Capire l’attentato di Brindisi

No, non ci riesco. Non riesco a capire l’attentato di Brindisi. Non capisco l’obiettivo, la modalità, il luogo. Dannazione, perché a Brindisi? Perché davanti ad una scuola, che pur porta quel nome importante, Morvillo-Falcone? Perché colpire delle studentesse di sedici anni?

Se in un primo momento mi è sembrato fosse inequivocabilmente una “cosa” di mafia, un attentato in stile terroristico con il medesimo modus operandi del 1992-93, per giunta davanti all’unica scuola in Italia che porta quel nome (ve n’è una seconda, ma è un asilo) e in concomitanza con l’anniversario di Capaci, il ventennio di Capaci. Poi ho compreso che tutto quanto è accaduto è irrazionale e la mafia non è mai irrazionale. La mafia è potere e il potere si basa sul consenso. La mafia non è così stupida (e nemmeno la Sacra corona Unita). Stanno lì, a curare i loro traffici, a corrompere giudici e politici, a riscuotere il pizzo, ad ammazzare qualche avversario, ma mai e poi mai potrebbero versare sangue inutilmente. Solo una volta la mafia ha causato vittime innocenti, in Via dei Georgofili, nel 1993, ma fu un “danno collaterale” non previsto, non preventivato. Un errore nella strategia dei mafiosi trattativisti che ha causato in seguito il pentimento di Spatuzza. E il fallito attentato dell’Olimpico aveva nel mirino i Carabinieri, non persone innocenti. In tutte queste occasioni, la mafia ha impiegato il tritolo. Il tritolo è la firma della mafia. Non il Gpl.

Melissa e le compagne nel 1992 non erano neanche ancora nate. Chi ha ucciso Melissa ha ucciso l’innocenza. Ha strappato l’innocenza che era l’unica speranza per questo maledetto paese. Chi ha colpito Brindisi voleva ottenere il massimo dello sdegno. Questo è nichilismo puro. E’ volontà di distruzione. E’ desiderio di annientare il vivere insieme e in comune. In questo contesto simbolico, la mafia non c’entra nulla.

Chi ha piazzato le bombe davanti a una scuola lo ha fatto tenendo all’oscuro la Sacra Corona Unita. È gente spietata che si è infiltrata nel territorio pugliese. La scelta di usare bombole del gas rende poi difficile rintracciare la provenienza di un eventuale esplosivo. Quindi anonimato assoluto. Tracce zero (Brindisi, le bombe sono della Cupola Nera).

Quando nel 1992 iniziò il periodo delle Stragi terroristiche mafiose, il Ministro dell’Interno Scotti comparve in anticipo dinanzi alle telecamere ventilando la possibilità di una fase di destabilizzazione delle istituzioni. Le stragi di mafia sono sempre, in un certo qual modo, preannunciate. Prima arrivano gli avvertimenti. In questo caso non abbiamo avuto nessun avviso. Nessuno, tranne uno: la rivendicazione dell’attentato ad Adinolfi da parte del FAI. Chi ha sparato al manager dell’Ansaldo ha avvisato che sarebbero state messe in atto altre azioni di tipo terroristico. Almeno sette.

Adinolfi, rivendicato l’attentato
Anarchici informali: “Altre 7 azioni”

Il documento: “Abbiamo riempito con piacere il caricatore. Impugnare una pistola, scegliere e seguire l’obiettivo, sono stati un passaggio obbligato. Un piccolo frammento di giustizia”. Il procuratore di Genova conferma l’allerta: “Non si possonio escludere nuovi attentati” (La Repubblica.it).

Allo stato attuale, affermare che Brindisi sia una delle sette azioni minacciate dalla Federazione Anarchica Informale, è pura illazione. Ma provate a considerare il simbolo impiegato nella lettera di rivendicazione dell’attentato ad Adinolfi:

La stella dell’anarchia si unisce ad un altro simbolo. Suggerisce la congiunzione fra due mondi, fra due distinti gruppi terroristici, aventi matrice politica differente. Le frecce convergenti sono il simbolo delle Cospirazione delle Cellule di Fuoco greche. La A è l’anarchismo. Le frecce convergenti sono una simbologia che ha qualcosa a che fare con il neonazismo. E naziosmo è volontà di distruzione allo stato puro.

Il simbolo utilizzato dagli anarchici informali per rivendicare l’attentato a Roberto Adinolfi è stato ‘adottato dal gruppo greco Cellule di fuoco da parte del Fronte rivoluzionario internazionale che lo ha completato con un nuovo elemento. Secondo gli investigatori, la stella a cinque punte con inscritta la ‘à di anarchia aggiunta al mezzo cerchio con le cinque frecce che è il simbolo delle Cellule di fuoco apporta una «novità non solo formale ma anche sostanziale» (Il Manifesto).

Cosa intendevano per sette azioni? Hanno a che fare con quanto successo oggi? Domande, domande. Ma l’idea terribile che un attacco come quello di Brindisi sia inutile, che si volto solo a distruggere, che sia in definitiva aberrante e mostruoso e motivato solo da una volontà di mettere a fuoco il paese, di farlo bruciare finché non ne rimanga nulla, è piuttosto evidente, sia esso opera della mafia o dell’eversione internazionale. O di tutt’e due.

Cosa dicono quei minutissimi frammenti di vita sparsi per la strada? Sono come i corpi straziati di Utoya. Ma ad Utoya, come a Tolosa, il killer è visibile, si mostra a volto scoperto e rivendica immediatamente il bagno di sangue. Addirittura redige, esegue un report dettagliato del massacro filmandosi. L’attentatuni non ebbe bisogno di rivendicazione, poiché era fin troppo chiaro che ad ammazzare Falcone e Morvillo e la scorta erano i Corleonesi stragisti. Via D’Amelio stiamo cercando di comprenderla in questi mesi, pur così lontani dalla verità. Ma Brindisi? Possibile che la mafia ora se la prenda con le scuole? Quale utilità può ricavarne da un atto simile? Naturalmente nessuna.

Siamo davvero intenti a veder fili dove non ci sono quando invece ignoriamo il disegno delle conchiglie?

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