Nel 1992-93 l’Italia ha rischiato la secessione dello Stato Bordello

Ieri***(vedi note a fine post) su Il Fatto Quotidiano è comparsa una intervista a Roberto Scarpinato, neo procuratore generale di Caltanissetta, una intervista che sarebbe dovuta comparire a caratteri cubitali su tutti i quotidiani. E invece no. Nessun titolo. Che cosa ha detto Scarpinato? Nell’intervista, il PG ha tentato una vera e propria sistematizzazione storica dei fatti che anticiparono e seguirono le stragi del 1992-93. Scarpinato parla proprio di un progetto politico secessionista da parte di un “sistema criminale”. C’era un circuito separato e parallelo, soprastante la mafia, la quale era delegata a eseguire la parte militare del piano. Un piano che poi mutò, per “una serie di eventi sopravvenuti”, diventando da militare a “politico”.

Scarpinato cita, a suffragio della sua ricostruzione, che è poi la ricostruzione in voga negli ambienti giornalistici più intransigenti (più volte ripresa su questo blog sotto l’etichetta Join the dots), le cosiddette “cassandre” che previdero la strategia delle destabilizzazione:

  • Vittorio Sbardella e l’agenzia di stampa Repubblica;
  • Elio Ciolini, ex neofascista;
  • a cui si aggiunge la denuncia di Vincenzo Scotti, ministro dell’Interno nel 1992;
    • su Yes, political! se ne è paralto qui:
  • La destabilizzazione, il progetto politico all’origine della trattativa.

  • le rivelazioni di Brusca quando ancora non si era pentito ufficialmente; a ciò si ricollega l’avvicendamento fra Scotti-Mancino nel 1992 come ministro dell’Interno;
    • su Yes, political!:
  • Join the dots. Unisci i puntini. Retrospettiva della destabilizzazione. Quando parlava Brusca

  • La Falange Armata, misteriosa organizzazione terroristica, la quale avvisò Martelli, l’allora ministro della Giustizia, dimissionario per lo scandalo Tangentopoli, che era stato graziato, che per lui prevalse la soluzione “politica” e non quella cruenta; oggi si sa che Martelli era obiettivo degli stragisti; lui e Vincenzo Scotti formavano la coppia di ministri (Interni e Giustizia) più scomoda per l’organizzazione massonico-mafiosa, ed entrambi furono defenestrati, in un modo o nell’altro;
  • lo scandalo SISDE, 1992: ricordate, vero, il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, dire durante un messaggio in diretta Tv quella famosa frase: “io non ci sto!”? Qualcuno voleva farlo precipitare nella polvere, insieme al capo della polizia Vincenzo Parisi (nominato tale dallo stesso Scalfaro nel 1987, a testimonianza del sodalizio fra i due); già allora si sospettavano strani rapporti fra il servizio segreto e la mafia:
    • da La Repubblica, 29 Dicembre 1992:
      Non c’ è solo un “caso Contrada”, c’ è anche un “caso Parisi”, c’ è anche un “caso Servizi segreti”. Se il primo è un capitolo giudiziario e il secondo questione istituzionale, il terzo è l’ uno e l’ altro: caso investigativo-giudiziario e caso politico-istituzionale.
      E allora, in questo caso, che ruolo ha svolto e svolge il Sisde nella lotta alla mafia? E’ intorno a queste domande che si sta sviluppando un dibattito ad alta tensione che scuote il Viminale, la strategia del pentitismo, i rapporti tra polizia e magistratura, tra parlamento e servizi segreti.
      Sono sicuro che è in atto nel nostro Paese una strategia della destabilizzazione estremamente preoccupante (parole del sen. Umberto Capuzzo, ex capo di Stato Maggiore).
      Il capo della polizia (Parisi), con il direttore del Sisde, Angelo Finocchiaro, è stato ieri convocato d’ urgenza dal presidente del comitato di controllo dei servizi segreti, Gerardo Chiaromonte. Colloquio di due ore. “Informativo”, lo ha definito Chiaromonte. Interlocutorio, in ogni caso, perché sembra a molti – nel Parlamento e nel Governo – che sia necessario capire, meglio e subito, se il Sisde è stato dalla parte dello Stato o proprio nel Sisde si sono nascosti coloro che quella battaglia volevano attardare, intiepidire, “deviare” (TEMPESTA SUL VIMINALE ‘ PARISI ORA CI SPIEGHI’ – Repubblica.it Ricerca).
  • le dichiarazioni di Gianfranco Miglio:
    • il professor Miglio, ex teorico della Lega Nord, dichiarò parlando dei fatti dei primi anni ‘90: “Io sono per il mantenimento anche della mafia e della ‘ndrangheta. Il Sud deve darsi uno statuto poggiante sulla personalità del comando. Che cos’è la mafia? Potere personale, spinto fino al delitto. Io non voglio ridurre il Meridione al modello europeo, sarebbe un’assurdità. C’è anche un clientelismo buono che determina crescita economica. Insomma, bisogna partire dal concetto che alcune manifestazioni tipiche del Sud hanno bisogno di essere costituzionalizzate”
  • la misteriosa Lega Meridionale, o Sicilia Libera, il partito indipendentista forse ispirato da Gelli; ovvero l’idea che alla base della destabilizzazione ci sia un piano di smantellamento della nazione che doveva trovare le due forze centrifughe nella Lega Nord di Bossi e in un analogo partito del Sud. Così dice Scarpinato: “Paradossalmente il federalismo del Nord avrebbe tutto l’interesse a lasciare sviluppare un’analoga forma organizzativa al Sud lasciando che si configuri come paradiso fiscale e crocevia di ogni forma di traffici e di impieghi produttivi, privi delle usuali forme di controllo, responsabili della compressione del reddito deriva-bile dalla diversificazione degli impieghi di capitale disponibile”; lo Stato Bordello, per l’appunto;
    • su Yes, political! se ne è parlato qui:
  • Join the dots. Unisci i puntini. Lo strano caso della Lega Meridionale.

Come detto, il piano militare fu accantonato. Il vertice massonico-mafioso, tutt’ora sconosciuto, ha preferito la via politica, e così il partito del Sud, quella Lega Meridionale, o forse Sicilia Libera che sorse da un’idea di Marcello Dell’Utri, diventò un’altra cosa, non più un partito secessionista bensì un partito nazionale, ma chiaramente portatore dell’istanza criminale. Un partito nato dal patto fra Stato e Mafia, che esiste finché esisterà il patto, ma che se smette di esistere romperà irrimediabillmente quel patto.

L’intervista a Scarpinato la potete rileggere qui:

***correggo: l’intervista è datata 24 Luglio 2010, ma tant’è, campeggiava come testata del sito de Il Fatto proprio ieri, per qualche ora, salvo poi sparire. In ogni caso, l’intervista, oggi come il 24 Luglio scorso, non ha prodotto alcuna scossa nel mondo politico occupato com’era a contare i voti di Berlusconi e dei finiani e a polemizzare sulla casa a Montecarlo del cognato di Fini. Insomma, per la prima volta un giudice ha parlato di un progetto secessionista massonico-mafioso e nessuno ha fiatato. Di fatto, Scarpinato ha fornito la prima primissima sistematizzazione storica dei fatti del 1992: ha unito i puntini di un disegno criminoso ancor oggi segreto e custodito gelosamente da qualche centinaio di persone.

Pensate che i soggetti di allora si siano volatilizzati e che oggi la nostra democrazia, pur malata, non corra più rischi del genere? Osservate quel che sta accadendo in Sicilia: il PdL è all’opposizione, il governo regionale che poggiava sull’asse Lombardo-Micciché è fallito; Micciché ha fondato uno strano Partito Popolare della Sicilia, proprio ora che si è aperta la crisi del PdL a livello nazionale. Ci sono strani movimenti: la Lega al governo spinge per approvare i decreti del federalismo fiscale, Berlusconi dal par suo cerca di restare in sella a tutti i costi; no, io credo che gli agenti primari di quel progetto – prima militare e poi politico – siano tutti ancora in azione, e sospingono lo Stato verso la sua decomposizione. La verità è lì: siamo a un passo.

Per concludere, un articolo comparso il 19 Marzo 1992, su La Repubblica, le cui parole, rilette a distanza di tempo, suonano alquanto sinistre. Leggete:

Il ministro dell’ Interno (Scotti) riferirà  venerdì mattina alla Commissione affari costituzionali del Senato i fatti e le informazioni che lo hanno spinto ad allertare con una circolare tutte le prefetture d’ Italia intorno alla possibile esistenza di un “piano di destabilizzazione” del Paese.
Non da oggi giudico la situazione molto grave – ha spiegato Spadolini -. Il quadro che deriva dalla direttiva del ministero dell’ Interno è un quadro che tende a sottolineare il pericolo di un nuovo terrorismo che punta a destabilizzare le istituzioni ed a delegittimarle […]
Chi invece pare dare più credito all’ allarme lanciato dal ministero dell’ Interno è Achille Occhetto […] Tutto ciò mi rafforza nella convinzione che il delitto Lima va ben al di là  della vicenda mafiosa siciliana. Le ultime notizie su un piano di destabilizzazione sono ancora più gravi e preoccupanti: ci interroghiamo perché tali notizie non siano state rese note prima […] La conclusione cui giunge il segretario del Pds è netta: “Si vuole creare il panico e la tensione nel Paese. In tutti i momenti in cui i cittadini sono chiamati a decidere, riemerge un potere che non è mai venuto meno: quello che ha accompagnato la strategia della tensione e le stragi impunite […] questa circolare getta una luce inquietante sull’ interpretazione, che in un primo momento sembrava inverosimile, dell’omicidio Lima, come un omicidio politico dettato da una regia di servizi segreti e avente per bersaglio politico il presidente del Consiglio [Andreotti], probabile futuro presidente della Repubblica (‘ TORNANO I POTERI OCCULTI’ – Repubblica.it Ricerca).

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