Prossima Italia ci riprova, da Canossa #occupypd con #corruzionezero

Tratto da Prossima Italia:

Sabato saremo a Canossa (qui tutte le info utili) per dare il nostro contributo alla costruzione di un Paese a corruzione zero (e #corruzionezero sarà anche l’hashtag della diretta Twitter che faremo parallelamente allo streaming). Da militanti, rappresentanti, amministratori, giornalisti, ricercatori, magistrati, più semplicemente da cittadini.

Vogliamo contribuire ad alimentare il dibattito pubblico ponendo al centro dell’agenda delle priorità politiche del nostro Paese la lotta ad ogni forma di corruzione e la promozione di politiche di etica pubblica.

Per questo, abbiamo chiesto a chi interverrà nel corso dell’Assise di riflettere e presentare una proposta, uno strumento o semplicemente un’iniziativa in grado di arricchire l’arsenale di politiche contro la corruzione. Le raccoglieremo nel Protocollo di Canossa, che guiderà le conclusioni politiche della giornata e, soprattutto, costituirà la base di lavoro per il dibattito pubblico che intendiamo alimentare.

Da parte nostra proveremo a dar l’esempio, perché è nell’esempio che si misura la credibilità dell’azione, dell’azione politica in particolare.

Tra le tante proposte su cui ci misureremo a Canossa, iniziamo metterne in discussione cinque, che riteniamo centrali, e, tuttavia, non compaiono o compaiono poco nel dibattito pubblico:

  1. La corruzione politica va prevenuta: con la trasparenza e il controllo dal basso. Partiti, fondazioni politiche e comitati elettorali devono pubblicare su un unico sito internet gestito da un ente terzo tutte le loro entrate e uscite superiori a 500 Euro ogni tre mesi, ogni mese nei periodi di campagna elettorale. I cittadini hanno diritto di conoscere le fonti dei contributi privati alle organizzazioni politiche e le modalità con cui esse spendono i finanziamenti pubblici, che in media rappresentano tre quarti delle loro entrate. Insieme ad altre forme di controllo e verifica contabile, occorre fare entrare la luce del sole e lo sguardo vigile dei cittadini nei bilanci di chi fa politica.
  2. La corruzione politica si combatte con l’introduzione di regole basilari di promozione e tutela della dignità della rappresentanza politica. Vanno disciplinate – per legge – specifiche cause di ineleggibilità che inibiscano la candidatura e comportino l’automatica decadenza dalle funzioni di rappresentanza politica ad ogni livello dei condannati in via definitiva per i delitti contro la pubblica amministrazione.
  3. La corruzione dei funzionari pubblici va contrastata incentivando le pratiche di denuncia, indispensabili per far emergere l’enorme sacca di corruzione “nascosta” che attanaglia il sistema e, successivamente, tutelando in modo efficace chi denuncia.
  4. Nel delicatissimo segmento degli appalti – esposto ad un tasso mostruoso di illecita distorsione legata a pratiche corruttive, sempre più alimentate dalla criminalità organizzata – è indispensabile disciplinare per legge alcuni strumenti preventivi e sanzionatori già sperimentati in protocolli virtuosi di legalità siglati tra enti pubblici, prefetture e camere di commercio (ad esempio il protocollo per la legalità negli appalti dei Comuni di Reggio Emilia e Forlì e del piccolo Comune di Merlino). Bisogna assicurare, negli appalti, la trasparenza degli atti amministrativi attraverso la pubblicazione, sul sito internet dell’ente pubblico, delle consulenze e delle collaborazioni, di tutti gli appalti e dei subappalti, introducendo meccanismi di regolamentazione dei conflitti di interessi ed incentivando la nascita di stazioni uniche appaltanti dotate di adeguate strutture e professionalità. Bisogna promuovere la nascita di “white lists” di operatori economici dotati dei necessari requisiti di moralità professionale e condizionare l’aggiudicazione degli appalti – anche nel privato – al rispetto di detti requisiti: i soggetti dovranno cioè comunicare in modo trasparente la composizione della compagine societaria, compreso il casellario giudiziale dei titolari e dei soci, i bilanci dell’ultimo anno di attività, l’elenco di tutti i fornitori e subappaltatori.
  5. La corruzione va contrastata attraverso una rivisitazione del sistema sanzionatorio dei reati contro la pubblica amministrazione previsto dal codice penale, ispirata ad un cambio di prospettiva.  Se la corruzione è un fenomeno dalla marcata dimensione economica, allora è anche sul terreno della opportunità economica (oltre che attraverso la minaccia della sanzione detentiva) che va disincentivato e sanzionato. Bisogna prevedere e garantire l’effettiva applicazione di severe sanzioni pecuniarie (oggi assenti) agganciate alla rilevanza del prezzo e del profitto del reato ed introdurre meccanismi fondati sul danno punitivo. Chi, commettendo un reato, cagiona un danno all’ente pubblico (ad esempio mille euro) non può essere esposto al solo rischio di dover risarcire – dieci anni dopo – i mille euro di danno causato. E’ necessario che la quantificazione di ciò che deve essere risarcito sia rapida e agganciata a moltiplicatori legati alla gravità della condotta realizzata: nei casi più gravi anche il triplo o il quadruplo del danno arrecato. Solo così una scommessa illecita come la corruzione, oggi troppo spesso vincente sul piano economico, potrà divenire una scommessa molto rischiosa domani, con un effetto di deterrenza aggiuntiva rispetto alla pena detentiva.

Queste alcune delle proposte che contribuiranno a costruire il Protocollo di Canossa. Ragioniamo e proponiamo, ancora, insieme. Il protocollo contro la corruzione è aperto a voi.

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