Crisi del Debito, The New York Times indica la road map ai mercati: attaccare Belgio e Italia

Per il secondo giorno, The New York Times si ricorda del debito italiano e si mostra preoccupato per le nostri sorti. In un’analisi pubblicata anche sul sito web viene disegnato un prospetto politico-economico del nostro paese che riflette per intero le riflessioni di ieri di Paul Krugman, nonché quelle fatte dal Financial Times e le considerazioni della Frankfurter Allgemeine Zeitung: più che le condizioni macroeconomiche, ciò che è apertamente un fattore negativizzante per il nostro paese è la classe politica. E in Europa non siamo soli in quanto a masochismo politico, poiché anche in Belgio la sfera pubblica è allo sfascio e l’ingovernabilità di fiamminghi e valloni sembra endemica:

Italia e Belgio hanno molto in comune: entrambi sono meno dipendenti da creditori esteri di Grecia o Irlanda. Ma ognuno è afflitto da una grave disfunzione politica, che ha sollevato la questione se possano mai ripagare una montagna di debiti, rispettivamente, il secondo e il terzo debito più pesante nell’unione monetaria europea dopo la Grecia (Worries About Italy and Belgium in Euro Zone, By LIZ ALDERMAN, The New York Times).

Sia in Italia che in Belgio ci sono tendenze centripete che sono volte alla dissociazione della comunità politica: fiamminghi e valloni in Belgio, Nord e Sud in Italia. Le riforme istituzionali sono ben lungi dal calmare il dibattito politico sempre più infiammato. A coronare tutto ciò, debiti pregressi che pesano più del PIL di circa il 18% (debito/pil Italia 118%). Nell’articolo non si tralasciano i pochi dati positivi, fra cui il tasso di crescita del debito italiano, inferiore persino a quello tedesco nel biennio 2008-2010.

L’Italia ha fatto un lavoro migliore di Grecia a mantenere la sua finanza in ordine durante la crisi del debito. Il ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti, prudentemente ha tagliato la spesa pubblica e ha revisionato il costoso sistema pensionistico con la benedizione del governo del primo ministro Silvio Berlusconi […] il debito emesso dal governo è diviso quasi equamente tra investitori stranieri e italiani […] Le banche italiane, a differenza dell’Irlanda, sono relativamente sane e non hanno bisogno di un salvataggio (ibidem).

Ma il guaio italiano è che manca la crescita. Il PIL è fermo. E ciò non può certo fare del bene ai mercati. In primis, gli sforzi fatti dai governi “nel corso degli anni per migliorare la crescita hannofallito”; la crisi finanziaria globale si è quindi trasformata in crisi della produzione industriale, “un pilastro dell’economia italiana”; infine, “i datori di lavoro non sono riusciti a migliorare la competitività, limitando i salari o aumentare la produttività”. L’Italia nemmeno può ricorrere alle svalutazioni competitive che negli ani ottanta salvarono capra e cavoli. Abbiamo aderito all’Euro, non siamo più liberi “di svalutare la propria moneta per rilanciare la crescita”.

Le preoccupazioni sono aggravate da una persistente crisi politica che verrà a una testa in un paio di settimane per il signor Berlusconi, la cui capacità di resistenza possono essere testati a seguito di una serie di scandali sessuali e l’economia rifluisce. Egli deve affrontare una fiducia voto di questo mese che potrebbe portare al collasso del suo governo conservatore (ibidem).

Ecco, questa rinnovata attenzione per il nostro paese da parte dei giornali americani può essere lo spettro della prossima tappa della crisi del debito, crisi che si muove nei mercati a ondate di irrazionalità. Certo, gli USA non hanno alcun interesse nel danneggiare l’Euro; grazie al dollaro debole, hanno finanziato un deficit del 14% sul PIL e non hanno certo bisogno che il dollaro si apprezzi, anzi, la FED prega affinché i verdoni rimangano pari alla carta straccia. Viceversa, i big dei mercati finanziari devono puntare il loro fucile verso ciò che dell’Euro non li convince, ovvero la politica economico-finanziaria slegata, lasciata ai governi dei vari paesi. La crisi del debito si risolverà solo con un’altra delega di sovranità verso l’Unione Europea, che avverrà fose con un nuovo trattato che unifica le politiche finanziarie. E’ ciò a cui stanno puntando le mani invisibile che stanno dietro ai mercati. La ragione è che devono esser sicuri di dove mettono i loro soldi, e se ci fossero dei bond europei, questi farebbero loro molto comodo, per cambiare quei dollari che non contano più nulla di cui hanno le tasche piene. Ma per fare ciò devono demolire la grandeur della Germania. Lo diceva ieri Krugman: la Germania deve smettere di essere il dominus dell’unione monetaria. Difficile che ciò accada, almeno finché governa la Merkel. Allora, meglio puntare in alto, al debito dei debiti, quello dell’Italia: poiché l’Euro non esisterebbe senza l’Italia, e l’Italia allora non potrà mai fallire, sennò fallisce l’Unione, e con essa la Germania.

2 Comments

  1. D’accordo, il Cavaliere è un porco ma folleggia coi soldi suoi. Dovrei preferire i Comunisti assassini e ladri o i Democristiani ladri e complici di assassini? La Democrazia è questa, merda assdoluto che sfrutta gli onesti e privilegia i farabutti. Facciamo pìazza pulita! Niente MASSACRI PAERTIGIANI: Mandiamoli tutti nei campi di lavoro. Arbeit macht frei. ç

    1. Ok. Ma dei loro figli cosa facciamo? Mi dica, tecnicamente, intendo. (Cito David Grossman, se non si è capito).

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