Rossella Urru, ucciso un intermediario. E nel nord del Mali infuria la guerra dei Tuareg

Nonostante il silenzio stampa, che in questo caso mi sento di non dover rispettare, emergono altre scarne notizie circa la sorte della cooperante italiana Rossella Urru, rapita in Algeria insieme a tre colleghi spagnoli da Al-Qaeda. Il giornale algerino al Khabar afferma che lo sceicco Bahla Ag Nouh, uno dei più importanti negoziatori nelle diverse trattative per la liberazione di ostaggi occidentali nel Sahel, è stato ucciso nel Mali. L’uccisione dello sceicco sarebbe conseguenza del fallito blitz delle forze militari inglesi per la liberazione di Chris McManus e di Franco Lamolinara. L’uomo sarebbe stato ucciso insieme ad altri tre, probabilmente uomini della sua scorta, in un’imboscata in una strada tangenziale di collegamento tra le città di Onafis e Taodney, nel centro del Mali.

Intanto la situazione nel nord del Mali, là dove si fronteggiano le truppe del governo maliano e i ribelli Tuareg, e soprattutto dove è probabile che Al Qaeda tenga ostaggio Rossella Urru, sta precipitando. La base militare di , a , nel nord del , sarebbe nelle mani dei ribelli del Movimento nazionale per la liberazione dell’ (). Sahara Media ne dà conferma citando le parole del ministro della difesa maliano. Il comandante operativo alla base del Tsalit ha deciso di evacuare la base militare temporaneamente, al fine di preservare la vita di più di 1500 civili che vi avevano trovato rifugio.

La base era circondata da settimane e il suo controllo è considerato strategico da parte dell’Mnla per via di un aeroporto e perché aprirebbe le strade a un’offensiva contro Kidal, uno dei principali centri dell’Azawad, la regione settentrionale del Mali (Atlas).

Il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad è fondamentalmente composto di tribù Tuareg e di ex combattenti libici pro-Gheddafi. La situazione umanitaria nella zona è definita preoccupante. C’è chi parla di un forte sostegno dell’intelligence francese nelle operazioni del MNLA. Il Movimento ha un sito internet in cui si possono leggere i comunicati ufficiali. Nella home page in queste ore campeggiano i titoli trionfalistici sulla liberazione di Tessalit. Il gruppo del MNLA non è certamente da annoverarsi fra le formazioni affiliate ad Al-Qaeda. Fra due mesi il Mali andrà ad elezioni presidenziali.

La caduta di Muammar Gheddafi è un tassello importante per la costituzione dell’Mnla. Centinaia di tuareg che si erano arruolati nell’esercito libico sono ritornati in patria, fra loro anche gli “irriducibili”, capitanati da Ibrahim Ag-Bahanga (scomparso in un incidente d’auto lo scorso 26 agosto), che non avevano accettato l’ultimo accordo di pace con il governo di Bamako, firmato ad Algeri nel luglio 2006. Gli ex militari si sono uniti ai giovani del Movimento nazionale dell’Azawad (Mna, formatosi nell’ottobre 2010): intellettuali, militanti politici, blogger alla ricerca di un avvenire per il loro popolo. Dalla fusione di diverse anime, il 16 ottobre 2011 è nato l’Mnla. Con un obiettivo ben preciso: l’indipendenza dell’Azawad, la vasta fascia desertica a nord del fiume Niger, che comprende le regioni di Gao, Kidal e Timbuctu, abitate dal popolo tamasheq e dalle etnie songhai, peul, bozo, mauri (nigrizia.it).

Il movimento è quindi definibile come politico e militare, volto all’autodeterminazione dell’area, sottoposta al giogo del governo di Bamako e di funzionari di etnia bambara. Non è nemmeno lontanamente paragonabile a movimenti politici teologici che propagandano la Jihad. Bilal Ag-Chérif, segretario generale dell’Mnla, “nega categoricamente ogni contatto con l’Aqmi” (Al-Qaeda nel Maghreb islamico), il gruppo terroristico che ha rapito Rossella. Secondo MNLA, il governo di Bamako strumentalizza la presenza di Al-Qaeda nel nord del paese per richiedere forniture militari all’estero, nella cornice della lotta internazionale al terrore iniziata nel 2001. Ma il governo maliano non ha mai veramente combattuto Aqmi. Ha invece dirottato gli aiuti ricevuti nelle repressioni delle minoranze tuareg. Il Mali è uno dei paesi beneficiari del progetto ‘ Africom’, il complesso di aiuti militari che gli USA di Barack Obama hanno ‘democraticamente’ dirottato sul continente africano per combattere Al-Qaeda.

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