La Omsa di Faenza delocalizza in Serbia. E Frattini che fa?

foto di Giampiero Corelli per il Resto del Carlino

La OMSA di Faenza, storica fabbrica del tessile, chiude e trasferisce la sua produzione in Serbia. La notizia è nota da tempo, ma la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori continua. Perché in Serbia? Perché il costo del lavoro è più basso che in Italia. La Serbia, ex paese comunista, ha costruito il suo nuovo sviluppo sulla pelle degli operai, sottopagati e senza diritti. OMSa poteva delocalizzare in Cina; lo fanno in molti, è vero. Ma molto probabilmente ha optato per la Serbia poiché “sul continente”: per la sua locazione geografica, permette cioè di risparmiare il costo/rischio trasporto, che dalla Cina sarebbe stato comunque elevato per un prodotto tessile. Ma c’è una seconda ragione: un prodotto che giunge in Unione Europea dalla Cina è sottoposto al vaglio doganale; accade ancora così per le importazioni dalla Serbia, ma durerà ancora poco.

Quale l’atteggiamento del governo sul caso OMSA? Mancando il ministro alla Sviluppo Economico da quattro mesi, è come parlare del nulla. Eppure pare che un interessamento ci sia. Sì, questo:

KOSOVO: FRATTINI, DA SERBIA CONFERMATA VOCAZIONE EUROPEA- Asca

Frattini: Serbia ha confermato il suo orientamento euroeo – Radio Srbija

Tra i paesi favorevoli all’entrata della Serbia, guidata ora dal presidente Boris Tadic, c’è anche l’Italia che, con il ministro degli esteri Frattini, ha sempre sostenuto la sua adesione (SkgTG24).

Si è chiesto, il ministro degli Esteri, quali ripercussioni avrà sulla nostra occupazione l’allargamento dell’Unione alla Serbia? Perché l’avviamento dei negoziati per l’ammissione della Serbia all’Unione Europea, pur avendo degli innegabili effetti geopolitici positivi, offre l’occasione per eliminare l’ultimo ostacolo alla delocalizzazione in massa del manifatturiero italiano: la dogana. L’Italia, e in particolare questo governo con il suo ministro degli Esteri, è il principale sponsor della Serbia in UE. Forse che Frattini lavora su mandato di Confindustria?