Arriva arriva la nube di Fukushima

La nube radioattiva di Fukushima arriverà anche in Italia. Seguirà all’incirca questa evoluzione:

Oggi la Iaea, l’agenzia atomica dell’Onu, ha avvisato che la fuoriuscita di radiazioni dalla centrale di Fukushima è costante e “allarmante”: di fatto si sospetta la parziale fusione delle barre in due/tre reattori, fra cui il temibile reattore tre, che contiene plutonio (equivale a dire che stanno diffondendo cancro nucleare nell’atmosfera e nei mari). La Iaea ha anche detto che non si comprende quale sia l’effettiva origine della emissione. Una dichiarazione disarmante.

Dicevo che la nube sta entrando nei cieli dell’Europa: ha fatto il suo ingresso da nord, dall’Islanda. Quali le ripercussioni sul nostro paese? I media avvertono che sarà una schiocchezza. Per arrivare sin qui ha solcato i cieli di mezzo mondo, quindi se non ha fatto danni altrove non li farà nemmeno da noi. Intanto i dati della vicina Svizzera non mostrano alcuna variazione:

unità di misura nSv/h

unità di misura nSv/h

[fonte dati https://www.naz.ch/it/aktuell/messwerte.html]

Sarebbe interessante comparare le dichiarazioni delle autorità e i titoli dei giornali di oggi con quelli del 1986. All’epoca qualcuno profetizzò la gigantesca operazione di cover up (di copertura) del reale impatto che la nube di Chernobyl ebbe sul nostro paese:

PRIMO MAGGIO 1986, cinque giorni dopo l’incidente di Chernobyl

“BISOGNA ASPETTARSI, PER I GIORNI CHE VERRANNO, UN COMPLOTTO INTERNAZIONALE DEGLI ESPERTI UFFICIALI PER MINIMIZZARE LA STIMA DELLE VITTIME CHE CAUSERÁ QUESTA CATASTROFE. IL PERSEGUIMENTO DEI PROGRAMMI CIVILI E MILITARI IMPONE ALL’ASSEMBLEA DEGLI STATI UNA TACITA COMPLICITÁ CHE OLTREPASSA I CONFLITTI IDEOLOGICI O ECONOMICI” (Estratto di un articolo di MADAME BELLA BELBEOCH, fisico, contenuto nella rivista “Ecologie”, n° 371, maggio 1986).

Esiste uno studio, denominato Progetto Humus, realizzato da André Paris fra il 1999 ed il 2001, una mappatura del sud della Francia e del Nord Italia del contaminamento residuo di Cesio137, il prodotto della fusione del nocciolo di Chernobyl. Si tratta di una “visione leggermente deformata e sottovalutata della situazione del 1986 tenuto conto, da una parte, del decadimento fisico del cesio137 (meno del 30%) e, dall’altra, di una disparità supplementare legata al tipo di terreno ed al suo utilizzo”, quindi non i dati reali del contaminamento del 1986. Si può stimare che “sulla maggioranza dei suoli della Francia continentale presi in considerazione nell’atlante, il livello di contaminazione di cesio137 doveva essere, nel 1986, almeno due volte più importante che le cifre riportate nell’atlante, tenuto conto del decadimento fisico del cesio137 e della sua eliminazione per trasferimento” (Progetto Humus).

Ebbene, ne è uscito “il Nord dell’Italia e l’Austria sono stati e restano più contaminati che la Francia, ma anche che vaste porzioni dell’est del territorio francese – situate pertanto a più di 2.000 km da Chernobyl, sono più colpite che i settori studiati dell’Ungheria o della Slovenia”; le Alpi “che erano considerate un ambiente preservato dalla contaminazione, si sono, al contrario, rivelate tra i posti più colpiti dal fall out di Chernobyl” (Progetto Humus, cit.).

Sulla sommità del Colle del Piccolo San Bernardo, sui grandi prati, la contaminazione uniformemente ripartita è stata misurata ad un valore di 5.300 Bq/m². 180 metri sotto, dalla parte italiana, la contaminazione uniformemente ripartita, misurata sui grandi prati, si attesta sul valore di 10.700 Bq/m². Sotto il borgo di La Thuile in direzione di Colle San Carlo, su terreno boschivo, la contaminazione uniformemente ripartita, mostra un valore di 14.000 Bq/m². A Cogne, sotto il villaggio, il valore della contaminazione uniformemente ripartita è misurato ad un valore di 16.500 Bq/m². È pressoché simile a quello rilevato a La Thuile (ibidem).

Questa una cartina:

Cartina radioattività residua 1999-2001 Val Pellice-PineroloIl nostro paese, le Alpi, furono i più colpiti dalla nube di Chernobyl. Forse saremo soltanto sfiorati da questa nuova catastrofe. Per darvi un’idea della portata del disastro giapponese, “spinaci raccolti a quasi cento chilometri dalle centrali hanno evidenziato qualcosa come 54.000 Bq/Kg, ovvero oltre 50 volte il limite massimo consentito e ben 27 di quello stabilito dal Governo locale. I livelli per il Cesio radioattivo, invece erano ben 190 volte oltre la norma” (Pietro Cambi su Nuove Tecnologie Energetiche).

Resta il fatto che dobbiamo vigilare su quel che accade.

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10 Comments

  1. cari amici,
    vi chiedo di controllare il grafico “cronogramma fahy…” perché mi pare di leggere nanosievert e non microsievert. poiché si tratta di un fattore 1000, la differenza è grande. Secondo la mia modesta esperienza 100microsivert/h sono tanti (all’epoca di chernobyl ne ho misurati infatti da 15 a 20microsievert/h, 70-100volte la norma che dovrebbe essere 0,25). se invece sono nanosievert è troppo poco, la metà della norma! mi trovo quindi a non capire.
    un caro saluto
    Boris Bellone

    1. L’unità di misura dovrebbe essere nSv/h. Non conosco bene le unità di misura della radioattività, una migliore specificazione sarebbe utile a tutti. Come scritto nel post, i dati sono ripresi dal sito svizzero della CENAL (Centro Nazionale d’Allarme). Loro scrivono questo: “La CENAL gestisce una propria rete di misurazione della radioattività, la cosiddetta rete NADAM. 63 sonde distribuite in tutta la Svizzera trasmettono ogni 10 minuti i valori attuali alla CENAL. Se la radioattività supera la soglia predefinita (1 mikro-Sv/h), scatta l’allarme automatico presso la CENAL”. Quindi i dati nella sono nanosievert. Il Dlgs. 230/95 definisce all’art. 1 le unità di misura per le radiazioni ionizzanti: “L’unità di misura dell’equivalente di dose è il Sievert (Sv) ed i suoi sottomultipli milliSievert-mSv, pari a 1 millesimo di Sievert, e microSievert-µSv pari a 1 milionesimo di Sievert”. Il nanoSievert è pari alla millesima parte del microSievert, o sbaglio?
      Ancora grazie per il suo aiuto. Che ne pensa del sito della CENAL?

  2. Boris ci faccia sapere prima possibile se ha novità, hanno incuriosito molto anche me questi valori

  3. Questa storia della nube di Fukushima sull’Italia mette i brividi. Non per la nube in sé, che è del tutto inesistente, ma per il fatto che organismi che si pretendono scientifici o semi-tali mettano in giro voci che preoccupano inutilmente la popolazione, come se non ci fosse già così tanto da preoccuparsi.
    Se Umberto Bossi fa la pipì nel Po alle fonti del Pian della Mussa, uno che sta a Comacchio deve preoccuparsi che l’acqua del Po sia inquinata laggiù? Esiste un fenomeno fisico chiamato diluzione atmosferica. Fate due calcolini sulla quantità di atmosfera presente sulla terra, sui fenomeni di trasporto e ditemi se un allarme del genere è serio. Quale credibilità abbiamo, come giustamente allarmati dai pericoli del nucleare, se poi dimostriamo tanto pressapochissmo e faciloneria? L’origine della bufale sta in questo: facendo qualche calcolo di macrometeorologia, si vede che i corpo atmosferici presenti a Fukushima nei giorni dell’incidente possono in teoria arrivare sull’Italia in questi giorni. Ma, ovviamente, non è più la stessa aria e NON contiene radioattività.

    1. Naturalmente posso avere dei dubbi. Posso chiedermi se quanto leggo sui giornali è vero, o macchiato dalla faciloneria di cui lei parla. Tengo d’occhio i dati, la sola cosa che può orientare davvero la mia opinione, ovvero la verifica fattuale. Sono contrario alla tecnologia nucleare non per pregiudizio ma per conoscenza: ero bambino quando esplose Chernobyl e ricordo quei giorni come fossero ieri: ricordo che non si poteva bere latte né mangiare verdure. Ma il latte lo vendevano lo stesso, e lo si mangiava lo stesso, così come le verdure. Nessuno aveva idea di quel che era davvero accaduto.
      Non sarà più la stessa aria di Fukushima quella che circola sulle nostre teste, eppure la è, e come la devo rispettare e inquinare di meno io, così lo dovrebbero fare anche gli abitanti dell’altra faccia del globo. I fatti di Fukushima Daichii hanno dimostrato la fallacia di tutti i sistemi di sicurezza applicati a una centrale nucleare quando esistono interessi particolari in gioco. Mi riferisco alla notizia ripresa da Debora Billi su Crisis:
      L’ingegner Mitsuhiko Tanaka è stato uno dei progettisti della centrale di Fukushima. E oggi ha raccontato che il reattore n°4 è sempre stato “una bomba pronta ad esplodere”. Perché? Perché fin dalle origini aveva un difetto di costruzione per quanto riguarda il contenitore d’acciaio del nocciolo, danneggiato già in fonderia. Tale difetto metteva seriamente a rischio la sicurezza della centrale. Ma il vessel costava 250 milioni di dollari, e invece di sacrificare anni di lavoro e rischiare la sopravvivenza della compagnia, il capo di Tanaka gli ha chiesto di sistemare il vessel in modo che nessuno avrebbe saputo che era danneggiato.
      La compagnia era la Hitachi. Tanaka lavorò a progettare una pezza per l’acciaio difettoso, mentre agli ispettori TEPCO vanivano pagate lussuose cene e partite di golf per distrarli, e alla fine ricevette per compenso 3 milioni di dollari. Per il lavoro, e per il silenzio.
      Crisis
      Cosa pensate che possa accadere in Italia? Vi fidereste di un reattore costruito con il cemento della ‘ndrangheta? A chi affidereste i rifiuti nucleari? Al clan dei Casalesi o a Totò U’ Curtu?

  4. Massimo Zucchetti! ma non ti ricordi che misuravo la radioattività di Chernobil che a Torino era, nelle pozzanghere, da 1,5 a quasi 2mR/h? certo se non piove e se la nube si è già dispersa o se non c’è, non misurerò assolutamente nulla. Lo sai che mi piace l’energia nucleare, ma la penso come Rubbia, aspettiamo la soluzione delle scorie. e poi ti avevo chiesto chiarimenti sul grafico sopra. Non te la prendere se non la penso proprio come te, anche se ti ammiro per il lavoro sull’uranio impoverito.
    un caro saluto a tutti.
    Boris

  5. E poi questi giapponesi sono normali? costruire sopra il piano di Beniov, sapendo che ogni 100 -200 anni ci sarà un terremoto di magnitudo elevatissima. A questo punto se si costruisce dentro il cratere di un vulcano almeno la frequenza è minore, magari anche più di 1000 anni. e inoltre tu sai bne, con un padre mezzo geologo, che non vi è posto sicuro per le scorie radioattive superiore a 15mila e forse 20mila anni. Mi dirai che le vetrifichi, ma non basta ancora, mi dirai che la chimica è più pericolosa, ma non è una risposta. festeggerò sempre il 2 dicembre 1942, ma aspetterei che la ricerca fatta dai vari Rubbia mondiali risolva i problemi non ancora risolti nel nucleare. Per ora attendo da te i magnifici rapporti sull’uranio impoverito e sulla radioprotezione.
    un caro saluto
    BB

  6. quando si dice che non c’è posto sicuro sul pianeta Terra per 20mila anni spesso non si fa caso. Allora ricordiamoci che SOLO 9mila anni fa il ghiacciaio della Valle di Susa arrivava oltre Collegno, comune attaccato a Torino! Solo novemila anni fa la valle di Susa era copaerta di ghiaccio fino poco sotto la Sacra di San Michele! La morena di Rivoli, prodotto dell’esarazione glaciale è ben alta, il Castello di Rivoli dove alloggia la mostra di Arte Moderna era la sommità del ghiacciaio. tutta la valle d’Aosta immersa nel ghiaccio fino alla Serra d’Ivrea! E novemila anni sono pochi per le scorie radioattive. E questo è un esempio di casa nostra, spero chiarissimo, per capire come tutto possa cambiare e che non è fantasia dei geologi.
    un caro saluto
    Boris

  7. Perchè’ i soldi che spendiamo nel sotterrare le scorie non li spendiamo per spedirle nello spazio? Abbiamo tanti soldi per inutili manovre militari.

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