolazione, come è accaduto a tanti libri ‘scomodi’. Ma forse non si può perdere così velocemente il coraggio della parola.