BCE: LTRO, un quantitative easing da 500 miliardi

LTRO, un acronimo che sta per Longer Term Refinancing Operations (operazioni di rifinanziamento a più lungo termine). L’operazione è stata condotta da Mario Draghi, quasi minimizzandola, facendola passare per un rifinanziamento del sistema bancario, ma che di fatto si prefigura come un QE, in gergo finanziario un quantitativo di alleggerimento, denaro fresco di stampa immesso sul mercato sotto forma di prestiti alle banche a tre anni al tasso del 1%. Un regalo di Natale. Draghi, in fondo, è un uomo buono.

Il lancio Reuters che testimonia il QE da 500 mld

Perché aiutare le banche? In poche parole: perché il sistema è al collasso. Le banche europee hanno un deficit di capitale di 600 mld. Al QE hanno partecipato ben 532 istituti. I prestiti della BCE sono istituiti per alleggerire gli stress per le banche affamate di liquidità e allo stesso tempo abbassare il costo di finanziamento di quei governi che “sono mazziati dalla crisi del debito”. Quindi l’effetto sarà quello di abbassare il costo del rifinanziamento del debito degli Stati. Non sarà la BCE direttamente a rastrellare i bond, ma lo farà fare alle banche. Per quegli istituti con l’acqua alla gola, LTRO diventa un salvataggio, per quelle che non ne hanno bisogno, LTRO è un prestito a tasso agevolato da reinvestire in titoli fruttuosi, in special modo Btp italiani. Un carrie trade, un aiutino che ricade indirettamente sul mercato dei titoli di stato.

Tutto ciò viene fatto nonostante la clausola di non salvataggio contenuta all’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea e contro l’ala dura in BCE, composta dai rappresentanti in quota Bundesbank. A seguire le banche hanno emesso bond (cosiddetti collaterali) per garantire alla BCE questi prestiti. Le banche italiane, nel loro complesso, hanno emesso bond per 38.4 mld di euro. Ecco l’elenco:

IntesaSanpaolo ha emesso un bond per 12 miliardi, Banca Mps per 10 miliardi, Unicredit per 7,5 miliardi, Banco Popolare per 3 miliardi, la Popolare di Vicenza per 1,5 miliardi, Carige per 1,3 miliardi, Dexia Crediop per 1,05 miliardi, la Popolare di Sondrio per 1 miliardo, il Credem per 800 milioni, la Popolare dell’Emilia Romagna per 750 milioni, Iccrea Banca Impresa per 650 milioni, il Credito Valtellinese per 500 milioni, Iccrea per 290 milioni e BancaEtruria per 100 milioni (soldionline).

La conseguenza è che la BCE si è messa in pancia “una gigantesca e puzzolente sfilza di asset tossici” (IL PIANO FURTIVO DI DRAGHI | Informare per Resistere). Esattamente lo stesso passo compiuto nel 2008 dalla Federal Reserve soltanto camuffato dallo stratega Draghi per evitare il ‘tiro al piccione’ da parte dei tedeschi. Tecnicamente non è un QE per la sola ragione che non si tratta di cessione, ma solo di garanzia. In ogni caso ciò comporterà una lievitazione dei bilanci della BCE di circa 3 trilioni di euro (trilioni!). Una cifra colossale. Sappiate che la Fed ha scaricato le proprie perdite a bilancio, causate dai vari QE per salvare il sistema bancario dopo lo shock dei subprime, sui contribuenti. E chi sono i contribuenti su cui verranno scaricate le perdite della BCE? Secondo voi, a cosa potrà mai servire l’unione fiscale concordata nel vertice UE del 9 dicembre scorso e che verrà istituita con un trattato a Marzo?

Ricordate: questa era l’ultima spiaggia. O si faceva lavorare la BCE come prestatore di ultima istanza in maniera occulta come è stato fatto oggi, o il credit cruch si sarbbe trasformato in un collasso sistemico bancario.

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