Capitani vigliacchi e marinai poco coraggiosi nel mar mosso del default

La strada sarebbe stata lunga. Sono lunghe tutte le strade che conducono a ciò che il cuore brama. Ma questa strada l’occhio della mia mente la poteva vedere su una carta, tracciata professionalmente, con tutte le complicazioni e difficoltà, eppure a suo modo sufficientemente semplice. O si è marinaio o non lo si è. E io di esserlo non avevo dubbi. (J. Conrad, La Linea d’ombra, Einaudi, p. 67).

O si è marinaio o non lo si è. O si è capitani o non lo si è. Di capitani coraggiosi questo mondo è assai povero. E non è un caso se nemmeno se ne trovano sulle navi, quelle vere. La vicenda del Capitano Schettino, l’uomo che dinanzi alla catastrofe non sa esser uomo e fugge da sé medesimo, dalla responsabilità, è una parabola triste di un sistema sociale, economico, finanziario, pieno di falle, con scogli conficcati nella pancia, nella stiva, con squarci ben più lunghi dei sette metri della Costa Concordia.

E se fino a qualche tempo fa il vascello senza guida, diretto nel baratro del default finanziario e politico, era il nostro paese per intero, guidato da un Capitano che non solo non era coraggioso ma era pure ingannatore, oggi la Nave da Crociera puntata verso il suo scoglio è nientemeno che l’Europa. Là, a Bruxelles, non c’è alcun capitano. La Nave non ha alcuna guida e nessuno aspira ad averla. E’ tutto un sottrarsi dalle responsabilità. Angela Merkel ignora l’appello di Mario Monti di oggi. L’Italia non deve essere aiutata dalla BCE. La Grecia? Parrebbe già affondata per metà, o tre quarti, inclinata di novanta gradi. E’ solo una questione di metri, pochissimi, poi il fondale è toccato. Fitch, una della triade del Rating, il triangolo della morte (o del paradiso, a seconda del loro personalissimo giudizio – “sono solo opinioni”, cfr. Inside job), si è accorta in queste ore che i greci sono affondabili, che la scialuppa di salvataggio dell’EFSF è peggio che una bagnarola e che l’inaffondabile Merkel non cambierà rotta.

Invece questo fallatissimo mondo ha bisogno di qualcuno con l’occhio del marinaio, con il cuore del marinaio. Qualcuno che sappia prendere il timone e virare a dritta. Senza il timore delle conseguenze. C’è bisogno di azione, subito e ora. Lo scoglio è vicinissimo. Troppo vicino. E’ passata la metà di Gennaio e l’Italia si finanzia ancora al 7%, centesimale più, centesimale meno. Il vero naufragio, questo sì che è roba grossa, ci potrebbe coinvolgere fra un mese, forse un mese e mezzo. Se l’Italia sarà in grado di finanziarsi ancora sui mercati, avremo superato la linea d’ombra, quella che divide i semplicemente vivi dai sopravvissuti.

Non saprei dire se Mario Monti è un vero marinaio. Non so se è il capitano giusto per la nave enorme che è questo paese, pieno di ciurmaglia, di sgherri al servizio dei loro padroni. Se dentro se stesso sente davvero di esserlo, allora la smetta con i tecnicismi e parli al cuore di noi mozzi e marinai.

Noi siamo Lord Jim, questo codardo che a un certo momento salta dalla nave e abbandona migliaia di pellegrini al loro destino. E poi comincia il grande rimorso, il senso di colpa. E tutti noi, un giorno, abbiamo «saltato»… (Ugo Mursia, cfr. Federica Almagioni, prefazione a Joseph Conrad, Lord Jim, traduzione di Alessandro Gallone, Alberto Peruzzo Editore, 1989).

Forse dovremo, prima di giudicare il pavido Schettino, giudicare noi stessi, poiché ognuno di noi dinanzi alle difficoltà ha la tentazione di scegliere per la via di fuga più vicina. Possiamo fuggire dalle nostre responsabilità verso il paese proprio ora che la nave deve affrontare la Tempesta perfetta? Possiamo permetterci di evocare la secessione, o la ribellione, dinanzi alla maggiore tassazione e alla riduzione della sfera dei diritti?

Quello che ci accomuna è il medesimo destino. Là, nel mare, non c’è scampo. Se si è da soli si è presto morti. E non giova a nessuno remare contro. Bisogna, per forza di cose, remare tutti nella medesima direzione. Che vuol dire esser tutti sottoposti alla clave delle liberalizzazioni e della riduzione dei privilegi. Tutti, ripeto, indistintamente. Perché se proprio i capitani non danno il buon esempio alla ciurma, allora c’è poco da sperare. Se questi capitani, che non sono nemmeno eletti ma nominati per mezzo di quella sporca legge del Porcellum, non mettono fine al gozzoviglio del denaro pubblico, allora non resta che l’ammutinamento. Proprio come sul Concordia, mentre i capitani fuggono, i paria, gli ultimi, dovranno sbrigarsela da soli.

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