Su Tedesco il PD si gioca la faccia

Martedì inizierà l’esame della richiesta di arresto del sen. Alberto Tedesco da parte della Giunta per le Autorizzazioni. E’ inutile dire che il gruppo al Senato del PD è investito di una responsabilità gravissima: scegliere se mandare in galera uno dei suoi, pur se autosospesosi, oppure votare contro l’autorizzazione e attirarsi le ire di tutto il proprio elettorato.

Di Pietro ha già iniziato il marcamento a uomo: parla di inciucio e di accordi con la maggioranza, del genere oggi salvo te e domani salvi me. Rosy Bindi sembra propendere per l’arresto e Ivan Scalfarotto chiede che Tedesco si dimetta. Di fatto, dimissioni o no, Tedesco rischia l’arresto per la possibilità di reiterare il reato nella sua veste di senatore. Strano a dirsi: Tedesco è senatore dal 2009, ma la richiesta di arresto è giunta soltanto ora. I tempi dell’indagine sono stati estremamente lunghi, così come è strano il doppio giudizio dei gip su Vendola (uno archivia, l’altro parla di “leggi ad personam” volute dallo stesso Vendola).Ed è ugualmente curioso che giunga alla conclusione soltanto questo filone dell’indagine sulla Sanità Pugliese: tutta l’istruttoria relativa a Tarantini è ancora in alto mare.

Fatte queste premesse, dinanzi alla richiesta di arresto, non si potrebbe che reagire in un solo modo: accettarle. Il PD non può permettersi il lusso di sottrarre alla giustizia i propri parlamentari. Un voto favorevole all’autorizzazione, sebbene doloroso – nella storia repubblicana l’arresto è stato concesso soltanto per reati gravi quali l’omicidio e l’associazione sovversiva – sarebbe la dimostrazione di coerenza che la base elettorale si aspetta. Il gruppo PD al Senato, capeggiato da Follini, prende tempo. Sta studiando le 700 pagine dell’inchiesta. Certamente non ricorda che Tedesco è frutto della perversione dell’attuale legge elettorale.

Tedesco è diventato senatore per il PD nel 2008 ma è rimasto consigliere regionale in Regione Puglia fino al 14 Luglio scorso quando è subentrato a De Castro. Era già nelle liste PD alle elezioni dell’Aprile 2008 ed è stato candidato ben sapendo che era consigliere regionale e che non sarebbe diventato senatore a meno di situazioni particolari. Ma chi lo ha scelto? E sulla base di quale criterio?
I criteri:

  1. il suo “valore” elettorale – non merito, non capacità concrete, bensì solo perché possiede un nome in grado di attrarre i voti della propria clientela;
  2. scopo: far scattare il premio di maggiornza;

Chi lo ha proposto:

  • è andato a Roma accompagnato dal sindaco di Bari Emiliano;
  • faceva parte della corrente veltroniana, essendo stato uno dei fondatori – in Puglia – del PD.

I reati che gli sono stati contestati sono odiosi poiché relativi a un settore pubblico, quello della sanità, che ha a che fare con i diritti sociali degli individui, diritti costituzionali, sia chiaro. Questa persona, se vere sono le accuse, ha smerciato coi nostri diritti. Ed era stato candidato dall’allora segreteria del PD per la mera capacità attrattiva di voti. Non so se è chiaro.

Tutta la storia della Sanità Pugliese e di Alberto Tedesco

 

fonti:

Perché salveranno Tedesco – Europa

L’effetto delle liste bloccate. La selezione del peggio

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