Legge elettorale, così la maggioranza vuole blindare il Senato

Parliamoci chiaro: l’unico ostacolo fra le elezioni anticipate e Berlusconi è il Senato. Secondo molte delle proiezioni statistiche realizzate nel periodo agosto-settembre 2010, il voto anticipato comporterebbe un rischio molto elevato di maggioranze disomogenee fra Camera e Senato. Mentre la Camera Bassa è messa al sicuro dal Porcellum tramite il premio di maggioranza (assegnazione d’ufficio della maggioranza relativa dei 340 seggi), al Senato il premio è ripartito regionalmente, conformemente al dettato costituzionale (art. 57). Ovvero, “la suddivisione dei seggi avviene in base al numero di scranni, costituzionalmente immodificabile, assegnato a ciascuna Regione, mentre il premio di maggioranza regionale è fissato al 55% dei seggi” (Wikipedia). Ne consegue che una coalizione – o una lista – può avere la maggioranza di voti ma non quella dei seggi, di fatto perché non guadagna il premio di maggioranza in tutte le Regioni.

Che fare per evitare il pericolo della ingovernabilità? Vi siete chiesti perché Schifani contenda a Fini la riforma del Porcellum? Al Senato sono stati depositati diversi disegni di legge che riformano la 270/2005, la vigente legge elettorale. Molti sono documenti prodotti dall’opposizione e sono volti o a restaurare il Mattarellum, o a ripristinare le preferenze di lista, oggi bloccate, fattore che pregiudica parecchio la democrazia in Italia. In Commissione Affari Costituzionali, tutti questi progetti di legge sono stati accorpati in un malloppo unico che è stato discusso di recente e per brevi sedute. Per dire, in esso sono contenute anche le leggi di iniziative popolare per il Parlamento Pulito e per il ripristino delle Preferenze di Beppe Grillo. Poi, scorrendo l’elenco, si scorge un testo a firma di Quagliarello (PdL): il Disegno di legge N. 2356.

Si tratta, ci avvisa Quagliarello nella relazione allegata, di un provvedimento che reca in sé “una modifica urgente e necessaria anche solo in via cautelare e provvisoria, qualora si determinassero condizioni tali da rendere inevitabile il ricorso anticipato alle urne”. Cioè, si modifica la legge – urgentemente – per cautelarsi da un evento possibile, probabile, che si può verificare con il ricorso anticipato alle urne. Quale? Lo dicevo prima: che non si realizzi una maggioranza al Senato. Allora si deve correggere il Porcellum per scacciare l’ipotesi:

qualora la coalizione di liste (o la lista singola) che ha conseguito il maggior numero di seggi nell’ambito di tutte le circoscrizioni regionali (incluse quelle della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, il cui sistema di elezione rimane peraltro immutato), abbia conseguito meno di 170 seggi, ad essa sia attribuito un premio di governabilità sino alla concorrenza di tale consistenza, e comunque in misura mai superiore a 45 seggi (Disegno di legge N. 2356).

Tradotto: il premio di maggioranza resta regionale, ma qualora la coalizione maggioritaria in tutte circoscrizioni non raggiungesse la quota fissata a 170 seggi, si provvede all’assegnazione del premio di governabilità, con riparto regionale, che consta di “un numero ulteriore di seggi sino alla concorrenza di 170 seggi e comunque in misura non superiore a 45 seggi” (Disegno di legge N. 2356). E’ facile comprendere come questa norma sia un efficace stratagemma per correggere un risultato elettorale che non premiasse la maggioranza attuale di governo. Il Porcellum attribuisce il 55% dei seggi regione per regione, secondo questa tabella:

Regioni Seggi 55%
Piemonte 22 12
Lombardia 47 26
Veneto 24 13
Valle d’Aosta 1
Trentino Alto Adige 7
Friuli Venezia Giulia 7 4
Liguria 8 5
Emilia-Romagna 21 12
Toscana 18 10
Marche 8 5
Umbria 7 4
Abruzzo 7 4
Lazio 27 15
Campania 30 17
Molise 2
Basilicata 7 4
Puglia 21 12
Calabria 10 6
Sicilia 26 14
Sardegna 9 5
Estero 6

Invece, Quagliarello pone la soglia di 170 seggi come “risultato finale”: la quota di seggi da attribuire come premio è ripartita sui 170 seggi e viene assegnata alla coalizione/lista che ha complessivamente la maggiore “cifra elettorale”, ovvero a quella che ha preso più voti a livello nazionale:

Qualora il maggior numero di seggi sia stato conseguito da più di una coalizione di liste o singola lista, l’ufficio assegna il premio di governabilità alla coalizione di liste o alla singola lista che abbia ottenuto la maggiore cifra elettorale complessiva, calcolata, per ciascuna coalizione o singola lista, sommando le cifre elettorali delle liste ammesse al riparto in ogni circoscrizione, ai sensi dell’articolo 16, comma 1, lettera b) (ibidem).

Quindi, “l’ufficio [centrale nazionale] individua un coefficiente di incremento dato dal rapporto tra il numero 170 e il numero dei seggi ottenuti dalla coalizione di liste o dalla singola lista vincente”: di fatto si spalmano i 170 seggi per tutte le regioni anche se la coalizione/lista non è maggioritaria in ognuna di esse. Un bel modo di aggirare il dettato costituzionale di cui all’art. 57. Ora capite benissimo perché Schifani si è inalberato e pretende di portare avanti i ddl sulla legge elettorale in Commissione al Senato. Non c’è – in questo caso –  una vera e propria intenzione di risolvere l’anomalia del bicameralismo perfetto italiano, l’avere due camere con le medesime funzioni ma con sistemi elettivi diversi, ma solo evitare l’empasse al Senato. Proprio il Senato, dalla riforma del 1993 – il referendum che introdusse l’uninominale, poi assorbito nella Mattarellum – è sempre stata l’aula più critica per i governi. Il governo Prodi II si reggeva, per esempio, sul voto dei senatori a vita. Il minor effetto maggioritario del premio di maggioranza del Porcellum al Senato, causato dalla sua frammentazione regionale che implica il dover vincere tutte le regioni per poterlo acquisire nella sua totalità (55% dei seggi), era stato corretto da soglie di sbarramento molto alte (20% per le coalizioni, 8% per le liste), soglie che chiusero la porta del parlamento a Sinistra Arcobaleno, tanto per citare il caso più clamoroso. Quagliarello, dinanzi alla prospettiva di maggioranze diverse per le due Camere, introduce un premio di “governabilità” che aggira il riparto regionale. Ma è costituzionale? Dubito che questa riforma possa procedere oltre. E’ un dato di fatto che la maggioranza stia cercando di cambiare le regole non già per garantire la governabilità del paese, qualunque sia il partito o la coalizione di maggioranza, bensì per garantirsi il governo per un’altra legislatura e con un margine di sicurezza ampio sulle opposizioni – 170 seggi significano il 54% del Senato, una maggioranza “qualificata” per poter affrontare le riforme costituzionali, in primis la riforma della giustizia. La legge elettorale è la leva che B. userà per scardinare l’impianto costituzionale di questo paese, andando al voto con liste di servitori e camerieri pronti a votargli la riforma ad hoc, o l’elezione a presidente della Repubblica, a scelta.

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