Financial Times, in Italia serve una rivoluzione politica

(Naturalmente non è un titolo reale)

Si intitola “Italy’s hot autumn”. E’ un articolo del Financial Times, uscito nell’edizione del 29 Agosto scorso. Racconta di un Silvio Berlusconi che viene troppo spesso previsto in declino, un declino che mai arriva. Un Berlusconi che fa di tutto per difendere la propria carriera politica, all’alba di una nuova era per l’Italia. Fini, ricorda il FT, è uscito dalla maggioranza all’inizio dell’estate. Fin troppo ottimista, il giornalista inglese. Fini è in un limbo che si dissiperà soltanto in aula, al momento del voto di fiducia, previsto per le prossime settimane. Fini potrebbe non uscire dalla maggioranza, ma oramai è un’ipotesi remota: la stretta di B. sul Processo Breve ha vanificato tutte le strategie di ripiego del presidente della Camera. E poi c’è il nodo Napolitano:

Che cosa accadrebbe se Berlusconi cade? Una cosa che si può dire con sicurezza è che il presidente Giorgio Napolitano, Capo dello Stato, non dovrebbe indire elezioni anticipate. Berlusconi ha detto in passato che andrà alle urne, se perde il voto di fiducia. Ma l’Italia ha tenuto due elezioni politiche negli ultimi quattro anni. Sarebbe un segnale terribile del ritorno del paese alla instabilità politica se ancora altre elezioni si sono svolgeranno ora (Financial Times, 29/08/2010).

Insomma, si può già parlare di paralisi, uno scenario che farà venire i brividi ai mercati: con tutto il debito in scadenza nel 2011, senza una guida economica chiara, si preannuncia un attacco alla nostra stabilità finanziaria. L’articolo del FT non lo dice; si limita a paventarlo, fra le righe. Non è un’alba felice, quella della nuova era, ma almeno si metterà fine a questo quindicennio di lotte intestine anti-Berlusconi:

Nessuno di questi risultati promette un nuovo ed emozionante inizio per il paese. Ma almeno hanno il merito di portare l’era Berlusconi al termine. Se ciò accade è per mano del Presidente Fini, più di chiunque altro. Lui merita molto credito per aver riformato Alleanza Nazionale, e essersi allontanato dal suo legame con il fascismo. Ora deve decidere se una nuova  – e speriamo brillante – era post-Berlusconi può iniziare (FT, cit.).

L’Italia, viene affermato in una altro articolo, è un modello economico che sopravvive nonostante i suoi disastri politici. Però è nella corsia lenta della crescita:

La crescita dell'Italia è la più bassa fra i paesi sviluppati; inoltre il paese ha perso altri punti in fatto di competitività

Gli investitori devono temere del destino dell’Italia per due buone ragioni:

  • l’economia reale: UniCredit calcola che, rispetto alla Germania, la competitività nei costi unitari del lavoro si è deteriorata del 26 per cento dal 1999. In questo periodo, la produttività della zona euro è cresciuta del 7 per cento – e scende del 6 per cento in Italia;
  • Nel decennio alla fine del 2009, le scorte italiane hanno sottoperformato l’indice FTSE Eurotop 300 di 11 punti percentuali. Confindustria, la lobby d’affari, avverte che il destino dell’Italia senza una riforma è il declino a lungo termine, un processo che può essere già in corso. L’Italia ha bisogno di una rivoluzione politica, non di una crisi di passaggio, per riscoprire il suo stile economico.

Già, rivoluzione politica. Che potrà avvenire solo e soltanto con una evoluzione dai politici.