SPQI, sono porci questi (titoli di stato) italiani

Tremonti che strilla contro i “banksters” non è surreale? Perché dovrebbe, qualcuno se lo è chiesto? Ci sono forse dubbi sull’economia italiana? Sul suo trentennale debito – che in quanto a persistenza ha qualcosa a che fare con i rifiuti napoletani – Tremonti ha spergiurato: l’Italia non corre rischi. Ha però sforbiciato a lungo il bilancio statale, tant’è che l’istruzione pubblica è soltanto più l’ombra di sé stessa. Per non parlare dei servizi erogati dagli enti locali (trasporti e sanità), quasi a rischio di chiusura.

E allora? I soldi rastrellati con la politica delle lacrime e del sangue non bastano? La novità risiede nel fatto che l’Italia sarà la prossima vittima sacrificale sul patibolo dei mercati finanziari. Gira la voce – Fondo Monetario Internazionale – che prima o poi, più prima che poi, l’Europa dovrà occuparsi seriamente di noi. L’Italia nel mirino della speculazione, come è accaduto per la Grecia? Pare di sì, ma tranquilli, siamo in buona compagnia:

L’Italia corre seri rischi per la sua ripresa economica in conseguenza delle “tensioni” di mercato sui suoi titoli di Stato che si avranno nell’ultimo trimestre del 2010 e nel 2011. La previsione è stata fatta dal Fondo monetario internazionale nel suo World Economic Outlook e riguarda anche altri Paesi come Giappone, Francia e Stati Uniti (Rinascita).

C’è aria, insomma, di crisi sistemica. Che metterà in ginocchio l’unione monetaria (ovvero l’Euro). L’obiettivo dei banksters è quello di “far crollare sui mercati la considerazione per l’affidabilità dei nostri Cct e Bpt e di conseguenza obbligare il Tesoro ad alzare i rendimenti” (Rinascita, cit.). L’attacco verrà sferrato con il solito trio di assi di Agenzie di Rating: Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch. I tre abbasseranno il rating dell’Italia, o della Francia, scatenando il panico. L’obiettivo di lungo termine è sfaldare l’Euro, mettendo i tedeschi dinanzi alla prospettiva di un abbandono dell’Unione. L’Euro, in questo subdolo progetto, verrà diviso in Euro dell’europa Meridionale e Euro-Marco (una riedizione della vecchia moneta tedesca).

Vi sarà chiaro il fatto che qui non si tratta più solo di economia. Ma si usa l’economia per sradicare realtà politiche – come l’Unione Europea – e incidere localmente per metter fine a ciò che resta dello Stato Sociale:

nel caso dell’Italia e della Francia, contempla l’invito ad andare avanti con le politiche di riduzione del debito e del disavanzo, attraverso tagli alle pensioni, agli stipendi dei dipendenti pubblici e più in generale alle spese dello Stato sociale, come la Sanità nella quale dovrebbe progressivamente crescere il peso degli operatori privati. Quelli del Fmi, apparentemente dei consigli, sono in realtà chiari moniti ai governi a smantellare progressivamente ogni presenza della mano pubblica, per creare un unico enorme mercato globale (Rinascita, cit.).

Un mercato globale in cui si schiacciano le persone e le comunità a cui appartengono. Questo per il benessere di pochi attempati massoni trincerati dietro le loro corporation.