Nucleare, latte allo iodio 131 anche in Italia. Il caos giornalistico sulle soglie decise dall’Unione Europea

Secondo la rivista online Newscientist non è vero che Fukushima ha raggiunto Chernobyl: nella peggiore delle ipotesi, trattasi di soltanto di 630.000 Bq di materiale radioattivo rilasciato nell’atmosfera, soltanto un decimo di quanto rilasciato nel 1986:

a government panel, said that between 370,000 and 630,000 terabecquerels of radioactive materials have been emitted into the air from the nos 1 to 3 reactors of the plant. Level 7 accidents on the International Nuclear Event Scale correspond to the release into the external environment of radioactive materials equal to more than tens of thousands of terabecquerels of radioactive iodine-131 […]But this does not mean Fukushima is now on a par with Chernobyl. Indeed, as Bloomberg notes, the data so far suggests that Fukushima has released only one-tenth as much radioactive material as Chernobyl did. (Newscientist).

Siamo allora al sicuro? Sappiate che sono state trovate traccia di Iodio 131 nel latte fresco sia in California, in Francia e persino – udite, udite – in Italia:

Ora, i quantitativi registrati sono dell’ordine di 10-5 circa, ampiamente al di sotto della soglia di rischio stabilita per legge. Questi, e solo questi, sono i riferimenti normativi:

  • D.Lgs. 230/95 come modificato dal D.Lgs. 241/00 art. 104 “Controllo sulla radioattività ambientale”
  • Raccomandazione europea 473/00 Euratom
  • “Applicazione dell’art. 36 del Trattato Euratom per quanto concerne il controllo dei livelli di radioattività ambientale al fine di determinare l’esposizione della popolazione nel suo insieme”
  • Reg. CE 2218/89 Euratom “Livelli massimi di radioattività per i prodotti alimentari… a seguito di un incidente nucleare”.
  • Reg. CE 737/90 Euratom “Condizioni di importazione di prodotti agricoli da paesi terzi a seguito incidente di Chernobyl”

(per approfondire potete leggere l’ampia trattazione di Pietro Cambi su Nuove Tecnologie Energetiche).

Per cui negli alimenti in genere si può tollerare sino a 1000 Bq al Kg (Reg. CE 2218/89), eccezioni il latte di prima infanzia 370 Bq/Kg (Reg. CE 737/90), castagne e i funghi, in quanto alimenti, 1250 Bq/Kg (Reg. CE 2218/89), mentre il limite è più restrittivo per i prodotti importati da paesi terzi (extra UE) 600 Bq/Kg (Reg. CE 737/90). Nei giorni scorsi sono comparse notizie contradditorie circa la volontà dell’Unione Europea di adeguare i limiti della radioattività negli alimenti ai livelli del Giappone. Da un lato si affermava che la UE innalzava i valori, dall’altro si diceva l’esatto opposto. Come stanno davvero le cose?

30 Marzo 2011  – Dallo scorso fine settimana l’Unione Europea ha alzato la soglia di contaminazione radioattiva per alcuni determinati beni alimenti provenienti dal Giappone grazie ad una decisione della Commissione. Normalmente il livello massimo consentito per i cibi si trova a 600 bequerel per Cesio-134 e Cesio 137. Da sabato invece la soglia è stata più che raddoppiata fino a 1250. Per i prodotti caseari invece al posto dei normalI 370 Bequerel si è passati a  1000. La soglia massima di radioattività è stata fissata nel 1987 in risposta alla catastrofe di Chernobyl, e da allora i valori non sono stati più cambiati. Se la crisi fosse dichiarata finita, tornerebbe in vigore la soglia abituale. Anche lo Iodio 131, normalmente non rilevato, è stato incluso nei nuovi parametri di sicurezza dell’Unione Europea […] La possibile contaminazione dei cibi giapponesi ha allertato l’Unione Europea, che ha prodotto un regolamento specifico per gestire i beni provenienti da determinate aree nipponiche. (Giornalettismo).

L’articolo pubblicato da Giornalettismo pare inquinato da alcune imprecisioni: viene riferito che la UE ha alzato la soglia di contaminazione radioattiva con una “decisione” – e questo è un atto proprio del Consiglio dell’Unione e non già della Commissione, che invece formula pareri e raccomandazioni (ex art. 211 TCE) – mentre più avanti nell’articolo si parla di “regolamento”, che è un atto giuridico di natura comunitaria avente forza di legge per tutti i paesi aderenti all’Unione, naturalmente previa approvazione da parte del Consiglio e del Parlamento dell’Unione, senza necessità di recepimento da parte del paese membro. Per approvare un regolamento ci vogliono mesi. Qualche paragrafo più in alto ho elencato la normativa vigente in materia: trattasi di regolamenti, di decreti legislativi (norma nazionale ma frutto del recepimento di una direttiva europea), di raccomandazioni. La Commissione – da sola – al massimo può aver espresso una raccomandazione, che non è vincolante nei confronti dei paesi membri. Ecco, forse trattasi solo dell’intenzione di rivedere tali limiti.

Poi viene il 9 aprile 2011, e i titoli cambiano di nuovo.

Mangeremo come in Giappone. Europa più severa sulla radioattività nel cibo

L’articolo di Journal avverte che la UE intende abbassare le soglie sulla radioattività per i cibi che provengono dal Giappone, allineandosi con la normativa nipponica, “più severa della nostra”. E viene pubblicata la seguente tabella:

I limiti UE, per i prodotti importati dai paesi terzi, sinora era di 600 Bq/Kg. Quindi si opererebbe una differenziazione tale per cui si sarà molto restrittivi sul latte per l’infanzia (100 Bq/Kg) e meno sulle verdure in generale. Abbastanza confusa la situazione. Ma nemmeno si comprende quale sia l’atto normativo adottato: una proposta di regolamento? una direttiva? un parere? una raccomandazione? Poiché ciò cambia nei riguardi dei paesi membri, i quali, dinanzi ad una normativa nazionale più restrittiva, potrebbero decidere di mantenere i limiti attuali, ma che di fronte a dun regolamento non potrebbero che riallinearsi alle soglie decise a Bruxelles. Quale la verità? Forse la più probabile è che non sia stato deciso nulla.

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