PdL, il pesce puzza dalla testa

Come si suol dire, il pesce puzza dalla testa. E il PdL puzza tutto intero. Di cadavere. Un tanfo talmente maleodorante che sta facendo mobilitare anche i topi di fogna più rintanati della Camera dei Deputati, gente che non ha mai nemmeno alzato il ditino, gente che di nome fa Ceroni Remigio, volontari della leggina ad personam.

Questo affacendarsi per lustrare il nome del capo, questo immolarsi innanzi all’altare della Verità Unica dei folgorati sulla via di Arcore, nasconde il fragore di una guerra intestina, un Vietnam di palazzo. Tutti cercano di riposizionarsi. Non ci sarà un domani, altrimenti. Non per loro. Lo scenario muta di giorno in giorno e si rischia di trovarsi al di qua del fronte, sottoposti ai cannoneggiamenti, ai colpi di mortaio, alle bombe a grappolo. Tocca a Lassini, quello dei manifesti del Vie le BR dalle Procure, morire per la causa. Ma la Moratti ha rischiato di finire sotto il fuoco amico. Lui, da Palazzo Grazioli, non ha affatto gradito il tono impiegato dalla ‘sciura’ nello scaricare Lassini. In fondo, di chi è il nome del primo candidato in lista a Milano? Si legge Berlusconi, non Moratti.

Ecco, ci sono almeno tre fazioni, tre tribù – alla maniera libica: quella dei verdiniani, costituita da un manipolo di mercenari; quella degli scajolani, un gruppetto di ‘contra’ ingaggiati dall’ex ministro per la vendetta tremenda vendetta (ricordate la questione della casa? e se fosse stata un’imboscata dei verdiniani? e se fosse il casus belli di questa guerra di bande?); infine gli ex-An, depravati, ridotti a umile servitù, corrotti da vino, droghe e donne, una pattuglia molliccia e neanche tanto coesa che fa capo a quello sclerato di La Russa.

Poi capita che un tiro scappa anche a Tremonti. Un tiro maldestro, forse. Un danno collaterale. Ma la matrice è chiara. La pistola fumante è in mano nota. Tanto più che si è scelto il palcoscenico de Il Giornale per questa messinscena. Stasera Tremonti è stato due ore di fila a Palazzo Grazioli. Chissà se ha minacciato le dimissioni. Chissà se qualche leghista ha inviato messaggi terroristici. Se si attacca Tremonti, la Lega affonda il governo. E per i berluscones, intenti a menarsi fra di loro, scatterebbe l’ora della fine. Senza esser riusciti minimamente a ottenere una carica, un titolino, una onorificenza. Tanto per passare alla storia.

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