Crisi del Debito, proteste in Portogallo. Irlanda stampa Euro: è contraffazione?

L’ora del Portogallo è arrivata? Se dovessimo misurare il grado di vicinanza del paese all’orlo del default attraverso la tensione sociale, diremmo che ci siamo. Oggi oltre 300 manifestanti hanno protestato contro le misure d’austerità fin davanti alla residenza del premier portoghese José Socrates a Lisbona. Ci sono stati scontri con la Polizia. Scene già viste altrove (Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Francia).

Secondo gli ultimi sondaggi, il 46% dei cittadini portoghesi ritiene di vivere in condizioni peggiori rispetto all’epoca della dittatura, 40 anni fa. Il 60% ritiene che il Paese versi in condizioni peggiori da quando è entrato a far parte dell’Unione Europea (euronews).

Intanto una notizia approda sin su Il Fatto Quotidiano attraverso i media informali (blog e siti internet di informazione finanziaria): la BCE ha permesso all’Irlanda di stampare Euro – sì, cartamoneta; peccato che sia vietato dal Trattato di Maastricht. di fatto, la BCE ha concesso alla Banca Centrale dell’Irlanda un diritto di signoraggio maggiore rispetto a quanto scritto sui trattati. Il fine è finanziare il sistema bancario irlandese, che in realtà punta dritto come un treno verso la bancarotta. “I prestiti vengono registrati dalla Banca centrale irlandese sotto la voce altre attività”, scrive Mike Shedlock di Business Insider. Un vero trucco contabile. Se la cosa divenisse di dominio generale, nessuno si potrà sottrarre agli strali di Angela Merkel, a meno che anche la Bundesbank non faccia la medesima cosa. Poiché se così fosse, i mercati potrebbero improvvisamente scoprire che l’Euro è una moneta falsa e di fatto si aprirebbero le porte per la sua fine. Fonti BCE affermano che le quantità di denaro stampate sono risibili rispetto al prestito ricevuto direttamente dalla banca centrale medesima. Certo è che tornare al “signoraggio libero” è un grosso passo indietro: allora tutti potrebbero stampare moneta e domani avremmo un’inflazione a due cifre.

Debito, che fare? Il ricorso al capitale cinese non fa altro che spostare l’Europa a est. Il pendolo economico torna ad oscillare e così fare la politica: dall’impero americano, l’Europa dovrà orientare la propria bussola verso la Cina di Hu Jintao, ovvero verso un modello politico non democratico, radicalmente diverso inq uanto a protezione dei diritti individuali e sociali. Un paese con un forte grado di spereqauzione della ricchezza e con alcuni macro indicatori economici non invidiabili:

lo sviluppo tumultuoso della Cina, non è indenne da problemi. Prima fra tutti – per un miliardo e trecento milioni di persone – un reddito pro-capite che è all’incirca di 4.200 mila dollari contro i 47 mila dollari dei cittadini Usa. Un’inflazione che galoppa al 5,1% (in verità all’11% per i prodotti alimentari), una crescita del 6,1% dei prezzi immobiliari. A dimostrazione che il mercato della casa è a rischio di una bolla immobiliare come quella balzata alle cronache nel 2008 per l’emisfero occidentale. Tutti problemi che intimoriscono la classe dirigente cinese che vorrebbe una maggiore coesione sociale come è stato scritto in calce nell’XI Piano nazionale economico approvato l’anno passato (Maurizio Galvani, Il Manifesto, 18/01/2011).

 

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