Tripoli in fiamme, Gheddafi in fuga? La Libia verso la guerra civile

Per Frattini non bisogna esportare ‘democrazia’, ma sostenerla. Indicare in Gheddafi un modello di democrazia, a questo siamo giunti. Democrazia è la domanda del popolo. Gheddafi è un despota, e contro i despoti anche la resistenza violenta diventa legittima.
LIBIA: IN FIAMME I PALAZZI DI TRIPOLI. MISTERO SULLA SORTE DI GHEDDAFI
In Libia la protesta ha raggiunto Tripoli. La sede del governo libico e’ in fiamme. Lo afferma la televisione araba Al Jazeera, che aggiunge, citando fonti mediche, che le vittime di oggi della rivolta nella capitale libica sarebbero 61. I manifestanti anti Gheddafi avrebbero preso d’assaltato anche la sede della Televisione di Stato libica e dato alle fiamme alcuni uffici pubblici.

Ieri sera migliaia di persone si erano scontrate con l’esercito e la polizia. Sempre secondo Al Jazeera, i morti sarebbero stati 300 e i feriti 700 nella sola Bengasi, dove alcuni reparti militari si sarebbero ammutinati pur di non sparare contro la folla.

Gli ospedali di Bengasi hanno lanciato un appello: non sono piu’ in grado di gestire la quantita’ di feriti. Le testimonianze che arrivano da questa citta’ parlano di ”spaventosa carneficina”. Al Cairo il rappresentante libico presso la Lega Araba si e’ dimesso dicendo di condividere le ragioni della rivolta.

Secondo alcune fonti internazionali, il colonnello Muammar Gheddafi avrebbe gia’ lasciato la Libia con destinazione il Venezuela del presidente Hugo Chavez. Questa ipotesi si basa sul fatto che ieri sera ha parlato alla tv libica Seif al-Islam, il figlio di Gheddafi che e’ considerato il suo erede politico, ammettendo che il paese rischia la guerra civile e sono necessarie profonde riforme. Toccherebbe a lui tentare un’ultima mediazione con i rivoltosi.
(asca news)

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