Lodo Alfano, la maggioranza rinuncia alla reiterabilità?

Presentato ieri in Commissione Affari Costituzionali un sub-emendamento a firma di Maurizio Saia (PdL) al disegno di legge costituzionale S.2180 in riferimento all’articolo 1. Il testo è il seguente:

All’emendamento 1.1000, al comma 3, primo periodo, dopo la parola: «giudice» aggiungere le seguenti: «il compimento degli atti urgenti e».Conseguentemente, dopo il comma 3, inserire i seguenti:

«3-bis. Le prove dichiarative acquisite anteriormente alla sospensione del processo disposta ai sensi della presente legge possono essere in ogni caso utilizzate per la decisione mediante lettura dei relativi verbali ai sensi dell’articolo 511, comma 1, del codice di procedura penale e il nuovo esame è ammesso solo se riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti dichiarazioni ovvero se il giudice o alcuna delle parti lo ritengano necessario sulla base di specifiche esigenze.

3-ter. Se nel processo sono imputate persone diverse da quelle indicate nei commi precedenti, il giudice, disposta in ogni caso la separazione delle posizioni del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio dei ministri, dispone la sospensione. Il processo prosegue nei confronti degli altri imputati.

3-quater. Anche nel caso di rinuncia ai sensi del comma 2, la sospensione di cui alla presente legge non è reiterabile e non si applica nel caso di successiva investitura, anche nel corso della medesima legislatura, nella stessa o in altra delle cariche o delle funzioni» (Emendamenti S.2180).

Sembra che la maggioranza voglia riparare il danno prodotto con il primo testo della legge salva-Berlusconi, almeno laddove si voleva rendere la sospensiva del dibattimento valida per tutta la “vita” politica del soggetto beneficiario, appunto introducendo il principio della reiterabilità. Non si fa menzione alcuna in merito all’altro principio abominevole, quello della retroattività del lodo, la sua applicabilità ai procedimenti in corso, aspettto irrinunciabile per Berlusconi altrimenti che cosa gli servirebbe questa inutile faticaccia della legge costituzionale. Il suo scopo è difendersi in primo luogo dal processo Mills, che potrebbe decapitarne per sempre quel che resta della sua carriera politica, dai più intesa agli sgoccioli. Certo, i venti di crisi che soffiano come la buriana d’inverno, rendono poco praticabile l’ipotesi di una rapida approvazione del provvedimento, però esso potrebbe diventare merce di scambio in una prossima trattativa con FLI e UDC al fine di formare un nuovo esecutivo: quello che passerà alla storia come il Berlusconi V, il governo dell’immobilismo.