La Comune di Parma

Pizzarotti è il nuovo sindaco di Parma. L’errore più grande sarebbe quello di far ricadere solo sulla sua persona, anzi su quella di Grillo, la responsabilità del governo della città. Se il Movimento 5 Stelle deve essere davvero ciò che dice di essere, ovvero un movimento nato “dal basso”, dovrebbe fare a meno della ingombrante figura del comico e costituirsi finalmente come entità collettiva dove vige la semplice regola della partecipazione alla discussione pubblica, finalmente scevra della dannosa dicotomia destra-sinistra, della apertura dialettica, della deliberazione diffusa, che rafforza l’istituzione rappresentativa estendendola il più possibile fuori delle mura dei palazzi.

In questo momento Parma rappresenta l’occasione d’oro per l’utopia democratica di realizzarsi rinnovando la forma della Comune parigina di una società in cui il cittadino è immediatamente coinvolto nella Pòlis. Pizzarotti è forse un eroe per caso, forse non è nemmeno strutturato personalmente per il grave compito che gli spetta. O forse no. Dovrà avere la forza di mettere al centro della deliberazione sempre e comunque il benessere comune. La volontà generale dei cittadini di Parma potrà forse materializzarsi, non più interpretata o manipolata o filtrata o sottoposta al vaglio dello strumento statistico, ma lasciandola emergere dalla libera discussione pubblica.

Per queste ragioni, Grillo non serve più. E’ servito a creare il Movimento 5 Stelle e a dargli una immagine. Ma la nascente Terza Repubblica ha i connotati di un rinascimento comunale, come storicamente è quasi sempre capitato dopo i lugubri medioevi che questo paese ha dovuto vivere. In questo senso Grillo è stato il medium (nel senso di mezzo) per l’emanciparsi di questa nuova generazione di cittadino. Il cittadino partecipativo spezza il monopolio del super professionismo politico della società tecnica specializzata. La Rete in tutto questo movimento di competenze, non più monopolizzate bensì liquide poiché condivise, è l’esemplificazione più evidente. Io stesso, mentre scrivo, esercito un ruolo che è a metà fra il cittadino e il giornalista, ma che non è pienamente giornalista, ma certamente cittadino. Da un lato esiste il Netizen, testimone del proprio tempo e al tempo stesso attore nel campo della pubblica dissertazione, dall’altra questa nuova forma di politico che altro non è se non un “cittadino in armi” come lo erano i comunardi parigini: assolutamente temporaneo, non indispensabile, infinitamente sostituibile. In questo risiede la rivoluzione del 5 Stelle: come con Lutero la religione non era più organizzata intorno alla mediazione del sacerdote cattolico (la Riforma luterana pone l’individuo in diretto contatto con il Verbo di Dio attraverso la lettura personale e personalistica delle Scritture), così oggi la Pòlis fa a meno della intermediazione del Professionista, del Tecnico, e sussume in sé l’individuo che è un tutt’uno con la Pòlis medesima.

L’idea quindi che Grillo possa continuare ad essere il leader del Movimento, è anacronistica. Il partito personalistico è finito con Berlusconi e Bossi. E’ venuta invece l’ora del Noi.

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5 Comments

  1. Magari si realizzasse quello che hai scritto ma tutto quello che è successo prima nel movimento (partito) fa pensare al contrario.
    Solo per dirne qualcuna: espulsione del sottoscritto con raccomandata a/r autografa di Grillo senza nessun dibattito democratico su ispirazione di Favia perchè avevo denunciato lo scippo delle preferenze regionali da parte di favia a Sandra poppi eletta legittimamente consigliere regionale in Emilia Romagna a favoredel suo portaborse (di Favia) Defranceschi. Espulsione di Valentino Tavolazzi consigliere comunale a Ferrara allineato e coperto quando è successo quanto sopra e poi ancora adesso speranzoso di un perdono “padronale” da parte di Grillo. Nel m5s c’è un padrone, ci sono degli esecutori e poi ci sono le persone che votano e scelgono quello che sembra il meno peggio e che dice cose talmente normali, in un paese normale, e straordinarie in Italia.

    1. Con questo post non ho detto che i problemi di democrazia interna del M5S sono risolti. La mia opinione resta quella che ho espresso in occasione degli eventi che tu hai ricordato. Appunto, dico nel post, il M5S deve liberarsi di Grillo per configurarsi come strumento per la realizzazione dell’utopia democratica. E’ un aspetto sul quale credo tu possa convenire. Come anche il fatto che il M5S – e Pizzarotti ne è l’emblema, non Uomo Qualunque ma uomo prestato al caso e assolutamente sostituibile – rappresenta in Italia quella dinamica di sostituzione delle figure iper professionalizzate ed esperte che caratterizzano ambiti come quello musicale, dell’editoria, del giornalismo e soprattutto della politica. Quel che intendo dire è che non serve più esser giornalisti per scrivere un articolo (e questo ha risvolti positivi e negativi nel medesimo tempo); allo stesso modo, non serve essere politici di professione, esser usciti dalla “scuola di partito”, avere anni di carriera e di fedeltà al leader, per poter amministrare un comune. Questa è la vera rivoluzione.

      1. Convengo su tutto. Aggiungo che anche Pizzarotti era d’accordo sullo svolgimento delle secondarie che tu ben conosci e non ha profferito parola per dire che in quel modo si stravolgeva la democrazia. Per amministrare un comune probabilmente avere dei saldi principi democratici è solo un optional e Pizzarotti quel optional non ce l’ha ma è in numerosa compagnia.

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